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Appartamento casa e ufficio: l’uso promiscuo si può vietare?

25 gennaio 2017


Appartamento casa e ufficio: l’uso promiscuo si può vietare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 gennaio 2017



Il condominio può vietare al proprietario di uno degli appartamenti di destinare l’immobile ad ufficio; il divieto si deve intendere esteso anche all’uso promiscuo.

Immaginiamo che, in un condomìnio, uno dei condòmini voglia utilizzare il proprio appartamento a uso ufficio; l’amministratore, però, gli fa notare che il regolamento vieta il cambio di destinazione e che, pertanto, non è possibile adibire l’immobile ad attività commerciali o anche professionali posto che, altrimenti, il via vai dei clienti darebbe fastidio agli altri condomini. L’interessato però fa rilevare che il suo intento è di destinare l’abitazione a uso promiscuo, ossia solo in minima parte (un paio di stanze) al ricevimento della clientela mentre, per la restante parte, l’appartamento rimarrebbe ad uso abitativo. Dunque, a detta del proprietario, non gli si può ostacolare tale scelta.

Chi dei due ha ragione?

La questione è stata di recente affrontata dal Tribunale di Roma [1]. Secondo i giudici capitolini, il regolamento di condominio ben può vietare il cambio di destinazione di uno degli appartamenti, impedendo che si possa così trasformare l’abitazione in un ufficio o in uno studio. Ma ciò è possibile solo a condizione che si tratti di un regolamento di tipo «contrattuale», ossia approvato all’unanimità da tutti i condomini (di norma, l’approvazione avviene in sede di rogito notarile, quando i singoli proprietari acquistano l’appartamento).

In ogni caso, il divieto si estende anche alle ipotesi in cui l’uso dei locali non risulti esclusivo perché il proprietario se ne serve sia come abitazione sia come ufficio. Quindi, se il regolamento di condominio proibisce di modificare la destinazione d’uso dell’immobile da «abitativo» a «commerciale» o ad uso «ufficio», la preclusione deve ritenersi estesa anche all’uso promiscuo dell’appartamento.

Chi acquista un appartamento e, nonostante nell’atto di compravendita sia specificato che la destinazione dell’appartamento sarà quella a uso ufficio, deve comunque fare i conti con il regolamento condominiale e dell’eventuale divieto in esso contenuto. Tutt’al più potrà citare in causa il venditore perché gli restituisca i soldi, sciogliendosi così dal contratto per il venir meno della sua funzione. Ma perché ciò sia possibile è necessario che il rogito specifichi chiaramente l’intenzione dell’acquirente di adibire l’immobile a uso commerciale o a studio.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 16742/16.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Si può sostenere che se uno nel proprio appartamento tiene una certa quantità di beni mobili (ovviamente entro i limiti di peso per metro quadro) fa un uso promiscuo di appartamento e magazzino?
    Mi sembrerebbe equiparare i mobili alla droga, la cui detenzione oltre certe quantità costituisce in se spaccio.
    L’uso è comunque personale, non commerciale/professionale/conto terzi.
    Troppo vago parlare genericamente di sicurezza

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