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Liquidazione di società: come muoversi?

13 febbraio 2017


Liquidazione di società: come muoversi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 febbraio 2017



Intendiamo mettere in liquidazione la nostra spa che, però, ha un processo esecutivo pendente. Si può cedere il credito e proseguire la causa autonomamente?

Nel caso in esame, si presume che la società sia intervenuta in una procedura esecutiva azionata da terzi e che il titolo che abbia reso possibile l’intervento sia un eventuale lodo arbitrale favorevole, munito di formula esecutiva, scaturito dalla decisione del collegio adito per la risoluzione della controversia, secondo quanto pattuito attraverso la sottoscrizione di un contratto preliminare di compravendita. L’immobile oggetto del contratto preliminare, se pignorato, non si trova più nella disponibilità della promittente venditrice; pertanto, secondo i gradi di privilegio tra i crediti procedenti e intervenuti, il credito della società troverà eventualmente soddisfo nel ricavato della vendita, di natura giudiziaria, del sopra menzionato immobile.

È utile evidenziare che, ai fini della definizione della paventata procedura di liquidazione della società, è necessario onorare tutti i debiti ed incassare tutti i crediti. Si ritiene possibile l’accollo di debito di un eventuale terzo del  pagamento delle somme di competenza del collegio arbitrale, per come eventualmente stabilita nel loro ammontare da organo competente. Per come precedentemente specificato, un eventuale soddisfo si avrebbe dalla vendita giudiziale del bene che sembrerebbe non essere più nella disponibilità della promittente. Prima di esperire un’eventuale azione risarcitoria del danno, è suggeribile attendere l’esito del processo esecutivo in corso e della conseguente vendita del bene. Essendo paventata la rinuncia al credito azionato nella procedura, verificato il valore dell’immobile e la probabile capienza, alla luce delle informazioni dedotte nel quesito che ci occupa, sembrerebbe alquanto problematica la quantificazione del danno. Un’azione di risarcimento danni potrebbe sempre essere attivata all’esito della procedura esecutiva e quindi alla verifica di quanto dalla stessa recuperato. Ad esempio, se dall’esecuzione la società dovesse ottenere un soddisfo pari a meno del 50% del valore del titolo, allora, in quel caso, fatte le opportune valutazioni in termini di spese, anche legali, potrà intraprendere un’azione risarcitoria nei confronti del promittente, quantificando il danno in misura pari alla percentuale rimasta insoddisfatta all’esito della procedura esecutiva.

La Corte di Cassazione ha statuito che il risarcimento del danno dovuto al promissario acquirente per la mancata stipulazione del contratto definitivo di vendita di un bene immobile, imputabile al promittente venditore, consiste nella differenza tra il valore commerciale del bene medesimo al momento della proposizione della domanda di risoluzione del contratto (ovvero al tempo in cui l’inadempimento è divenuto definitivo) ed il prezzo pattuito [1], assunto confermato anche  da altre sentenze: il contratto preliminare di vendita è fonte per il promittente alienante di un’obbligazione primaria di dare, cioè di far acquistare al promissario acquirente la proprietà del bene promesso, e di un’obbligazione secondaria di fare, strumentale all’adempimento della precedente, consistente nell’acconsentire alla conclusione del contratto definitivo [2].

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta 

note

[1] Cass. sent. n. 20742 del 23.11.2012.

[2] Cass., Sez. Un., sent. n. 11624 del 18.05.2006.

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