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Lo sai che? Ici: va pagata sulla seconda casa?

Lo sai che? Pubblicato il 14 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 febbraio 2017

Sono comproprietario, con mio suocero, di una villetta di 2 unità abitative separate al catasto. Devo pagare l’Ici sul secondo appartamento in quanto non può essere considerato abitazione principale?

Il lettore chiede di conoscere se, essendo comproprietario con suo suocero di due distinte unità immobiliari (diversamente accatastate e facenti parte di un’unica villetta), ma abitate da distinti nuclei familiari su piani diversi, il Comune ha diritto a chiedere il pagamento dell’Ici (prima della riforma Imu) su una delle due unità immobiliari, non potendo, entrambe, considerarsi abitazione principale.

Secondo la tesi del ministero delle Finanze, le agevolazioni previste per l’abitazione principale in materia di Ici possono applicarsi, in tale fattispecie, soltanto ad una unità immobiliare [1]; alle altre, ancorché formanti di fatto un’unica abitazione, deve essere applicata l’aliquota deliberata per gli altri fabbricati fino a quando non si perviene ad unificare catastalmente gli immobili. Anche parte della giurisprudenza di merito delle Commissioni Tributarie, in alcuni casi, prima dell’intervento della Cassazione, aveva negato l’accorpamento di più unità immobiliari ai fini delle agevolazioni [2]. La Corte di Cassazione [3] fa propria un’interpretazione estensiva delle norme relative all’applicazione delle agevolazioni in materia di Ici, in base ad un principio di trattamento più favorevole nei confronti del contribuente. In particolare, essa sostiene che deve affermarsi il principio secondo cui ai fini dell’imposta comunale sugli immobili (Ici), il contemporaneo utilizzo di più di una unità catastale come abitazione principale non costituisce ostacolo all’applicazione, per tutte, dell’aliquota prevista per l’abitazione principale, sempre che il derivato complesso abitativo utilizzato non trascenda la categoria catastale delle unità che lo compongono, assumendo rilievo, a tal fine, non il numero delle unità catastali ma la prova dell’effettiva utilizzazione ad abitazione principale dell’immobile complessivamente considerato, ferma restando, ovviamente, la spettanza della detrazione prevista una sola volta per tutte le unità [4]. La sentenza citata è stata ampiamente commentata, a volte mettendo l’accento sulla disapplicazione delle risultanze catastali, altre volte evidenziando aspetti di criticità derivanti dall’applicazione del principio affermato, sia per le difficoltà di controllare e contrastare comportamenti elusivi, sia perché la legge richiama espressamente e ripetutamente il concetto di “unità immobiliare”.

Pur considerando quanto sopra, la stessa Cassazione, con successivi interventi, ha consolidato il precedente orientamento a favore del contribuente, ritenendo che il contemporaneo utilizzo come abitazione principale, di più di un’unità catastale, in proprietà della medesima persona, non è di ostacolo all’applicazione, per tutte, dell’aliquota prevista per l’abitazione principale, evidenziando tale principio il favore del legislatore per l’abitazione principale.

Considerato tutto ciò è, tuttavia, opportuno valutare ogni singolo caso concreto, come quello oggetto del presente parere che potrebbe discostarsi da quello preso in esame dalla Cassazione. La giurisprudenza, anche della Cassazione, si esprime sempre su un caso concreto e quindi è di volta in volta necessaria ed opportuna una verifica:

  1. circa l’effettiva destinazione ad unica abitazione principale delle due o più unità immobiliari per le quali viene chiesta l’agevolazione/esenzione;
  2. se il derivato complesso abitativo utilizzato non trascenda la categoria catastale delle unità che lo compongono e, quindi, verificare se con l’unificazione delle unità immobiliari non si sia formata un’abitazione con le caratteristiche previste per le categorie A1, A8 ed A9, che, com’è noto, sono escluse dall’esenzione (abitazioni c.d. di lusso).

Non conoscendo la realtà effettiva delle unità immobiliari, non si può esprimere un giudizio sul possibile accoglimento di un ricorso, ma, tenendo, conto degli elementi specificati nella richiesta, l’eventuale vittoria del contenzioso dipende, sostanzialmente, dalla capacità (o incapacità) del Comune di dare prova, in giudizio, della esistenza di un’abitazione di lusso a seguito dell’ipotetico accorpamento delle due unità e/o della diversa destinazione d’uso dell’unità abitativa, per cui, previa valutazione dell’accertamento e degli importi richiesti, si consiglia comunque di opporsi alla richiesta del Comune, vista, per esperienza la scarsa attività difensiva svolta dall’ente.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Paolo Florio

note

[1] Cfr. Risoluzione del ministero delle Finanze n. 6 del 07.05.2002.

[2] Divenute poi esenzioni ai sensi dell’art. 8 d. lgs. n. 504 del 30.12.1992.

[3] Cass. sent. n. 25902 del 29.10.2008.

[4] Cass. sent. n. 12269 del 19.05.2010.


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