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Risarcimento da caduta: il testimone è necessario?

24 gennaio 2017


Risarcimento da caduta: il testimone è necessario?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 gennaio 2017



Non basta la prova con la fotografia della lastra di ghiaccio, della buca sulla strada o del gradino pericolante: è necessario anche dimostrare, con testimoni, che la causa della caduta è stata proprio l’insidia.

Per ottenere il risarcimento del danno a seguito di caduta sul suolo pubblico o privato, non è sufficiente dimostrare la presenza dell’insidia – una lastra di ghiaccio poco visibile, un tombino scoperto, una buca nascosta, una pietra divelta dal marciapiedi, ecc. – ma è necessario dimostrare anche che lo scivolone è stato determinato proprio da tale causa e non da altre (come ad esempio la distrazione del pedone o uno spintone di un passante). Questo significa, in termini pratici, che la semplice fotografia scattata all’ostacolo che ha determinato la caduta non basta per avviare le pratiche risarcitorie; sarà anche opportuno valersi di uno o più testimoni. È questo l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza, e da ultimo del Tribunale di Trento, venutosi a creare sul crescente fenomeno delle cadute su strada. Ma procediamo con ordine.

Immaginiamo di svolgere un lavoro alle dipendenze di un ente pubblico e di recarci un giorno, come ogni mattina, al lavoro. È inverno e, in quel frangente – complice la scarsa luce e le condizioni del suolo – non ci accorgiamo che, su uno dei gradini che conducono all’atrio dell’edificio, è presente una lastra di ghiaccio. L’ostacolo, poco visibile, ci fa scivolare e ci causa una bella frattura. Intenzionati a chiedere il risarcimento del danno, facciamo subito una fotografia alla scala e all’ostacolo che ci ha causato la rottura dell’osso. Senonché, quando andiamo a contestare l’accaduto all’ente proprietario della gradinata questo ci dice che la foto conta davvero poco, ma che è necessario almeno un testimone che ci abbia visto cadere a terra. Dal canto nostro insistiamo che la fotografia, seppur scattata con l’ausilio dello smartphone, è una prova più che sufficiente della presenza di un’insidia sulla strada, se confrontata anche al gesso che portiamo sull’avanbraccio. L’amministrazione però non ne vuole sapere e, addirittura, arriva a insinuare che la caduta ci è stata procurata da un laccio delle scarpe non correttamente assicurato o da qualche passante che, per fretta, ci ha fatto perdere l’equilibrio. Chi ha ragione?

A riguardo, la giurisprudenza ha elaborato il seguente principio: chi cade a terra, in un luogo pubblico o privato, può chiedere il risarcimento del danno al titolare dell’immobile, a condizione che dimostri che lo scivolone è stato determinato non da propria disattenzione e sbadataggine (come nel caso di chi, nonostante la neve e l’asfalto palesemente scivoloso, cammini velocemente), ma da una cosiddetta insidia o trabocchetto, ossia da un ostacolo non facilmente visibile. A tal proposito, però, per ottenere l’indennizzo sia dei danni fisici che morali è necessario fornire la prova di tre circostanze:

  • la presenza dell’ostacolo;
  • il danno;
  • la dipendenza del danno dalla presenza dell’ostacolo.

Che significa? Molto semplice: se, da un lato, la presenza dell’ostacolo sulla strada può ben essere desunta da una fotografia che ritrae il luogo e l’insidia, e dall’altro lato il danno viene dimostrato dai certificati medici, per dare prova che detto danno è dipeso solo dall’ostacolo e non da altre ragioni (la disattenzione del pedone o la spinta di altri passanti), sarà opportuno dotarsi di uno o più testimoni. Questo perché la fotografia ritrae una situazione statica, ossia la strada; mentre i certificati medici dimostrano le conseguenze successive. Ma serve anche l’elemento dinamico, ossia il rapporto di dipendenza tra danno ed ostacolo.

In sintesi, chi cade e si fa male in un luogo pubblico o privato può chiedere il risarcimento del danno fisico e morale al proprietario del luogo medesimo, laddove la caduta sia stata causata non da una sua imprudenza, ma da un’insidia – ovvero da un ostacolo poco visibile.

Per dare prova di ciò, tuttavia, non bastano delle semplici fotografie, ma è necessaria la presenza di testimoni, che possano dare contezza del rapporto di dipendenza tra causa ed effetto, ovvero tra insidia e caduta, circostanza quest’ultima che la sola foto non è in grado di dimostrare.

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1 Commento

  1. Benone: come dire che da un lato l’Ordinamento giuridico mi da ragione da vendere (insidiona, nesso causale ineluttabile, super mega-danno) ma al contempo se non c’è nessuno che assiste alla scena della rovinosa caduta – ad es. vado a lavorare alle 5 di mattina – pur avendo ragione dall’Ordinamento, quest’ultimo non mi riconosce il diritto ad essere risarcimento. Bel paradosso …. (o qualcosa non torna…)

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