Reversibilità, pensione più bassa per gli eredi del lavoratore

27 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 gennaio 2017



La Corte costituzionale ha deciso che la pensione ai superstiti indiretta deve essere calcolata con riferimento all’età di 57 anni.

Assegno più basso per chi ha diritto alla pensione di reversibilità, o meglio alla pensione ai superstiti indiretta, se il dante causa deceduto era un lavoratore e non un pensionato: in questi casi, difatti, il coefficiente di trasformazione per calcolare la quota contributiva della pensione (cioè la quota che deve essere determinata col sistema di calcolo contributivo) è quello corrispondente a 57 anni di età e non all’età prevista per la pensione di vecchiaia, pari a 66 anni e 7 mesi. Lo ha stabilito, con una recente sentenza, la Corte Costituzionale [1]: secondo la Corte, se si utilizzasse per tutti il coefficiente valido per la pensione di vecchiaia si assimilerebbero situazioni diverse in modo iniquo, senza considerare l’effettiva permanenza in servizio del lavoratore dante causa. La pensione ai superstiti indiretta, infatti, si differenzia dalla pensione di reversibilità vera e propria perché viene riconosciuta anche in assenza di un autonomo diritto al trattamento del lavoratore deceduto. Utilizzando un coefficiente di calcolo uguale per tutti sarebbe, al contrario, svantaggiato il lavoratore rimasto in servizio per un periodo più lungo e si uniformerebbe verso l’alto in modo indiscriminato il trattamento riconosciuto ai superstiti.

Pensione: come funziona il calcolo contributivo

Ma per quale motivo il coefficiente di trasformazione è così importante nel calcolo della pensione? Il motivo è semplice: la quota contributiva di pensione (calcolata relativamente agli anni dal 2012 in poi, per i lavoratori che possiedono oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 e dal 1996 in poi per gli altri), al contrario della quota retributiva, viene determinata sulla base dei contributi versati e non degli ultimi stipendi. Il coefficiente di trasformazione, poi, ha il compito di trasformare la somma dei contributi, detta montante contributivo, in pensione.

Facciamo un esempio per capire meglio: se un lavoratore ha un montante contributivo pari a 300.000 euro e si pensiona a 57 anni di età, la sua pensione sarà pari a 12.738 euro annui (300.000 * 4,246%, coefficiente valido per 57 anni di età); se allo stesso lavoratore, con lo stesso montante, viene applicato il coefficiente corrispondente a 66 anni e 7 mesi di età (età pensionabile valida per il trattamento di vecchiaia Inps), la pensione ammonterà invece a 16.857 euro annui (300.000*5,619%, coefficiente valido per 57 anni di età). Il lavoratore avrebbe dunque diritto a oltre 4.000 euro in più all’anno.

Pensione di reversibilità: quale percentuale si applica?

La pensione ai superstiti, ad ogni modo, corrisponde solo in rari casi al 100% della pensione a cui avrebbe avuto il lavoratore deceduto.

Le quote spettanti, difatti, sono:

  • coniuge solo: 60%
  • coniuge ed un figlio: 80%
  • coniuge e due o più figli: 100%
  • un figlio: 70%
  • due figli: 80%
  • tre o più figli: 100%
  • un genitore: 15%
  • due genitori: 30%
  • un fratello o una sorella: 15%
  • due fratelli o sorelle: 30%
  • tre fratelli o sorelle: 45%
  • quattro fratelli o sorelle: 60%
  • cinque fratelli o sorelle: 75%
  • sei fratelli o sorelle: 90%
  • sette o più fratelli o sorelle: 100%.

La pensione ai superstiti non può in nessun caso essere, nel suo complesso, inferiore al trattamento minimo (fatti salvi i limiti di reddito) o superiore all’intero ammontare della pensione spettante al deceduto.

Pensione di reversibilità: requisiti contributivi

Non in tutti i casi in cui il dante causa deceduto era lavoratore, poi, si ha diritto alla pensione ai superstiti. La pensione, infatti, è liquidata se si verifica una delle seguenti ipotesi:

  • il deceduto era titolare di pensione di vecchiaia o di anzianità o di inabilità (in questo caso, parliamo di pensione di reversibilità);
  • al momento del decesso l’assicurato aveva raggiunto i requisiti contributivi richiesti per le prestazioni di invalidità (cinque anni di contribuzione di cui almeno tre nell’ultimo quinquennio);
  • al momento del decesso l’assicurato aveva raggiunto i requisiti contributivi richiesti per la pensione di vecchiaia: in questo caso, come abbiamo visto, non rileva l’età dell’assicurato deceduto, ma si deve applicare il coefficiente di trasformazione relativo a 57 anni di età; inoltre, non sono necessari 20 anni di contributi, ma ne bastano 15 perché alle pensioni ai superstiti non si applica l’elevazione dei requisiti di assicurazione e di contribuzione ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia.

note

[1] C. Cost sent. n. 23/2017.

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