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Lo sai che? Beneficio d’inventario: all’erede le cartelle di pagamento

Lo sai che? Pubblicato il 24 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 gennaio 2017

La cartella di pagamento per debiti lasciati dal defunto può essere notificata all’erede anche se ha accettato l’eredità con beneficio d’inventario.

Non perché hai accettato l’eredità con beneficio di inventario il fisco o l’Inps non può notificarti richieste di pagamento per debiti lasciati dal defunto. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. La ragione è semplice: la cartella di pagamento o l’avviso dell’Inps non sono ancora atti di pignoramento veri e propri, ma servono solo a preannunciare l’esecuzione forzata. Ma procediamo con ordine.

Beneficio di inventario: cosa comporta?

L’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario ha lo scopo di proteggere il patrimonio personale dell’erede dai creditori del defunto. Questi ultimi, infatti, in tale caso possono soddisfarsi solo aggredendo i beni presenti nell’eredità e non quelli dell’erede. Erede che, pertanto, non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati disposti per testamento oltre il valore dei beni a lui pervenuti. Egli è obbligato nei confronti dei creditori ereditari con responsabilità limitata al valore dell’asse.

L’erede che ha accettato l’eredità con beneficio di inventario ha tre possibilità per pagare i creditori:

1) pagare creditori e legatari con liquidazione semplice, senza formalità, mano a mano che si presentano;

2) rilasciare ai creditori i beni ereditati, in modo che un curatore apposito gestisca i pagamenti, disinteressandosene;

3) ricorrere alla liquidazione di tipo concorsuale, in cui vige la “par condicio” tra creditori. L’erede deve affidarsi per la liquidazione concorsuale ad un notaio del luogo ove si è aperta la successione, nominato dal tribunale. Il notaio avvisa i creditori e i legatari invitandoli a far pervenire le loro richieste di pagamento. Dalla pubblicazione dell’avviso ai creditori di far pervenire le dichiarazioni di credito, non possono più essere promosse procedure esecutive a istanza dei creditori. In altre parole i suddetti creditori non possono più avviare pignoramenti contro l’erede. Ed è proprio su questo aspetto che interviene la sentenza in commento: la cartella di pagamento o l’avviso dell’Inps non sono atti esecutivi, per cui possono essere legittimamente notificati all’erede con beneficio di inventario, fatto salvo comunque il divieto di avviare successivamente il pignoramento.

La cartella esattoriale o l’avviso dell’Inps sono titoli esecutivi che diventano definitivi se non opposti nei termini. Dunque, lo scopo della notifica di tali atti non è tanto anticipare un pignoramento quanto piuttosto quello di ottenere l’accertamento della incontestabilità della pretesa dell’amministrazione finanziaria e renderla definitiva. Come già ha avuto modo di chiarire la Corte: «La cartella di pagamento con la quale si fa valere un credito contributivo non è un atto esecutivo ma preannuncia l’esercizio dell’azione esecutiva ed è, pertanto, parificabile al precetto; ne consegue che la sua notificazione all’erede in pendenza della procedura di liquidazione dell’eredità con beneficio d’inventario non cade nel divieto previsto dal codice civile [2] che vieta le procedure esecutive» vere e proprie e non anche gli atti diretti all’accertamento del credito.

Il divieto di promuovere procedure individuali, si riferisce ai soli pignoramenti; ciò quindi non esclude che i creditori, potendo avere sempre interesse a procurarsi un titolo esecutivo, possano promuovere nei confronti dell’erede le opportune azioni di accertamento e di condanna [3].

Quindi, anche in presenza di una accettazione dell’eredità con beneficio di inventario i creditori del defunto possono proporre contro l’erede delle cause o un ricorso per decreto ingiuntivo affinché il giudice accerti l’esistenza e l’entità del loro credito. Difatti la procedura di liquidazione tipica del beneficio di inventario vieta soltanto l’inizio di procedure esecutive individuali e la distribuzione del ricavato delle procedure in corso [4].

note

[1] Cass. sent. n. 1698/17.

[2] Art. 506 cod. civ.

[3] Con la conseguenza che, qualora una simile evenienza si verifichi, il titolo giudiziale così ottenuto può essere fatto valere nella procedura di liquidazione dell’eredità beneficiata e il relativo credito può trovare soddisfazione nell’ambito della stessa sull’eventuale residuo (Cass. sent. n. 8104/2016).

[4] Cass. sent. n. 1948/2011.

Autore immagine: 123rf com


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