Diritto e Fisco | Articoli

Pensione, posso prendere l’Ape continuando a lavorare?

24 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 gennaio 2017



L’anticipo pensionistico può essere percepito da chi lavora?

Chi decide di continuare a lavorare non perde l’anticipo pensionistico: è quanto emerge dagli ultimi chiarimenti in materia previdenziale. L’Ape volontaria, difatti, non è incompatibile con l’attività lavorativa, ma può tranquillamente conciliarsi sia col lavoro dipendente che col lavoro autonomo.

Il discorso è diverso, invece, per l’Ape sociale, cioè l’anticipo pensionistico a carico dello Stato: in questo caso, difatti, è possibile percepire redditi di lavoro dipendente o parasubordinato sino a 8.000 euro, oppure redditi di lavoro autonomo sino a 4.800 euro. Al momento della domanda di pensionamento, però, non deve essere svolta alcuna attività lavorativa: in poche parole, per “pensionarsi” con l’Ape sociale bisogna smettere di lavorare, anche se è possibile avere un “lavoretto” in seguito.

Si attendono maggiori chiarimenti, però, dal decreto attuativo sull’Ape sociale che uscirà entro il 2 marzo 2017, che dovrà specificare in modo più approfondito tutte le condizioni per fruire dell’anticipo pensionistico agevolato.

Facciamo ora un passo indietro e cerchiamo di capire come funzionano l’Ape sociale e l’Ape volontaria.

Ape volontaria

L’Ape volontaria, sigla che sta per anticipo pensionistico volontario, è la possibilità di uscire dal lavoro sino a 3 anni e 7 mesi prima del compimento dell’età utile per la pensione di vecchiaia, se si possiedono almeno 20 anni di contributi: in pratica, con l’Ape si esce dal lavoro a 63 anni, anziché a 66 anni e 7 mesi di età (requisito valido per tutti dal 2018).

Dal momento dell’uscita dal lavoro sino alla maturazione dei requisiti per la pensione, si percepisce un assegno pari a una percentuale della futura pensione (non oltre il 95% in base a quanto noto sinora), l’Ape appunto.

Normalmente l’anticipo è riconosciuto grazie a un prestito bancario, che comporta una penalizzazione sulla pensione; parte del prestito, però, può essere coperta dall’azienda, nel caso dei lavoratori in esubero, grazie al versamento di un contributo all’Inps (Ape aziendale), oppure dalla previdenza complementare, con una rendita integrativa anticipata (Rita). Inoltre, come abbiamo detto, per certi lavoratori tutelati è possibile fruire dell’Ape a carico dello Stato, l’Ape sociale.

Ape volontaria e lavoro

La Legge di bilancio 2017 non impone, per percepire l’Ape volontaria, la cessazione dell’attività lavorativa: è possibile, dunque, che il lavoratore continui la propria attività percependo l’anticipo pensionistico. L’Ape potrebbe dunque essere una valida alternativa alla cosiddetta opzione part time, o al part time agevolato, considerando che l’anticipo pensionistico servirebbe a integrare lo stipendio perso per effetto del lavoro a tempo parziale. Resterebbe però da chiarire l’aspetto contributivo: col part time agevolato, un’opzione introdotta dalla Legge di stabilità 2016, difatti, il lavoratore ha diritto al versamento dei contributi in misura piena.

Ape sociale

L’Ape agevolata, o Ape sociale, consente, come l’Ape volontaria, di anticipare l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi, con un minimo di 63 anni di età. L’assegno, però, non si ottiene grazie a un prestito bancario, ma è carico dello Stato: l’Ape sociale può essere ottenuta soltanto da alcune categorie di lavoratori e sono necessari almeno 30 anni di contributi per ricevere la prestazione, in alcuni casi 36 anni.

Ape sociale: beneficiari

Le categorie di lavoratori a cui è riservata l’Ape sociale sono:

– i disoccupati di lungo corso privi di ammortizzatori sociali (che non percepiscono l’indennità di disoccupazione da almeno 3 mesi), se possiedono almeno 30 anni di contributi, a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per:

  • licenziamento, anche collettivo;
  • dimissioni per giusta causa;
  • risoluzione consensuale nell’ambito di una procedura di conciliazione;

– i lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%, se possiedono almeno 30 anni di contributi;

– i lavoratori che hanno accudito per almeno 6 mesi un familiare con handicap grave convivente (coniuge o parente di 1° grado), se possiedono almeno 30 anni di contributi;

– i lavoratori dipendenti che hanno svolto per almeno 6 anni di vita lavorativa delle attività usuranti o gravose, con almeno 36 anni di contributi.

Ape sociale e lavoro

L’Ape sociale può essere richiesta, come abbiamo detto, solo se cessa l’attività lavorativa, al contrario dell’Ape volontaria. La Legge di bilancio, però, specifica che l’Ape sociale è compatibile con redditi di lavoro dipendente sino a 8000 euro l’anno (compresi i redditi assimilati, come i co.co.co.) e con redditi di lavoro autonomo sino a 4.800 euro annui.

Ma allora si può lavorare o no con l’Ape sociale? Secondo quanto esposto dalla norma, al momento della domanda di Ape sociale non deve essere in corso alcuna attività lavorativa. Successivamente ci si può reimpiegare, ma senza superare le due soglie di reddito appena esposte.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI