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Lo sai che? Se vengo provocato cosa posso fare per difendermi?

Lo sai che? Pubblicato il 23 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 gennaio 2017

La provocazione consente l’offesa e l’ingiuria ma non la violenza o la minaccia.

Chi viene provocato può offendere qualcuno o diffamarlo davanti ad altre persone, purché lo faccia nell’immediatezza, in quanto spinto dallo stato d’ira per il torto subito. Se trascorre troppo tempo tanto da ritenere la reazione non come un impulso naturale, ma il frutto di una meditata vendetta, allora si può essere puniti.

In ogni caso, la provocazione non consente altri tipi di condotte come, ad esempio, una minaccia o, peggio, un pugno, uno schiaffo, un calcio o qualsiasi altro comportamento violento. È quanto prevede il codice penale [1].

La provocazione

La provocazione viene chiamata, in gergo tecnico, «causa di giustificazione» e fa sì che determinate condotte, per quanto costituirebbero in altri contesti un reato, non vengano punite. Senonché tale giustificazione opera solo per due tipi di illeciti: l’ingiuria (che, come noto, non è più reato, ma un illecito civile) e la diffamazione (che, invece, è rimasta un reato ed è punita ai sensi del codice penale).

In particolare, la legge stabilisce che non si commette alcun reato quando:

  • ci sono offese reciproche come, ad esempio, nel corso di una discussione animosa, sfociata in insulti e parolacce;
  • una persona diffama o ingiuria un’altra perché in stato d’ira determinato da un torto subito.

La reazione a un torto subito

Perché si possa evitare di essere puniti è necessario:

  • che la reazione sia immediata e non decorra troppo tempo dal fatto ingiusto. Non si richiede l’immediatezza, ma non deve neanche decorrere così tanto tempo da far ormai sopire l’aspetto istintivo della vendetta, per trasformarlo invece in ritorsione meditata;
  • non si commettano altri illeciti all’infuori dell’ingiuria o della diffamazione.

La causa di non punibilità della reciprocità prevista per il reato di ingiuria non è estendibile al reato di molestia e disturbo tramite mezzo telefonico [2].

 

Attenzione: la provocazione esclude solo la punibilità del reato di diffamazione, ma non anche le conseguenze risarcitorie, ossia l’illecito civile. In altre parole, chi diffama perché provocato non subisce alcun processo penale, ma deve indennizzare la parte offesa. È questo l’importante chiarimento fornito l’anno scorso dalla Cassazione [3].

note

[1] Art. 599 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 26312/2016.

[3] Cass. sent. n. 2197/2016: «La provocazione di cui all’art. 599, comma 2,c.p., escludendo la punibilità del reato di diffamazione ma non anche la natura di illecito civile del fatto, né la conseguente obbligazione risarcitoria del danno subito dal soggetto leso, si configura non tanto come esimente ma quale scusante, idonea ad eliminare solo la rimproverabilità della condotta dell’autore del fatto in ragione delle motivazioni del suo agire, pur restando il fatto imputabile a titolo di dolo e, dunque, illecito».

Autore immagine: 123rf com


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