Diritto e Fisco | Articoli

Per fare un testamento ci vogliono testimoni?

24 gennaio 2017


Per fare un testamento ci vogliono testimoni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 gennaio 2017



Per fare un testamento dal notaio ci vogliono i testimoni; non sono invece necessari per il testamento olografo.

Immaginiamo una persona che decida di fare testamento e, non fidandosi di lasciare il documento per casa o a qualche parente, preferisca farlo davanti a un notaio: in questo caso, per la validità del testamento sono necessari i testimoni. In buona sostanza, Il testatore deve dettare al notaio le sue ultime volontà, in presenza di almeno due testimoni, sia nel caso in cui il notaio rediga subito il testamento pubblico, sia nel caso in cui il professionista abbia preparato il testamento (sulla base di istruzioni date dal testatore) prima della formale stipula dell’atto pubblico. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Testamento e testimoni

Tre sono le modalità con cui è possibile fare testamento:

  • a casa propria, in piena autonomia e senza bisogno di notaio: è il cosiddetto testamento olografo. Il testatore scrive il documento di proprio pugno (dal primo all’ultimo rigo, senza affidarsi a strumenti meccanici o elettronici come il computer); lo firma e lo conserva in uno o più originali (tutti identici), avendo cura di comunicarlo ai propri parenti affinché, alla sua morte, lo pubblichino secondo le forme previste dalla legge. Questa modalità non necessita di testimoni, è esente da tasse o da altri costi e oneri;
  • davanti al notaio: è il cosiddetto testamento pubblico. Il testatore detta al notaio le ultime volontà e il professionista, dopo averle trasfuse in un documento alla presenza di testimoni, lo conserva all’interno del proprio studio. Sarà lo stesso notaio a curare le comunicazioni agli eredi alla morte del testatore;
  • la terza forma è un mix delle due precedenti: il testatore redige prima, da solo, il testamento; quindi, anziché conservare da sé il documento, lo consegna al notaio che lo sigilla in busta chiusa. Segue la dichiarazione del testatore che il plico contiene il suo testamento. È il cosiddetto testamento segreto. Questa forma presenta un duplice vantaggio: in quanto redatto dal testatore, nessun altro è a conoscenza delle disposizioni testamentarie; in quanto consegnato al notaio, si evitano i rischi di dispersione o distruzione (anche accidentali) del documento.

I testimoni nel testamento pubblico

Soffermiamoci ora sul testamento pubblico. Nella prassi, si possono verificare due ipotesi:

  • il cliente va dal notaio, detta le proprie ultime volontà, il professionista le trasfonde in un documento e, immediatamente, ne dà lettura all’interessato; quasi contestualmente crea l’atto pubblico. In tal caso sono necessari i testimoni sin dall’inizio;
  • il notaio prepara la stesura del testamento in anticipo rispetto al momento in cui ne dà poi data lettura al testatore; in tal caso è necessario che, in sede di stipula formale dell’atto pubblico, il testatore esprima ancora una volta le sue volontà al notaio, in presenza dei testimoni.

A riguardo, il codice civile [2] stabilisce che «il testatore, in presenza dei testimoni, dichiara al notaio la sua volontà, la quale è ridotta in iscritto a cura del notaio stesso. Questi dà lettura del testamento al testatore in presenza dei testimoni. Di ciascuna di tali formalità è fatta menzione nel testamento». Pertanto, la legge richiede:

  • che il testatore manifesti la sua volontà al notaio
  • che ciò avvenga innanzi ad almeno due testimoni
  • che il notaio riporti le ultime volontà in un documento iscritto
  • che il notaio dia lettura del testo così confezionato.

Come si è appena detto, però, il notaio potrebbe – per questioni organizzative interne – predisporre il testamento non “in diretta”, al momento stesso dell’incontro con il cliente, ma in una fase anteriore a quella in cui crea l’atto pubblico vero e proprio dandone lettura. Si pensi all’ipotesi in cui il testatore abbia anticipato al notaio un file per email con le proprie ultime volontà e il professionista abbia iniziato, da solo, a elaborare la bozza del documento definitivo; oppure al caso in cui il testatore abbia espresso la sua volontà telefonicamente e il notaio abbia preso appunti. In tali casi ci si chiede: avendo già dettato in anticipo le sue ultime volontà al notaio, è proprio necessario che il testatore ripeta una seconda volta le sue volontà e che ciò avvenga alla presenza di testimoni? La risposta, a detta della Cassazione, è affermativa. Dunque il notaio, anche quando predispone in anticipo il testamento, prima di darne la definitiva lettura e redigere l’atto pubblico, deve pretendere che il testatore manifesti nuovamente le sue volontà in presenza dei testimoni; non è invece sufficiente che il notaio legga l’atto alla presenza dei testimoni e del testatore e questi lo approvi con monosillabi o gesti.

note

[1] Cass. sent. n. 1649/17.

[2] Art. 603 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI