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Sovraindebitamento, vale per le aziende srl?

28 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 gennaio 2017



La procedura di esdebitazione da sovraindebitamento si applica esclusivamente al consumatore e alle imprese non fallibili; quindi non anche alle aziende srl.

Se sei il legale rappresentante di una società a responsabilità limitata (srl) che ormai è in crisi irreversibile a causa del sovraindebitamento, purtroppo non potrai beneficiare della legge sull’esdebitazione che si applica esclusivamente ai consumatori ed alle imprese non fallibili (come, ad esempio, le aziende agricole o le associazioni senza scopo di lucro). Ma cerchiamo di capire perché.

Cos’è il sovraindebitamento?

Un soggetto (piccolo imprenditore o consumatore) si trova in uno stato di sovraindebitamento quando:

  • è in una situazione di perdurante squilibrio tra i debiti che ha contratto ed il patrimonio liquidabile necessario per pagarli;
  • è irreversibilmente incapace di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni [1].

Tali soggetti (persone fisiche e giuridiche) che si trovano in tale stato di sovraindebitamento irreversibile, da alcuni anni, possono accedere ad una procedura (molto simile a quella di concordato preventivo) che consente loro di pagare parzialmente i propri debiti (secondo tempi e modalità concordate con il giudice e con i creditori), a saldo e stralcio (ovvero liberandosi completamente delle proprie obbligazioni).

Al tale procedura non possono accedere tutti, ma soltanto:

  • i debitori (ad esempio, consumatori, imprenditori, professionisti, imprese) non soggetti alla legge fallimentare, cioè tutti quelli che non possono essere dichiarati falliti, né accedere alle procedure fallimentari (come chiedere un concordato preventivo o un accordo di ristrutturazione dei debiti);
  • purché siano (come sopra specificato) in stato di sovra indebitamento.

In particolare, possono accedere alla procedura di esdebitazione:

  • le piccole imprese che non sono soggette al fallimento ed alle altre procedure concorsuali (non, quindi, le imprese alle quali mancano i requisiti per dichiarare fallimento ma a quelle che non sono, neanche astrattamente, fallibili);
  • il consumatore (persona fisica) che si sia indebitato acquistando (per sé o per altri) beni o servizi, per scopi estranei all’attività professionale (cioè lavorativa) eventualmente svolta [2];
  • enti privati senza scopo di lucro [3].

 

Quando un’impresa non può fallire?

Un’impresa (seppur soggetta alla disciplina fallimentare) non fallisce [4] se, negli ultimi tre anni di esercizio precedenti al deposito dell’istanza di fallimento (o dall’inizio dell’attività se dura da meno di tre anni):

  • ha ottenuto un attivo patrimoniale annuo non superiore a 300.000 euro;
  • ha realizzato ricavi lordi (cioè un fatturato complessivo) per un importo annuo inferiore o uguale a 200.000 euro (basta aver superato il limite per un solo anno e si diventa assoggettabili al fallimento);

e se ha un ammontare totale di debiti, anche non scaduti, inferiore o uguale a 500.000  euro (limite previsto per i debiti esistenti all’atto dell’istanza di fallimento).

Tali tre requisiti devono sussistere tutti (congiuntamente) per evitare la fallibilità dell’impresa; ciò significa che l’azienda sarà soggetta alla procedura fallimentare anche solo nel caso in cui abbia avuto un attivo patrimoniale di 350.000 euro nei due anni che hanno preceduto il deposito dell’istanza di fallimento da parte del suo creditore.

Queste imprese, astrattamente fallibili (come la srl) non possono beneficiare della procedura da sovraindebitamento, anche se sono in possesso di tutti e tre i requisiti sopra indicati per non fallire.

Il sovraindebitamento vale per le srl?

La società a responsabilità limitata (srl) è una società di capitale con fine di lucro (che consiste nella divisione degli utili) e con un’autonomia patrimoniale perfetta.

Cio’ significa che:

  • la società fa fronte alle spese e ai debiti solo con il proprio patrimonio;
  • i soci non sono tenuti a pagare i debiti con i propri beni personali e non sono obbligati a prestare i propri soldi alla società;
  • in caso di difficoltà economiche (e quindi di impossibilità a pagare i debiti), la società può fallire, ma i soci (o il socio se è un socio unico), non falliscono.

