Internet, stop navigazione a chi blocca i banner della pubblicità

25 gennaio 2017


Internet, stop navigazione a chi blocca i banner della pubblicità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 gennaio 2017



Il sito blocca la navigazione a chi ha installato un ad block: in arrivo anche la proposta di legge europea.

Chi installa sul proprio computer o smartphone un ad block – ossia uno di quei software che servono per bloccare la visualizzazione dei banner pubblicitari – a breve potrebbe non navigare più sui siti internet. Questo perché, così come hanno già fatto in autonomia alcuni siti come Wired, Bild e New York Times, sta per diventare legge europea la norma che consente, ai titolari di siti, di impedire l’accesso a chi ha installato un ad block.

Internet si basa sulla gratuità di tutti i suoi contenuti. Ma poiché la creazione e pubblicazione degli articoli, immagini, video e notizie è dispendiosa in termini di tempi e di denaro, la remunerazione degli editori avviene tramite la pubblicità: gli inserzionisti, interessati a far conoscere i propri prodotti, pagano le società di intermediazione pubblicitaria che, a loro volta, erogano una percentuale al proprietario dello spazio web su cui viene inserito il banner in sovrimpressione. In tal modo, si garantisce agli utenti la possibilità di usufruire, in modo completamente gratuito, delle informazioni, scaricando, nello stesso tempo, il costo del servizio goduto su altri soggetti, gli inserzionisti pubblicitari.

Questo sistema ha soddisfatto, sino ad oggi, tutti quanti, costituendo un giusto compromesso tra chi non è disposto a pagare un abbonamento per leggere un giornale online e chi, invece, per tenere in piedi un’intera redazione telematica, deve affrontare dei costi a volte ingenti. Finché sono arrivati gli ad block. A quanto sembra, quasi il 22% degli italiani ne ha installato uno su un dispositivo (per lo più i computer, un po’ meno sui cellulari). Gli ad block rischiano di mandare in crisi l’equilibrio su cui, sino ad oggi, si è retto internet, rendendo non più conveniente il lavoro di pubblicazione degli articoli da parte degli editori. I quali stanno correndo ai ripari: in alcuni casi è stato inibito l’accesso gratuito, con la richiesta di un abbonamento mensile o annuale (a volte anche particolarmente elevato). Altre testate hanno invece impedito l’accesso a chi ha un ad block installato: questi utenti non riescono più a navigare su pagine come Wired e altri importanti giornali. La pratica, poiché è apparsa ad alcuni attivisti di dubbia legittimità, sta ora trovando il definitivo avallo della Ue. All’interno della legge di riforma della normativa sulla data protection e privacy, potrebbe essere approvata una norma che autorizza i media online europei a bloccare l’accesso agli utenti che rifiutano la pubblicità tramite ad block.

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Autore immagine: 123rf com

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4 Commenti

  1. Con linux e uBlock Origin si riesce a navigare tranquillamente su Wired.it e Wired.com.
    Il problema non sono i banner fissi,ma i popup pubblicitari che aprono,impediscono una navigazione fluida e fanno solo perdere tempo,soluzione banner fissi senza animazioni e men che meno popup.

  2. Potrei essere d’accordo con quanto espresso nell’articolo, però sono stato costretto ad installare uno di quei programmi in quanto i popup, anche molto volgari, mi apparivano anche in consultazione di Wikipedia. E mi riferisco ad un computer nuovo, Apple, appena installato e sul quale avevo scaricato solo dischi (ripple da cd) e per i quali cercavo copertine e note sul musicista. Per concludere, io sono disposto a tollerare la pubblicità, ma i pubblicitari non devono esagerare ed i controlli devono migliorare.

  3. Privoxy.
    Ma poi, con la navigazione da cellulare che va un tot a Byte, chi paga a me il costo del banner?

  4. Le leggi vanno stralciate, anche quelle in tema di diritto della proprietà intellettuale che non sono più attuali con le esigenze dello stato dell’arte in merito alla copia.
    Non si può brevettare l’alfabeto e farsi pagare per ogni lettera scritta, è una petulanza da stroncare.
    Io faccio quello che voglio delle mie macchine e dei programmi e informazioni che girano.
    Se qualcuno mi toglie libertà fondamentali o ci prova allora ogni forma di lotta alla sua persona è lecita.
    l’informatica deve andare verso una direzione libertaria e non proprietaria o elitaria.
    Se uno pubblica cose da un editore con dei banner o degli sponsor riceve un tornaconto che va commisurato al gradimento e i contatori servono apposta.
    Se un’aliquota di utenti non gradisce è giusto che sia libera di fare selezione e filtrare i contenuti e quindi l’editore di pagare di meno la presenza di quei contenuti.
    L’attenzione, il tempo della gente, la sua libertà non ha un prezzo, ma un valore di sicuro.
    I magistrati e i giudici devono stare molto attenti a ciò che fanno cercando di agevolare delle lobby.
    In origine e ulteriormente, internet e il flusso di dati non è gratis, la connessione ha un costo oberato di stupidaggini ridondanti.

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