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Danni da tatuaggio: si ha diritto al risarcimento?

6 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 febbraio 2017



Che succede se il tatuatore lavora con strumenti non sterilizzati e ci si prende un’infezione? E se c’è un danno estetico? L’obbligo del consenso informato.

Un tatuaggio fatto male può avere due tipi di conseguenze: una di tipo estetico e una, che potrebbe essere ben più grave, di tipo sanitario. In entrambi i casi, per i danni da tatuaggio si ha diritto al risarcimento? Sì se il danno è stato causato dal tatuatore e non dal cliente. Il quale, comunque, prima di sottoporsi al tatuaggio, deve firmare un consenso informato. Ma vediamo una cosa alla volta.

Tatuaggi: il consenso informato

Prima che il “tichi-tichi” degli aghi (piacevole per alcuni, insopportabile per altri) cominci a disegnarci il tatuaggio scelto, è necessario sottoscrivere un consenso informato. Si tratta di un’autorizzazione del cliente a ricevere il trattamento scelto. Un’informativa in cui si propone che il cliente, nero su bianco, accetti liberamente quel tipo di prestazione.

Il consenso informato è obbligatorio prima di sottoporsi ad un tatuaggio e serve anche per ottenere le informazioni necessarie sullo stato di salute del cliente e sugli eventuali rischi che corre accettando di farsi un tattoo. In questo modo, il personale sanitario sa come comportarsi se dovessero venire fuori delle allergie o delle reazioni negative al tatuaggio.

Se a chiedere un tatuaggio è un minorenne, il consenso informato dovrà essere sottoscritto dai genitori.

Danni da tatuaggio di tipo sanitario

Un tatuaggio fatto male, con degli strumenti non sterilizzati a dovere o ignorando un particolare problema del cliente, può provocare da un semplice arrossamento ad una reazione allergica che richiede la rimozione del tatuaggio e che si protrae per diversi mesi. Almeno un quarto dei giovani che si sono sottoposti ad un tattoo ha riscontrato un problema allergico. Per questi danni da tatuaggio si ha diritto al risarcimento?

Il tatuatore è responsabile se ha lavorato senza un’adeguata sterilizzazione dell’attrezzatura o del luogo di lavoro oppure ha commesso qualche altra carenza (il cliente gli ha segnalato una situazione specifica ma lui ha fatto finta di niente pur di fare il tatuaggio e incassare i soldi). Di conseguenza, il tatuatore può essere citato per pagare un risarcimento, il cui ammontare va quantificato dal giudice in base al danno.

Cosa può fare il cliente? Bussare a due porte: a quella di un avvocato, per farsi assistere legalmente, e a quella di un medico legale che stabilisca l’entità del danno.

Quando non si ha diritto al risarcimento per danni da tatuaggio di tipo sanitario? Quando il cliente non segue le opportune indicazioni su come comportarsi dopo il tatuaggio (cure, trattamenti, ecc.). Oppure quando sul consenso informato obbligatorio non ha riportato tutte le informazioni riguardanti il suo stato di salute o eventuali problemi di tipo sanitario (predisposizione ad allergie, patologie di tipo cutaneo, ecc.).

Non si ha diritto al risarcimento, comunque, di fronte ad un problema di cui il tatuatore non è responsabile. Trattandosi di una scelta del cliente, quest’ultimo si assume anche questi rischi.

Badate bene, comunque. Ci sono due aspetti da non sottovalutare. Il primo, il fatto che non esiste un albo professionale dei tatuatori. Chi vuole avviarsi a questa professione deve soltanto frequentare obbligatoriamente un corso di formazione di 90 ore. Poi, va alla Camera di Commercio, apre una partita Iva, si arma di aghi e colori e comincia l’attività. Non esistendo un albo, non esiste, quindi, un codice deontologico. Ci si fida del suo buon senso e della sua capacità. Nient’altro.

La seconda questione: nonostante il tatuatore utilizzi per il suo mestiere degli aghi che iniettano una sostanza sottopelle, quest’attività non viene considerata tra quelle pericolose previste dal Codice civile [1], cioè tra quelle per cui è riconosciuto un risarcimento dei danni provocati dall’attività stessa o dagli strumenti con cui viene svolta. Tuttavia, un giudice può ritenere che il tatuatore ha provocato un danno per avere lavorato con negligenza o senza avere adottato le precauzioni necessarie e dare, così, ragione al cliente.

Danni da tatuaggio di tipo estetico

Meno frequenti (e meno gravi) sono i danni da tatuaggio di tipo estetico. Ricordiamo che un tatuaggio lo si porta a vita, a meno di ricorrere alle sofisticate e poco economiche tecniche per rimuoverlo. Che succederebbe se dicendo al tatuatore di disegnarvi il volto di Richard Gere e vi trovaste, per assurdo, quello di Paperino?

Battute a parte, se il tatuatore non rispetta il disegno originale scelto dal cliente, non è detto che quest’ultimo possa chiedere un risarcimento.

Nonostante qualcuno abbia provato a portare un tatuatore in Tribunale per chiedere i danni estetici da tatuaggio (e tuttora non c’è una sentenza in merito), la fedeltà con cui viene riprodotto un disegno dipende dalla bravura del tatuatore. Se un cliente si rivolge ad uno poco capace perché anche poco costoso, sa il rischio che corre. Se vuole maggiori garanzie, dovrà farsi tatuare da un professionista più bravo.

Inoltre, quello che si riporta sulla pelle viene considerato un lavoro artistico (che piaccia o no il disegno scelto). Stabilire, a questo punto, se il lavoro è stato fatto bene o male è sempre soggettivo. A meno che, appunto, non compaia Paperino al posto di Richard Gere.

Conviene, comunque, anche di fronte ad un danno estetico da tatuaggio, sentire un avvocato.

note

[1] Art. 2050 cod. civ.


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