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Lo sai che? Quando si decade dalle agevolazioni prima casa?

Lo sai che? Pubblicato il 13 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 febbraio 2017

In quali casi si decade dalle agevolazioni prima casa e si deve versare la differenza, gli interessi e una somma a titolo di sanzione?

Come precisato anche dall’Agenzia delle Entrate, sintetizzando le norme in vigore, si decade dalle agevolazioni fiscali di cui si è fruito quando si è acquistata la cosiddetta “prima casa” (con la necessità, quindi, di versare la differenza precedentemente risparmiata oltre ad interessi e una sanzione pari al 30% dell’imposta stessa) nei seguenti casi:

– quando le dichiarazioni previste dalla legge e rese nell’atto di acquisto risultino false;

– quando l’abitazione che si è acquistata con i benefici fiscali è venduta o donata prima che siano decorsi cinque anni dalla data di acquisto, a meno che, entro un anno, non si riacquisti un altro immobile, anche a titolo gratuito, da adibire in tempi “ragionevoli” a propria abitazione principale (si sottolinea che il requisito del riacquisto non si considera soddisfatto nel caso in cui sia stipulato, entro un anno dalla vendita del primo immobile, soltanto un contratto preliminare, perché il solo preliminare non produce l’effetto del trasferimento del bene, avendo il solo effetto di obbligare alla stipula del contratto definitivo);

– quando non sia trasferita la residenza nel Comune ove è posto l’immobile acquistato con i benefici “prima casa” entro diciotto mesi dall’acquisto.

L’Agenzia delle Entrate [1] ha precisato, con riferimento al caso del contribuente che vende l’abitazione acquistata con i benefici “prima casa” prima che sia trascorso il termine di cinque anni, che:

– se, prima che sia trascorso un anno dalla rivendita dell’immobile acquistato con le agevolazioni (periodo entro il quale è necessario, per non incorrere nella decadenza, riacquistare un altro immobile da adibire a “prima casa”), il contribuente manifesta l’intenzione di non voler acquistare un’altra casa di abitazione, può chiedere, presentando un’istanza all’ufficio presso il quale è stato registrato l’atto, la riliquidazione dell’imposta. In tal modo, non scatta alcuna sanzione ed il contribuente dovrà versare la differenza tra l’imposta pagata al momento dell’acquisto e quella dovuta, oltre al pagamento degli interessi;

– se, invece, il contribuente lascia trascorrere il termine di dodici mesi, senza acquistare un nuovo immobile o comunicare all’ufficio dell’Agenzia l’intenzione di non voler più fruire dell’agevolazione, si verifica la decadenza del beneficio “prima casa” goduto al momento del primo acquisto. In tal caso, egli ha comunque la possibilità di beneficiare del ravvedimento operoso e ottenere la riduzione delle sanzioni (sempreché non gli sia stato ancora notificato un atto di liquidazione o un avviso di accertamento).

Infine, con riferimento a quanto detto sopra e cioè che se l’acquirente procede, entro un anno dalla vendita, al riacquisto di altra abitazione da destinare ad abitazione principale, non decade dall’agevolazione fruita in sede di acquisto, vi è da evidenziare che la normativa non stabilisce, però, un limite temporale entro il quale il contribuente è obbligato a trasferire nel nuovo immobile la propria abitazione principale (e, quindi, la sua residenza anagrafica). È prudente, però, che l’acquirente non dilazioni eccessivamente la sua intenzione di trasferimento nell’immobile acquistato entro un anno dalla vendita del primo immobile, provvedendo comunque a fissarvi la propria abitazione principale (e, dunque, la propria residenza anagrafica ivi trasferendosi in modo stabile) non oltre il termine di tre anni previsti dalla vigente normativa per l’accertamento ed il recupero delle imposte.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Ag. Entrate ris. n. 112/E del 27.12.2012.


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