La srl è soggetta al fallimento ed alle altre procedure fallimentari, per cui non può beneficiare della legge sul sovraindebitamento.

La legge sul sovraindebitamento si applica

  • ai consumatori (persone fisiche) per i soli debiti contratti personalmente (e non nell’esercizio della loro professione);
  • sempre alle imprese agricole (a prescindere dai requisiti);
  • alle altre imprese, come le associazioni no profit, non soggette (neanche in astratto) alla procedura fallimentare

quindi, non si applica alle aziende srl.

note

[1]  Art. 6 comma 2, L. n. 3 del 27.1.2012.

[2] Art. 3 lett. a), D. Lgs. n. 206 del 6.9.2005.

[3] Art. 6, 7, comma 2, lett. a), L. n. 3 del 27.1.2012.

[4] Art. 1 R. D. n. 267 del 16.3. 1942 e modifiche.


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1 Commento

  1. Buongiorno, nell’articolo di cui sopra scrivete in modo categorico: “La legge sul sovraindebitamento si applica….quindi, non si applica alle aziende srl.”.
    Per cui, secondo voi, una srl non fallibile (perché sotto soglia) non può accedere alle procedure ex l. 3/2012?
    Suggerirei, sommessamente, di approfondire.
    Riporto una riposta al quesito da parte di Zucchetti:
    “I soggetti ammessi al procedimento per la composizione delle crisi da sovra indebitamento sono tutti coloro che non possono accedere a procedure concorsuali, ovvero tutti i soggetti che non sono o non possono essere dichiarati falliti, né chiedere un concordato preventivo e, quindi, vi possono accedere anche le imprese, individuali o collettive (società di persone, di capitali o cooperative) che non possono essere dichiarate fallite in quanto sono al di sotto delle soglie fissate dall’art. 1 legge fall.
    L’idea, pur avanzata, che possono accedere alla procedura in questione solo le imprese che non sono, neanche astrattamente, fallibili, nel mentre non potrebbero quelle alle quali mancano i requisiti per dichiarare il fallimento, non è, a nostro avviso, accettabile dopo le modifiche introdotte al testo originario della legge n. 3 del 2012, in quanto i soggetti destinatari della procedura sono anzitutto gli imprenditori commerciali le cui dimensioni, a causa del mancato superamento di tutte le soglie previste dall’art. 1 l. fall., escludono la loro assoggettabilità a fallimento, per cui non vi possono accedere solo quegli imprenditori, individuali o collettivi, che, in caso di insolvenza non sarebbero dichiarati falliti, anche a causa delle ridotte dimensioni.
    Ed è indiscusso che oggi, anche una società di capitale possa non essere dichiarata fallita ove si trovi sotto soglia. Invero, prima della riforma fallimentare del 2006 erano soggetti a fallimento gli imprenditori commerciali, esclusi i piccoli imprenditori e l’ult. comma dell’art. 1 disponeva che “in nessun caso sono considerati piccoli imprenditori le società commerciali”, di modo che erano assoggettate alla procedura fallimentare, e quindi al concordato, tutte le società commerciali, anche se di modeste dimensioni, a causa della presunzione di speculazione e di profitto che ne aveva determinato la costituzione. Il legislatore della riforma ha, però, riscritto l’art. 1 l.fall., per il quale sono soggetti alle procedure concorsuali tutti gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici, ed ha dettato i criteri che ciascun imprenditore deve dimostrare di avere per essere esentato dal fallimento; criteri dimensionali che fanno dire che ora sono esclusi dal fallimento non più i piccoli imprenditori, ma gli imprenditori commerciali piccoli, che sono quelli c.d. sotto soglia, quelli, cioè che riescono a fornire la prova di rientrare nei parametri elencati nell’art. 1 l. fall.
    In questo nuovo schema una società anche di capitali potrebbe non essere assoggettabile al fallimento, e, quindi, quando si trova in queste condizioni, può accedere alla procedura di composizione della crisi, anche se indubbiamente la legge è modellata sul debitore individuale che, attraverso la procedura in questione, si esdebita verso i creditori.
    Zucchetti SG srl”.

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