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Lavoro: ricorsi più veloci contro le ispezioni

23 gennaio 2017 | Autore:


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Le aziende non devono più attendere l’ordinanza di ingiunzione ma possono rivolgersi all’Ispettorato per impugnare gli atti degli ufficiali giudiziari.

Il nuovo Ispettorato nazionale del lavoro (Inl), diventato operativo dal 1 gennaio 2017, apre alle aziende due nuove strade per impugnare un atto di accertamento risparmiando il tempo di attesa dell’ordinanza di ingiunzione emessa da un ufficiale giudiziario. Una è il ricorso al direttore della sede territoriale dell’Ispettorato, l’altra il ricorso al Comitato per i rapporti di lavoro.

Due opzioni frutto di una legge [1] che modifica in parte un decreto legislativo vecchio di 13 anni [2] e sulla quale il neonato Ispettorato ha fornito i primi chiarimenti [3]. Vediamo di che cosa si tratta.

I ricorsi alla sede territoriale dell’Ispettorato del lavoro

La prima strada di cui parlavamo per anticipare i tempi contro gli accertamenti in materia di lavoro è il ricorso al direttore della sede territoriale dell’Ispettorato del lavoro [4]. C’è, però, da fare una precisazione. Sono ammessi soltanto i ricorsi contro atti di accertamento adottati da ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, come Guardia di Finanza, Vigili Urbani, Carabinieri o Polizia di Stato, che procedono all’accertamento di violazioni punite con una sanzione amministrativa, cioè con il pagamento di una somma di denaro [5]. Non è possibile, invece, ricorrere al direttore della sede territoriale dell’Ispettorato per contestare un accertamento adottato da ufficiali e agenti che operano all’interno dell’Ispettorato stesso. Quest’ultimo tipo di ricorso va presentato percorrendo l’altra strada che abbiamo vitato, cioè quella del Comitato per i rapporti di lavoro, come vedremo più tardi.

Perché è importante questa novità? Perché prima occorreva aspettare di ricevere l’ordinanza di ingiunzione sugli atti di accertamento emessi da un’autorità diversa da quella ministeriale, mentre ora i tempi si semplificano.

A proposito di tempi: il ricorso va presentato, anche tramite posta certificata, al direttore della sede territoriale competente dell’Ispettorato entro 30 giorni dalla notifica. La decisione sull’ammissibilità o meno del ricorso deve essere presa entro 60 giorni dal ricevimento. Se questi termini vengono superati, il ricorso di intende respinto Il cosiddetto silenzio-rigetto).

Al ricorso occorre allegare l’atto impugnato, anche per permettere di individuare l’autorità che lo ha emesso, la quale sarà chiamata a produrre l’apposita documentazione.

I ricorsi al Comitato per i rapporti di lavoro

Come accennato prima, la seconda strada che permette alle aziende di contestare in maniera più veloce un accertamento in materia di lavoro è quella che porta al Comitato per i rapporti di lavoro. Qui vanno indirizzati i ricorsi contro gli accertamenti emessi dagli organi ispettivi diversi da quelli citati prima e, quindi, interni all’Ispettorato nazionale del lavoro e agli istituti previdenziali [6]. Si tratta di atti che hanno come oggetto la sussistenza o la qualificazione dei rapporti di lavoro (il mancato riconoscimento di un rapporto lavorativo o una sua diversa qualificazione).

Il Comitato ha sede in quattro macroaree che corrispondono agli ispettorati interregionali del lavoro e che comprendono queste regioni italiane:

  • Milano: Liguria, Lombardia, Piemonte e Val d’Aosta;
  • Venezia: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche e Veneto;
  • Roma: Abruzzo, Lazio, Sardegna, Toscana e Umbria;
  • Napoli: Basilicata, Campania, Calabria, Molise e Puglia.

Il ricorso va presentato alla sede competente entro 30 giorni dalla notifica dell’accertamento. La decisione viene presa entro 90 giorni. Trascorsi questi termini, il ricorso di intende respinto.

Che succede, però, con gli atti che non riguardano la sussistenza o la qualificazione del rapporto di lavoro emessi da organi interni all’Ispettorato o agli istituti previdenziali? Si parla, ad esempio, dei conflitti attinenti l’orario o i giorni di riposo. Per contestare questi accertamenti, le aziende dovranno aspettare l’ordinanza di ingiunzione. A meno che i verbali non siano stati redatti da ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria: in questo caso, possono essere portati davanti alla sede territoriale dell’Ispettorato del lavoro.

Chi decide sul ricorso

Rivediamo la procedura per presentare ricorso contro un atto di accertamento in materia di lavoro. Ricevuta la notifica del verbale, l’interessato (cioè il presunto trasgressore) e l’obbligato in solido (cioè chi è tenuto all’eventuale pagamento della sanzione senza aver commesso l’infrazione) devono raccogliere tutta la documentazione necessaria e presentare il ricorso all’Ispettorato territoriale del lavoro entro 30 giorni. Se l’accertamento viene ritenuto infondato da parte del direttore dell’Ispettorato e, quindi, il ricorso è legittimo, è lo stesso direttore ad emettere un’ordinanza motivata di archiviazione. In caso contrario, se l’accertamento si ritiene fondato, il direttore emana un’ordinanza motivata in cui stabilisce la somma dovuta per l’infrazione, con la relativa ingiunzione di pagamento.

note

[1] Dlgs. n. 149/2015.

[2] Dlgs. n. 124/2004.

[3] Circ. Inl n. 4 del 29.12.2016.

[4] Ex art. 16, Dlgs. n. 124/2004.

[5] Art. 13, legge n. 689/1981.

[6] Ex art. 17, Dlgs. n. 124/2004.


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