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Accertamento fiscale: come dimostrare gli aiuti economici

23 Gen 2017


Accertamento fiscale: come dimostrare gli aiuti economici

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Gen 2017



Solo la prova fornita dall’estratto conto del ricevimento di donazioni in denaro da parte dei familiari consente di superare l’accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate.

Se hai ricevuto un accertamento fiscale, perché l’Agenzia delle Entrate ha notato che hai speso più di quanto hai guadagnato, ti puoi salvare dimostrando che i soldi ti sono stati donati dai familiari. Non basta però dirlo: bisogna anche provarlo e ciò può essere fatto solo attraverso l’estratto del tuo conto corrente, documento che – come noto – indica tutta la movimentazione di denaro in entrata ed uscita dal conto medesimo. Difatti, nell’ambito del processo tributario, le prove testimoniali non hanno alcun valore. È quanto ricorda la Cassazione con una recente sentenza [1].

Come fare una donazione di denaro

Per fare una donazione in denaro a un familiare è sempre meglio rispettare determinate regole di prudenza che potrebbero tornare utili, in un momento successivo, qualora il fisco dovesse sospettare che dietro l’operazione vi sia un intento illecito o un’evasione fiscale. Sebbene infatti la legge consente di scambiare denaro in contanti per cifre inferiori a 3.000 euro, è sempre preferibile utilizzare il bonifico. Questo strumento consente di tracciare l’accredito dei soldi e risalire alla sua fonte anche a distanza di numerosi anni, quando la memoria dell’uomo si è ormai cancellata. Qualora poi la donazione di denaro sia consistente, onde ad esempio consentire al beneficiario di acquistare un bene di lusso come una casa o un’auto, è ancora più importante dimostrare la provenienza dei soldi. Questo perché l’Agenzia delle Entrate dispone di uno strumento, detto redditometro, che consente di valutare la compatibilità tra determinati acquisti del contribuente (e quindi del suo tenore di vita) con il reddito dichiarato annualmente. E se c’è una discrasia superiore al 20% scatta la richiesta di chiarimenti. «Da dove hai preso questi soldi? Chi te li ha dati? Dimostramelo!»: sono queste le domande che, in buona sostanza, fa l’Agenzia delle Entrate. Ed è bene rispondere in modo preciso, puntuale e con documentazione scritta a corredo delle proprie difese. Diversamente non c’è scampo contro l’accertamento fiscale. È quanto abbiamo chiarito, in modo più approfondito, nell’articolo Posso comprare casa con la pensione di mio padre?

L’estratto del conto corrente

Nel processo tributario non è possibile dimostrare, con testimoni, i fatti dedotti a propria difesa. Sicché o ci sono documenti certi oppure si soccombe. In questo, l’estratto del conto corrente svolge una funzione cardine. Anche la causale di ogni singola movimentazione bancaria può essere un supporto indispensabile per resistere alle richieste di chiarimenti del fisco.

Il contribuente non può limitarsi a dimostrare che i genitori con cui vive o gli altri familiari (ad esempio il coniuge) dispongono di redditi sufficienti ad acquistare i beni che hanno insospettito l’Agenzia delle Entrate. Deve anche dar prova che tali redditi sono passati nella sua disponibilità, gli sono stati cioè “bonificati” con accredito in conto corrente.

Dunque, secondo la sentenza in commento, è valido il redditometro se il contribuente si limita a provare il semplice godimento di redditi da parte del proprio nucleo familiare, ma omette però di dimostrare analiticamente le movimentazioni finanziarie per l’effettivo utilizzo di tali risorse economiche.

È necessario che vi sia «idonea documentazione» dell’entità degli «eventuali ulteriori redditi» goduti dal contribuente, onde ancorare a fatti oggettivi, la disponibilità di tali contributi.

La prova documentale richiesta non risulta «particolarmente onerosa», potendo essere fornita ad esempio esibendo gli estratti dei conti correnti bancari del contribuente, utili a dimostrare la «durata» del possesso dei redditi in esame, quindi non il loro semplice «transito» nella disponibilità del contribuente.

note

[1] Cass. sent. n. 1510/17 del 20.01.2017.

Autore immagine: 123rf com


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