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Lo sai che? Che succede se non pago le spese legali nel processo penale?

Lo sai che? Pubblicato il 28 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 gennaio 2017

Brevi cenni sulle differenze tra il processo civile e quello penale. Le spese legali nel processo penale: differenze tra le spese legali e spese di giustizia.

Il processo penale e il processo civile sono profondamente diversi: nel processo civile una persona (con terminologia tecnica detta «parte attrice») chiama in causa un’altra persona (detta «parte convenuta») avanzando nei confronti di quest’ultima una pretesa di carattere civilistico.

Volendo fare un esempio, immaginiamo che Tizio abbia prestato del denaro a Caio e che Caio si rifiuti di restituire il prestito ricevuto sostenendo che, in realtà, non si tratterebbe di un prestito ma del pagamento per attività lavorative svolte nell’interesse di Tizio. In questa ipotesi Tizio, per avere ragione delle sue pretese, dovrà rivolgersi al giudice, «citando in giudizio» Caio.

Nel processo penale, invece, vi è una parte pubblica (l’ufficio del pubblico ministero)  che, ritenendo che siano stati commessi dei reati, esercita l’azione penale nei confronti dell’imputato, affinchè questi possa essere condannato alla pena prevista dalla legge per il tipo di reato commesso.

Immaginiamo, per fare un esempio che chiarisca la questione, che Tizio sia arrestato perché sorpreso nell’atto di cedere sostanze stupefacenti. In questo caso, Tizio sarà processato per violazione della legge sugli stupefacenti [1] e, se ritenuto colpevole, sarà condannato alla pena prevista dalla legge per quel reato,  determinata secondo il prudente apprezzamento del giudice.

Le evidenziate differenze «funzionali» del processo civile rispetto a quello penale, coinvolgono, evidentemente, anche l’aspetto relativo al regime delle spese legali che le parti si trovano a dover sostenere: nel processo civile vige, volendo semplificare il più possibile,  la «regola della soccombenza» [2] secondo la quale, in buona sostanza,  il giudice, nel decidere la causa, provvederà a condannare la parte soccombente (la parte che ha perso la causa) anche al pagamento delle spese legali che la parte vincitrice ha dovuto sostenere.

Nel processo penale, invece, non vi è mai, salvo il caso di costituzione di parte civile [3], una formale condanna dell’imputato al pagamento delle spese legali (intese quali pagamenti per l’attività professionale prestata dall’avvocato nei suoi interessi).

Il diverso regime è giustificato dalla diversità degli scopi e delle funzioni cui tendono i processi in confronto: nel processo civile due (o più) parti private si rivolgono al giudice per il riconoscimento di determinate pretese. La parte che avrà torto (la parte soccombente) potrà essere condannata alle spese sostenute dalla parte vincitrice perché, in buona sostanza, l’inizio e lo svolgimento della causa è stato condizionato dalla volontà delle parti di intraprenderla e proseguirla.

Nel processo penale, invece, l’imputato subisce l’esercizio dell’azione penale senza che, ovviamente, la sua volontà possa condizionarne lo svolgimento.

Negli esempi che si facevano, infatti, possiamo dire che nel processo civile Tizio e Caio potrebbero, anche in corso del giudizio, accordarsi facendo con ciò venire meno il processo. Nel processo penale, invece, non vi è possibilità per l’imputato di far venire meno il processo e di evitare la condanna (salvo per quei processi che riguardano reati perseguibili solo a querela di parte  – sul punto specifico ho scritto altro articolo al quale si rimanda alla lettura dell’articolo Reati perseguibili d’ufficio e reati perseguibili su querela– accordandosi con il pubblico ministero che costituisce l’altra parte del processo penale.

Quando, nel processo penale si parla di spese legali ci si riferisce, perciò, al pagamento delle prestazioni professionali svolte dall’avvocato nell’interesse dell’imputato suo assistito.

 

Spese legali e spese di giustizia

Le spese legali non vanno confuse con le cosiddette «spese di giustizia».

Le spese di giustizia si riferiscono, infatti, ai compensi e alle indennità spettanti a soggetti terzi (nel processo penale sono terze tutte le persone diverse dalle parti e dal giudice quali, ad esempio,  i consulenti tecnici e i testimoni)  liquidati dal giudice. In caso di accertata responsabilità, l’imputato sarà anche condannato al pagamento non delle spese legali ma al pagamento delle spese di giustizia anticipate dall’erario, secondo le procedure di recupero forzoso previste dalla legge [4].

Il mancato pagamento delle spese legali nel processo penale, intese quali pagamenti per le prestazioni professionali dell’avvocato (o anche dei consulenti di parte) comporta l’avvio di un procedimento di tipo civilistico che l’avvocato dovrà azionare nei confronti del proprio cliente che non ha provveduto a retribuirlo per l’attività professionale prestata nel suo interesse.

Di norma, l’avvocato provvederà a notificare al cliente inadempiente, fattura con specificazione gli importi cui ha diritto per le attività professionali svolte, intimando il pagamento delle somme richieste «entro e non oltre» un certo termine (es. dieci giorni).

Nella eventualità in cui «l’intimato» (ovvero il cliente inadempiente), nonostante la formale intimazione, dovesse continuare ad essere inadempiente e, sul presupposto della mancata contestazione della fattura e degli importi richiesti si potrà dar luogo alle procedure di recupero forzoso del credito, richiedendo al giudice competente (il giudice civile) l’emissione del cosiddetto «decreto ingiuntivo» [5] che, ove non opposto, costituisce titolo in forza del quale si può procedere alla esecuzione forzata con il pignoramento dei beni del debitore.


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