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Domanda di laurea, se la seduta viene rinviata

13 febbraio 2017


Domanda di laurea, se la seduta viene rinviata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 febbraio 2017



Sono una studentessa universitaria. Dopo la domanda di laurea, prima della data della seduta, mi comunicano che la prima data utile per me non è quella successiva ma quella dopo ancora. Cosa posso fare?

Nel caso in esame è possibile ravvisare effettivi vizi di legittimità nel diniego dell’università ad ammettere la lettrice all’esame finale di laurea specialistica tali da far presumere l’esito positivo di un eventuale ricorso al Tar. In particolare, i competenti organi dell’ateneo, in relazione alla regolare e formale presentazione della sua domanda di laurea specialistica, avrebbero omesso di adottare un esplicito provvedimento negativo adeguatamente motivato limitandosi, invece, ad un generico diniego di ammissione all’esame finale da considerarsi del tutto informale in quanto comunicato alla studentessa verbalmente dagli uffici di segreteria.

Si tenga, inoltre, ben presente che la vecchia e rigida normativa secondo la quale per essere ammessi agli esami di laurea bisognava comprovare di aver frequentato il rispettivo corso di studi per il numero di anni prescritto deve ritenersi oramai implicitamente abrogata dalla riforma dell’ordinamento degli studi universitari [1] che ha introdotto il concetto di durata “normale” dei corsi di laurea specialistica di ulteriori due anni dopo la laurea. Pertanto, oggi, condizione necessaria e sufficiente per essere ammessi all’esame di laurea specialistica è l’aver acquisito almeno 300 crediti, ivi compresi quelli già acquisiti e riconosciuti validi per il relativo corso di laurea specialistica. Si ricorda, infine, quanto previsto dalla Costituzione secondo cui la Repubblica deve rendere effettivo il diritto dei capaci e meritevoli a raggiungere i gradi più alti degli studi [2].

Purtroppo, però, anche se la lettrice decidesse di proporre ricorso al Tar, un’eventuale sentenza di accoglimento in suo favore sicuramente non interverrebbe in tempi utili ad evitarle i disagi rappresentati. Il che potrebbe aprire eventuali possibilità, in suo favore, di presentare una richiesta di risarcimento del danno per via giudiziaria.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Alessandro Marescotti

note

[1] Artt. 7 e 8 D.M. 509 del 03.11.1999.

[2] Art. 34 Cost.

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