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Con il tfr si devono pagare i debiti del lavoratore defunto?

14 febbraio 2017


Con il tfr si devono pagare i debiti del lavoratore defunto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 febbraio 2017



Mia madre è morta in servizio. Occorre pagare i suoi debiti prendendo il tfr o si può fare la rinuncia all’eredità ? Sono disoccupata ed ero a carico di mia madre, ho un fratello più grande e siamo orfani anche di padre.

Il tfr maturato in costanza di rapporto di lavoro dalla madre si devolve agli eredi come diritto proprio e personale e non come diritto successorio. In altre parole, esso non entra a far parte dell’attivo ereditario [1]: la sua corresponsione, dunque, è indipendente dall’accettazione dell’eredità e l’ente previdenziale non è obbligato ad acquisire, prima di disporne il pagamento, il certificato di avvenuta presentazione della denuncia di successione oppure la dichiarazione da parte dell’interessato che non sussiste l’obbligo di presentarla [2]. Tale premessa per chiarire che una decisione di avanzare richiesta presso il datore di lavoro, avente a oggetto la corresponsione alla lettrice e al fratello del tfr maturato dalla madre, non avrebbe conseguenze in merito a una loro eventuale decisione di rinunciare all’eredità. Vale a dire che tanto lei quanto suo fratello, eredi legittimi della loro madre, potrebbero rinunciare all’eredità di quest’ultima e al contempo chiedere il pagamento del tfr senza che quest’ultimo atto sia incompatibile col primo. Discorso analogo può essere fatto per ciò che concerne la cosiddetta indennità sostitutiva del preavviso che, in caso di morte del lavoratore, è sempre dovuta ai superstiti. Generalmente tale indennità è dovuta nei casi di cessazione dei rapporti di lavoro da parte del soggetto che recede senza rispettare il preavviso e compensa la parte che subisce il recesso immediato. La morte del lavoratore, tuttavia, rientra nei casi in cui l’indennità sostitutiva è dovuta in assoluto per situazioni di sopravvenuta impossibilità di svolgere la prestazione lavorativa. Essa deve essere calcolata sulla base della retribuzione normalmente spettante al lavoratore in atto al momento della cessazione del rapporto [3]. Tutti gli altri compensi maturati durante il rapporto di lavoro invece (retribuzione, ratei di mensilità aggiuntive – come, ad esempio, la tredicesima – indennità per ferie non godute, permessi non goduti, ecc…) sono assegnati in base alla successione: essi, dunque, rientrano nell’attivo ereditario e la loro richiesta comporta accettazione dell’eredità. Dunque un’eventuale rinuncia all’eredità comporterà necessariamente la perdita del diritto alla riscossione di tali compensi.

Quanto alla circostanza riferita dell’essere completamente a carico della madre si esclude, a seconda dell’età della lettrice, la possibilità di richiedere la pensione di reversibilità o comunque quella indiretta. Occorre verificare la possibilità di richiedere l’indennità una tantum, che spetta ai familiari del lavoratore deceduto assicurato all’Inps a partire dal 1° gennaio 1996  in assenza dei presupposti utili al riconoscimento della pensione ai superstiti (ad esempio, pensione di reversibilità o quella indiretta), in misura pari all’ammontare mensile dell’assegno sociale moltiplicato per il numero delle annualità di contribuzione accreditata a favore dell’assicurato. È necessario, tuttavia, che i familiari non abbiano diritto a rendite per infortunio sul lavoro o malattia professionale in conseguenza della morte dell’assicurato e si trovino, alla data di decesso dell’assicurato, nelle condizioni reddituali richieste per l’ottenimento dell’assegno sociale. Tale indennità viene ripartita dietro apposita domanda il cui termine di prescrizione è decennale a partire dalla morte del lavoratore.

 

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] Art. 12, co. 1, lett. c), d.lgs. n. 346 del 31.10.1990.

[2] Art. 48, co. 3, d. lgs. n. 346 del 31.10.1990.

[3] Cass. sent. n. 8496 del 22.06.2000.

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