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Ciclista non si ferma allo stop: è responsabile?

29 gennaio 2017


Ciclista non si ferma allo stop: è responsabile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 gennaio 2017



Incidente stradale: anche per il ciclista valgono le comuni regole del codice della strada previste per gli automobilisti.

Anche il ciclista deve rispettare lo stop e fermarsi per lasciare passare le auto con la precedenza: pertanto, se viola tale regola del codice della strada, è responsabile del proprio investimento e non può essere risarcito.

Se però non è chiara la sua esclusiva responsabilità e l’altro conducente, coinvolto nell’incidente, non dimostrato di aver fatto tutto il possibile per evitare l’urto, scatta il concorso di colpa. È quanto chiarito dal Tribunale di Pordenone in una recente sentenza [1]. La questione – che non vale solo per i ciclisti, ma per tutti gli incidenti stradali tra autoveicoli, ciclomotori e biciclette – può sembrare difficile da comprendere, ma non lo è; bisogna però chiarire bene come stanno le cose.

Si parte dal concorso di colpa

Per tutti gli incidenti stradali, si parte sempre dal concorso di colpa. In buona sostanza ciò significa che, in assenza di «prove contrarie» i danni vengono divisi tra i due conducenti e l’assicurazione pagherà, a ciascuno dei due, il 50% del risarcimento.

Per superare il concorso di colpa e ottenere il risarcimento integrale del danno, è necessario non solo dimostrare che la responsabilità integrale dell’incidente è della controparte (ad esempio per aver violato le norme del codice stradale), ma di aver fatto ugualmente di tutto per evitare l’incidente.

A riguardo la Cassazione ha chiarito che «nel caso di scontro tra veicoli, ove venga accertata la colpa di uno dei conducenti, non può, per ciò solo, ritenersi superata la presunzione posta a carico anche dell’altro, essendo necessario verificare in concreto se quest’ultimo abbia o meno tenuto una condotta di guida corretta [2]».

Facciamo un esempio. Una bicicletta non si ferma allo stop; un motociclista che passava di là la investe. Indubbiamente il fatto che il ciclista abbia violato il codice della strada implica già per questi una parte di colpa. Ma l’altro conducente si presume, in via automatica, corresponsabile dell’incidente (e subirà il concorso di colpa), salvo dimostri – non solo la violazione della norma stradale da parte dell’antagonista ma anche – di aver tenuto una condotta di guida prudente. Limitarsi a provare solo l’illecito altrui non esclude il concorso di colpa. Il fatto, ad esempio, che siano arrivati i vigili e abbiano multato una delle due auto coinvolte nell’incidente non significa che il risarcimento andrà integralmente all’altra se questa non prova di aver fatto di tutto per evitare l’urto.

Insomma, il concorso di colpa scatta in tutti quei casi in cui vi sia una “insufficienza di prova”: prova che non concerne solo la condotta negligente dell’altro conducente, ma anche la propria prudenza allo sterzo.

La doppia prova per evitare la responsabilità nell’incidente

La sentenza in commento ribadisce proprio questo principio: in caso di incidente stradale, per superare la presunzione di responsabilità al 50% tra i veicoli coinvolti (siano essi auto, moto o biciclette), è necessario provare:

  • la colpa dell’altro conducente;
  • di aver tenuto una condotta di guida adeguata ed aver fatto di tutto per evitare il danno, mantenendo una velocità adeguata al luogo del sinistro. Dimostrare di aver fatto una manovra di emergenza per evitare il contatto o l’investimento è del tutto inutile e non esclude la responsabilità del danneggiato: ciò infatti avvalora piuttosto la tesi opposta, ossia che il conducente non aveva una velocità di guida consona alle caratteristiche del luogo.

note

[1] Trib. Pordenone sent. n 692/2016.

[2] Cass. sent. n. 23431/2014.

Autore immagine: 123rf com

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