Italicum: che cosa cambia dopo il parere della Consulta

26 Gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Gennaio 2017



Alla Camera ci sarà il premio di maggioranza per chi ottiene il 40% dei voti, ma niente ballottaggio. Al Senato resta il Consultellum. Ecco come si voterà.

No al ballottaggio, sì al premio di maggioranza per il partito che raggiunge almeno il 40% dei voti. Sono i due punti fermi della decisione della Corte Costituzionale sull’Italicum, la proposta che il Governo allora presieduto da Matteo Renzi aveva avanzato come riforma della legge elettorale. Una decisione che la Consulta ha reso immediatamente applicabile. Vuol dire che, se si votasse a breve (ipotesi sempre più plausibile, a questo punto), si voterebbe così com’è stato deciso dai giudici costituzionali.

Che cosa cambia dopo il parere della Consulta sull’Italicum? Si voterà in modo diverso? O meglio: avremo dei risultati diversi dopo il voto? Non più di tanto. Vediamo che cosa cambia, come e che cosa si voterà da ora in poi.

Come si voterà per la Camera

Dopo il parere della Consulta, alla Camera dei Deputati si voterà con l’Italicum modificato proprio dalla Corte Costituzionale. Il sistema sarà proporzionale con premio di maggioranza per la lista che raggiungerà almeno il 40% dei voti. A questa lista verranno assegnati 340 seggi su 617, cioè il 55%. Restano fuori da questo calcolo il seggio assegnato alla Valle d’Aosta ed i 12 deputati eletti all’estero.

Per quanto riguarda le liste, saranno bloccati solo i capilista. Significa che saranno i primi ad ottenere un seggio, mentre il resto dei candidati saranno eletti in base alle preferenze. I capilista potranno presentarsi in più collegi fino ad un massimo di 10 ma, in caso di vittoria in più di uno, non potranno scegliere quale di quei collegi rappresenteranno: sarà deciso tramite sorteggio. L’elettore, al momento del voto, potrà esprimere fino a due preferenze. La soglia di sbarramento viene fissata al 3% su base nazionale: chi non raggiungerà complessivamente quella soglia, non avrà rappresentanza alla Camera. Per le minoranze linguistiche che si presentano nelle rispettive regioni, la soglia di sbarramento è del 20%. Infine, il numero dei collegi elettorali: saranno 100 più quello degli italiani all’estero.

Capitolo a parte per Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, che restano fuori dal sistema proporzionale. Nelle province di Trento e Bolzano si voterà in 8 collegi uninominali ed in Val d’Aosta in 1.

Bocciata, quindi, la possibilità del ballottaggio, cioè di uno spareggio dopo due settimane dal voto tra i due partiti più votati se questi non avessero ottenuto il 40% dei consensi.

La Consulta ha dichiarato questa legge immediatamente applicabile. Vuol dire se si potrebbe andare alle urne con questo sistema immediatamente.

Come si voterà per il Senato

Per il Senato, invece, si voterà con il Consultellum, cioè con la legge elettorale figlia di una sentenza della Corte Costituzionale [1] che, nel dicembre del 2013, bocciò le liste bloccate ed il premio di maggioranza previsti nella legge elettorale precedente, la cosiddetta Porcellum, con cui si è andati alle urne dal 2006 in poi.

Che differenza c’è tra Italicum e Consultellum? La legge elettorale con cui si andrà a votare per il Senato prevede un sistema proporzionale ma senza il premio di maggioranza. Sarà possibile, dunque, come succede adesso, che tra maggioranza ed opposizione ci sia un distacco molto esiguo.

Il Consultellum non prevede delle liste bloccate e l’elettore potrà esprimere una sola preferenza e non due, come per la Camera.

La soglia di sbarramento al Senato è dell’8% per le liste o del 3% se quella lista è in coalizione. Per le coalizioni, invece, lo sbarramento sale al 20%. Significa che se una coalizione raggiunge quella soglia riesce ad ottenere dei seggi al Senato. Così come li ottiene la lista che raggiunge il 3% se fa parte di quella coalizione. Se, invece, si presenta da sola, come detto prima, deve ottenere almeno l’8% per occupare un posto a Palazzo Madama.

I collegi elettorali saranno 21: uno per ogni regione più il collegio degli italiani residenti all’estero.

note

[1] Corte Cost., sent. n. 1/2014.


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