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Visita medica obbligatoria, è retribuita?

12 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 febbraio 2017



La visita medica obbligatoria fa parte dell’orario di lavoro o deve essere scalata dai permessi? 

Il mio datore di lavoro mi ha mandato a fare la visita medica obbligatoria per la sicurezza, ma mi ha scalato le ore dai permessi: può farlo?

Le visite mediche che i lavoratori devono effettuare obbligatoriamente, per adempiere agli obblighi previsti dal Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro [1], fanno parte dell’orario di lavoro a tutti gli effetti.

Si tratta, infatti, di un obbligo strettamente collegato con l’attività lavorativa: pertanto, non è rilevante che, durante la visita medica e durante gli spostamenti effettuati per recarsi dal luogo di lavoro all’ambulatorio e viceversa, il dipendente non stia svolgendo le sue mansioni. Il dipendente, difatti, sta adempiendo a un obbligo previsto dalla legge e strettamente collegato con l’attività lavorativa: per cui, per tutta la durata degli accertamenti sanitari e degli spostamenti necessari, il lavoratore rientra nella disponibilità del datore di lavoro.

Il dubbio è stato chiarito da una risposta del Ministero del lavoro a un recente interpello [2]: nessuna trattenuta può essere dunque fatta al dipendente per essersi assentato dal luogo di lavoro per effettuare le visite mediche obbligatorie, né, tantomeno, le ore possono essere scalate dai permessi, anche se retribuiti.

Orario di lavoro: lavoratore a disposizione

Il parere del Ministero del Lavoro conferma quanto stabilito dalla Direttiva Ce in materia di orario di lavoro [3], recepita, nel nostro ordinamento, dal Decreto sull’orario di lavoro [4]: la direttiva, in particolare, definisce come orario di lavoro qualunque momento in cui il lavoratore esercita la sua attività o le sue funzioni, restando a disposizione del datore di lavoro.

In particolare, un lavoratore può essere considerato a disposizione del proprio datore quando si trova in una situazione nella quale vi è l’obbligo giuridico di eseguire le direttive dell’azienda e di esercitare la propria attività in funzione del datore.

Al contrario, non può essere considerato a disposizione il dipendente, in quei periodi in cui è libero di dedicarsi ai propri interessi e di gestire liberamente il proprio tempo: pertanto, tali frangenti non costituiscono orario di lavoro, conformemente a quanto previsto dalla Direttiva Ce.

Ad esempio, per i lavoratori privi di sede fissa, il tragitto di lavoro è generalmente deciso e programmato dal datore, compresi quelli da e per il domicilio del dipendente; questi percorsi devono essere remunerati come ore lavorate.

Rientra nell’orario di lavoro anche il cosiddetto tempo tuta, cioè il tempo necessario al lavoratore, una volta arrivato in sede, per cambiarsi e indossare la divisa di lavoro.

note

[1] D.lgs. 81/2008.

[2] Mlps, risp. Interpello n. 14/2016.

[3] Dir. CE 88/03.

[4] D.lgs 66/03.

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2 Commenti

  1. Cosa succede nel caso dovessi recarmi a 200 km dal mio luogo di lavoro per effettuare la visita medica? è possibile ricevere un rimborso spese per benzina/autostrada, o solo le ore effettive vengono retribuite?

  2. Buongiorno,
    mi ritrovo nella medesima situazione del sig. Giorgio (mio omonimo) in cui mi si manda fuori sede per le visite di lavoro e mi si dice che l’INAIL non copre il trasferimento effettuato con il mezzo privato, e sono quindi tenuto ad usare mezzi pubblici per avere tale copertura. Inoltre mi si dice che le spese (più biglietti di diversi mezzi pubblici) spettano a me e non verranno rimborsate dal datore di lavoro (che mi obbliga a farle).
    Come devo comportarmi?

    Grazie mille

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