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Vendita di un dipinto falso: quali tutele per l’acquirente?

23 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 gennaio 2017



Se l’opera d’arte non è autentica al compratore spetta la restituzione del prezzo ed il risarcimento del danno.

Pensiamo al caso di un collezionista che per passione o, più semplicemente, perché non gli manchino i mezzi economici, acquisti nel tempo preziose opere d’arte: cosa succede, se dopo alcuni anni, l’acquirente si accorge che una di queste opere altro non è che un falso? Quali tutele può invocare il compratore che, credendo di acquistare l’opera di un famoso autore, si ritrovi a custodire il dipinto di un qualsiasi pinco pallino che di “artistico” possedeva solo la capacità di falsificare opere famose [1]?

La risposta è semplice: al di là dei risvolti penali che assumono dette vicende, in tali ipotesi l’acquirente avrà diritto alla restituzione di quanto pagato e al risarcimento del danno.

Ebbene. Se quanto sin qui detto potrebbe sembrare più che logico, ci si meraviglierà nel sapere che non è stato sempre così. In realtà, originariamente si riteneva che il rischio di acquisto di un’opera d’arte risultata in seguito essere falsa, ricadesse esclusivamente sull’acquirente. La giurisprudenza, infatti, considerava talmente tanto difficile giungere alla sicura determinazione della paternità di un’opera da lasciare l’acquirente privo di qualsiasi tutela.

Successivamente, per fortuna, la giurisprudenza ha mutato orientamento ed ha cominciato a considerare l’autenticità come un carattere essenziale del contratto avente ad oggetto un’opera d’arte. E ciò per due ordini di ragioni.

Prima di tutto perché l’autenticità di un’opera incide inevitabilmente sull’accordo delle parti e – quindi – sul prezzo.

In secondo luogo, perché attualmente la legge impone al venditore di consegnare al compratore un attestato di autenticità e provenienza [2] e tale obbligo viene adempiuto attraverso il rilascio di un certificato firmato che attribuisca – per l’appunto – la paternità di un’opera ad un determinato autore.

Se quindi si scopre che l’opera venduta è “un falso” l’acquirente avrà diritto alla restituzione di quanto pagato ed al risarcimento del danno. Ed infatti, in tali ipotesi si è in presenza di quella che in gergo giuridico viene definita una «vendita di aliud pro alio», che – tralasciando il latino – si configura quando viene consegnato un bene completamente diverso da quello pattuito.

In tal senso si è pronunciato, da ultimo, il Tribunale di Pescara [3], stabilendo che «in caso di vendita di un quadro come opera autentica di un determinato autore, qualora in un secondo momento la tela risulti falsa, al compratore spetta il diritto ad ottenere la risoluzione del contratto per vendita di aliud pro alio».

Sulla base di questo principio il giudice, accogliendo la domanda di una Cassa di risparmio, ha condannato i venditori alla restituzione del prezzo ed al risarcimento del danno.

In casi analoghi a quello appena descritto, anche la Corte di Cassazione [4], è ormai unanime nel ritenere che l’acquirente ben potrà chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento del venditore [5]. Di conseguenza, come già sottolineato, spetterà al compratore la restituzione del prezzo ed il risarcimento del danno.

Al riguardo si segnala che, secondo la Suprema Corte, il venditore in tali casi sarebbe tenuto non solo a restituire le somme ricevute, ma anche a corrispondere gli interessi legali maturati a decorrere dal giorno in cui è avvenuto il pagamento del prezzo [6].

Quanto, invece, al danno risarcibile, esso consiste nel maggior valore (irrealizzabile per l’acquirente) che l’opera avrebbe conseguito nel tempo se fosse stata autentica. È noto, infatti, che le opere d’arte acquistano con il trascorrere del tempo non indifferenti maggiorazioni di valore.

Il passare del tempo non incide solo sul valore delle opere, ma anche – e soprattutto – sul decorso della prescrizione. Ed infatti, le descritte tutele azionabili dall’acquirente sono soggette al termine di prescrizione decennale,  che decorre – secondo la giurisprudenza – dalla consegna dell’opera d’arte e non dal (successivo) momento in cui l’acquirente si sia accorto, usando l’ordinaria diligenza, della falsità dell’opera. A tal proposito è molto nota la vicenda di un dipinto  denominato “Gli Arcangeli” ed attribuito a Giorgio de Chirico, salvo poi scoprire che si trattava di un falso. Questo dipinto era stato acquistato nel lontano 1970, ma la vicenda giudiziaria aveva avuto inizio – in sede civile – solo nel 1991, allorquando il compratore aveva citato in giudizio la galleria d’arte ed il suo titolare. Ebbene, all’esito di lunghe vicissitudini processuali, la Suprema Corte pur riconoscendo il diritto dell’acquirente alla restituzione del prezzo ed al risarcimento del danno, ha dovuto dichiarare che tali diritti si erano oramai prescritti [7].

L’acquirente che nutre dei dubbi in merito all’autenticità del quadro deve attivarsi in tempo per eseguire le dovute verifiche in relazione, ad esempio, al periodo storico dell’opera, all’autenticità della stessa, valutando attentamente la documentazione consegnatagli dal venditore al momento dell’acquisto.

note

[1] È d’obbligo precisare che non ci si riferisce ai c.d. “falsi d’autore” realizzati da artisti che riproducono opere molto note, specificando che si tratta – per l’appunto – di una c.d. “copia d’autore”.

[2] Art. 64 Cod Beni Culturali (D.Lgs. 42/2004 e successive modificazioni).

[3] Trib. Pescara sent. n. 915 del 25.04.2016.

[4] Cfr. ex multibus Cass. sent. n. 17995 del 01.07.2008.

[5] Cfr. art. 1458 cod. civ.

[6] Cfr. ex multibus Cass. sent.. n. 4604 del 22.02.2008.

[7] Cass. sent. n. 19509 del 09.11.2012.

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