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Entro quanto tempo si può accettare l’eredità?

25 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 gennaio 2017



Prescrizione del diritto di accettazione/rinuncia all’eredità.

Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni decorrenti dal giorno dell’apertura della successione e cioè dalla data di morte del de cuius. Il termine di dieci anni vale sia per la successione legittima che per quella testamentaria.

Tuttavia il termine di accettazione dell’eredità può essere più breve, qualora così abbia previsto lo stesso defunto, indicando nel testamento il termine entro il quale gli eredi devono accettare l’eredità.

Altra eccezione al termine prescrizionale di dieci anni è rappresentata dall’ipotesi in cui qualunque interessato (per esempio un creditore personale dell’erede) chieda al Tribunale che venga fissato un termine entro il quale il chiamato deve dichiarare se accetta o meno l’eredità (cosiddetta azione interrogatoria).

Qualora il chiamato non faccia la dichiarazione di accettazione o di rinuncia entro il termine fissato dal Tribunale, egli perde il diritto di accettare l’eredità.

Come si accetta l’eredità

L’accettazione dell’eredità può essere espressa o tacita.

L’accettazione espressa è contenuta in un atto pubblico o in una scrittura privata in cui il chiamato all’eredità dichiara di accettare l’eredità o assume il titolo di erede. L’accettazione dell’eredità non può essere sottoposta a condizione o a termine. Inoltre essa non può essere parziale: il chiamato all’eredità non può accettare solo parte dell’eredità spettantegli; può però accettare con beneficio di inventario.

L’accettazione con beneficio di inventario consente di evitare la fusione tra il patrimonio ereditato e quello personale dell’erede con la conseguenza che l’erede risponde degli eventuali debiti del defunto nei limiti del valore dei beni ricevuti in successione.

Al contrario, nel caso in cui l’eredità venga accettata in modo puro e semplice, il patrimonio del defunto e quello dell’erede si confondono e l’erede risponde, senza limiti, dei debiti ereditari.

L’accettazione tacita, invece, si ha quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede.

Per esempio, sono atti di accettazione tacita dell’eredità: la cessione di beni ereditati o altri atti di disposizione degli stessi, l’avvio di una causa per la divisione giudiziale dell’eredità, l’utilizzo di denaro ereditato.

Come si rinuncia all’eredità

La rinuncia all’eredità va fatta espressamente con un’apposita dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione.

La dichiarazione di rinuncia non può essere sottoposta a condizione o a termine e non può essere parziale.

Non può rinunciare all’eredità il chiamato che ha sottratto o nascosto beni spettanti all’eredità stessa; egli diventa automaticamente erede puro e semplice.

La rinuncia ha effetto retroattivo per cui il chiamato all’eredità rinunciante viene considerato come se non vi fosse mai stato chiamato.

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