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Richiesta di parere via email: obbligatorio pagare il professionista

25 gennaio 2017


Richiesta di parere via email: obbligatorio pagare il professionista

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 gennaio 2017



Chiedere un parere su internet potrebbe costarti caro: l’email è prova di incarico professionale e, poiché questo si intende sempre a pagamento, diventa obbligatorio pagare il professionista.

Chi chiede un parere via email deve pagare il professionista. Il fatto che la comunicazione sia inviata in modo informale, tramite internet, e senza un appuntamento allo studio o un esplicito accordo preventivo sul compenso, non attribuisce una presunzione di gratuità alla prestazione: prestazione che, per legge, resta sempre a titolo oneroso. L’email, peraltro, è prova del conferimento dell’incarico professionale e, una volta spedita, obbliga il cliente a onorare la parcella. È quanto chiarito ieri dalla Cassazione: una sentenza che rende da oggi più facile, per i professionisti, recuperare i propri crediti. Ma procediamo con ordine.

La logica da cui muove la sentenza in commento si poggia sui seguenti passaggi logici:

  • un incarico conferito a un professionista si considera sempre a pagamento, salvo diverso accordo tra le parti;
  • l’email con la richiesta di un parere o con qualsiasi altro incarico instaura un rapporto contrattuale, a pagamento, con il professionista;
  • l’email può essere considerata una prova e dimostrare, appunto, il conferimento dell’incarico;
  • il professionista che abbia eseguito l’incarico richiestogli con l’email ha diritto ad essere pagato.

Analizziamoli singolarmente.

Il contratto d’opera professionale è sempre a pagamento

Secondo la giurisprudenza, le norme sui contratti d’opera professionale – ossia sugli incarichi conferiti a professionisti – si poggiano su quella che viene chiamata «presunzione di onerosità»: in buona sostanza, l’incarico si considera sempre «a pagamento», salvo diverso accordo delle parti. Il professionista e il cliente sono certamente liberi di stabilire la gratuità dell’opera, ma se nulla viene previsto nel contratto – come spesso avviene negli incarichi conferiti a voce – l’attività svolta dal professionista va sempre retribuita. Dunque il compenso è un elemento essenziale del contratto, che può essere “derogato”, ma è necessario un esplicito accordo in tal senso.

Basta una email per dare l’incarico al professionista

Il secondo aspetto da valutare è quando si può dire concluso il contratto con il professionista. A tal riguardo, secondo la sentenza in commento, basta anche uno scambio di email o di fax. Tali conversazioni, anche se inviate dal cliente “con leggerezza”, in cuor suo confidando nella risposta “gratuita” del professionista, sono invece indice del conferimento di un incarico. Incarico che si può dire concluso nel momento stesso in cui il professionista risponde, elargendo la consulenza richiesta. E ciò in linea con i principi generali del codice civile che, in materia di contratti, stabiliscono che l’accordo si può stipulare anche tramite comportamenti concludenti, senza bisogno di uno specifico e preventivo accordo. L’esecuzione della prestazione richiesta, dunque, fa sì che il contratto si possa dire concluso.

In sintesi, il conferimento dell’incarico può avvenire in qualsiasi forma idonea a manifestare inequivocabilmente la volontà del cliente di avvalersi della attività e dell’opera del professionista.

L’email è prova di incarico professionale

Ma l’email – ed è questo un punto cruciale – può essere usata in una causa, dopo essere stata debitamente stampata, per provare il credito del professionista? La risposta fornita dalla Cassazione è sì: l’avvocato, l’ingegnere, l’architetto, il consulente del lavoro, il medico, il commercialista può dimostrare in qualsiasi modo di aver ricevuto l’incarico, quindi anche con una semplice email. E posto che la richiesta di parere scritto o verbale può considerarsi al pari di un normale incarico professionale, la domanda inviata tramite email instaura una proposta di contratto, cui il professionista può decidere di aderire, rispondendo, o meno.

La prova dell’avvenuto conferimento dell’incarico, si legge in sentenza, può essere data dal creditore con ogni mezzo, anche tramite indizi quale è appunto lo scambio di corrispondenza telematica. Sarà il giudice a valutare se, nel caso concreto, questa prova possa o meno ritenersi fornita.

Ciò detto, da oggi chi richiede un parere via email è obbligato a pagare il professionista perché la posta elettronica tradizionale – anche quella non certificata – può costituire prova di un incarico.

note

[1] Cass. sent. n. 1792/17 del 24.01.2017.

[2] Art. 2233 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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