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Chi decide un pignoramento?

26 gennaio 2017


Chi decide un pignoramento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 gennaio 2017



Mi è stato notificato un atto di precetto e ora temo un pignoramento: chi decide se effettuare il pignoramento e le modalità con cui esso avviene?

Il creditore che non ottiene il pagamento spontaneo da parte del debitore può ricorrere alla procedura di esecuzione forzata che, nel caso di crediti di denaro, è il cosiddetto pignoramento. A decidere se avviare o meno il pignoramento e quale forma scegliere è lo stesso creditore, secondo le regole che a breve descriveremo sinteticamente.

Prima però di poter fare una simile valutazione, il creditore deve possedere un titolo esecutivo munito, quando necessario, di efficacia esecutiva e deve aver notificato un atto di precetto.

Prima di notificare l’atto di precetto, il creditore può tuttavia tentare nuovamente di ottenere l’adempimento spontaneo del debitore con l’invio di una diffida ad adempiere. Tale diffida, però, non è obbligatoria e il creditore potrebbe decidere di passare direttamente alle “maniere forti”.

Cos’è il titolo esecutivo?

Un titolo esecutivo è quel documento che consente di accertare, in modo sicuro e stabile, il diritto di credito di una persona. Ad esempio, è titolo esecutivo una sentenza, anche solo in primo grado e se pendente appello (salvo che in secondo grado non sia stata “sospesa”). È titolo esecutivo un decreto ingiuntivo non opposto entro 40 giorni dalla sua notifica. Lo è anche un assegno o una cambiale, in quanto ad affermare l’obbligo del pagamento è lo stesso debitore che ha compilato tale documento.

Esistono ulteriori titoli esecutivi (ad esempio, il contratto di mutuo o ogni altro atto stipulato davanti al notaio) sui quali ora non è necessario soffermarsi.

Il titolo esecutivo va sempre notificato al debitore, salvo si tratti di assegni e cambiali. Il debitore, quindi, va messo a conoscenza del fatto di avere un debito e che, per tale ragione, il creditore ha intenzione di agire contro di lui.

Cos’è il precetto?

Il titolo esecutivo deve essere notificato al debitore unitamente o separatamente all’atto di precetto. L’atto di precetto è un atto autonomo del creditore – anche se notificato attraverso l’ufficiale giudiziario – che consiste nell’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non inferiore a 10 giorni (salva l’autorizzazione all’esecuzione immediata nell’ipotesi di pericolo nel ritardo) con l’avvertimento che, nel caso in cui tale adempimento non avvenga, si procederà ad esecuzione forzata.

In buona sostanza si tratta dell’ultimo avviso prima del pignoramento.

Il precetto ha efficacia per 90 giorni dopo i quali non può più essere avviato il pignoramento. Alla scadenza di tale termine, però, nulla vieta al creditore di notificare un altro atto di precetto.

Il precetto non deve indicare il tipo di pignoramento che il creditore intende svolgere, valutazione quest’ultima che può essere riservata anche ad un momento successivo. Il precetto deve semplicemente indicare:

  • il nome e il cognome del creditore;
  • il nome e il cognome del debitore;
  • l’entità del credito con gli interessi e le spese legali;
  • il titolo esecutivo e la data in cui la cancelleria ha apposto la formula esecutiva; nel caso invece di cambiali e assegni, queste vanno trascritte integralmente o fotocopiate;
  • l’avviso di pagare entro 10 giorni;
  • l’avviso di poter proporre uno dei sistemi di composizione della crisi da sovraindebitamento.

Il creditore deve indicare nel precetto il termine entro il quale il debitore deve adempiere, che (salvo casi particolari) non può essere inferiore a 10 giorni.

Se il creditore non indica il termine o indica un termine più breve, il precetto è valido e il debitore deve comunque adempiere entro 10 giorni.

Se il creditore inizia l’esecuzione forzata prima del decorso dei 10 giorni dalla notificazione del precetto, l’esecuzione forzata è nulla ed è soggetta a opposizione agli atti esecutivi.

Chi decide un pignoramento?

Dopo il decorso dei 10 giorni dal precetto, il creditore è libero di avviare il pignoramento senza ulteriori avvisi al debitore, se non la notifica dell’atto di pignoramento vero e proprio.

La scelta se avviare o meno il pignoramento è rimessa al creditore. È sempre lui a scegliere il tipo di pignoramento da eseguire che può essere:

  • mobiliare: oggetto del pignoramento sono i beni mobili presenti in casa del debitore come gli arredi, i gioielli, i quadri, la televisione, ecc.
  • immobiliare: oggetto del pignoramento sono case, appartamenti, terreni e, in generale, tutti i beni ancorati in modo saldo al suolo;
  • presso terzi: è il pignoramento di eventuali crediti che il debitore ha nei confronti di altri soggetti come il datore di lavoro (per lo stipendio) o la banca (per i soldi depositati sul conto corrente). In tal caso il pignoramento viene notificato anche al terzo.

La scelta del creditore sul tipo di pignoramento da intraprendere non deve neanche essere comunicata al giudice poiché tutta la fase dell’esecuzione forzata si svolge fuori dall’aula giudiziaria, in un rapporto che vede protagonisti unicamente il creditore e l’ufficiale giudiziario, che è un dipendente del ministero della giustizia e pubblico ufficiale. Questi svolge le operazioni di pignoramento secondo quanto impartitogli dal creditore. Neanche l’ufficiale giudiziario ha potere di intervento o decisionale, se non nell’ambito del pignoramento mobiliare in cui – se non diversamente richiesto dal creditore – deve preferire il pignoramento dei beni di più facile liquidazione (quelli cioè che si vendono più facilmente).

Nei fatti, a scegliere il tipo di pignoramento è quasi sempre l’avvocato del creditore che, di norma, svolge prima delle indagini sui beni di cui è titolare il debitore. Indagini che possono essere affidate a un’agenzia investigativa oppure possono essere ottenuti tramite una consultazione telematica dell’anagrafe tributaria o dell’anagrafe dei conti correnti: due registri, consultabili dietro autorizzazione del Presidente del Tribunale, che consentono di conoscere quali redditi ha il debitore, da dove provengono (ad es. rapporti di lavoro dipendente, canoni di locazione, ecc.) e dove sono conservati (la banca, le poste, ecc.).

Nel caso di pignoramento della banca, a scegliere il tipo di pignoramento da eseguire è di solito la banca stessa, la quale verosimilmente ha già ottenuto, in sede di stipula del contratto, tutte le garanzie: un’ipoteca, una fideiussione, ecc. La banca conosce bene gli indici di solvibilità dei propri clienti, sa quali beni questi hanno intestati e procede di conseguenza.

note

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. COME SI DEVE COMPORTARE L’INQUILINO CHE “ACCLARA” CHE, PER LE “ESOSE” BOLLETTE DEI CONSUMI DEL LIQUIDO IDRICO, E’ DELL’ ENERGIA ELETTRICA LA COLPA E’ DEI PADRONI CHE AVEVANO DATO L’AUTORIZAZZIONE AI LORO AMICI DI ALLACCIARSI ABUSIVAMENTE AI CONTATORI DEI LOCALI FITTATI ?
    RINGRAZIO.
    IN FEDE PRESIDENTE ASSOCIAZIONE A.N.I.O.P.A. NONCHE’ STUDENTE DETECTIVE CECILIA LOLIVA PINTO

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