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Se il pedone cade in una buca piena d’acqua chi risarcisce?

27 gennaio 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 27 gennaio 2017



Che prevede la legge in caso di incidente ad un pedone dovuto alla caduta in una buca colma d’acqua posta sul marciapiede?

Nel caso di caduta di un pedone in una buca colma di acqua piovana formatasi sul marciapiede di una strada comunale, tenuto a risarcire i danni è esclusivamente il Comune, in qualità di custode ex art. 2051 c.c., essendosi il fatto lesivo determinato per il deficit di manutenzione stradale causalmente riconducibile in via esclusiva al transito sul tratto sconnesso, manutenzione che avrebbe dovuto essere effettuata dall’ente proprietario (Trib. Napoli, 4 ottobre 2004).

Conforme App. Roma, 15 gennaio 2007

«La pubblica amministrazione è responsabile, ex art. 2051 c.c., per i danni derivanti da insidia o trabocchetto stradale, per avere colposamente creato una situazione oggettivamente pericolosa e soggettivamente imprevedibile che non poteva e doveva sfuggire al controllo dell’ente proprietario che era in grado di custodire efficacemente il bene (Nel caso di specie, l’utente era caduto a terra a causa di una buca non segnalata e non visibile, la quale costituiva in concreto un pericolo occulto del tutto imprevedibile)».

Anche secondo la Suprema Corte (Cass. 18 febbraio 2014, n. 3793) con riferimento alla responsabilità della P.A. sui beni di sua proprietà, ivi comprese le strade, va ribadito che l’ente  proprietario  di  una  strada  aperta  al  pubblico  transito  si  presume  responsabile, ai  sensi  dell’art.  2051  c.c.,  dei  sinistri  causati  dalla  particolare  conformazione della strada o delle sue pertinenze.

Tale responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, che può consistere, sia in una alterazione dello stato dei luoghi imprevista, imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o segnalabile ai conducenti nemmeno con l’uso dell’ordinaria diligenza, sia nella condotta della stessa vittima, consistita nell’omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe e che, attraverso l’impropria utilizzazione del bene pubblico, abbia determinato l’interruzione del nesso eziologico tra lo stesso bene in custodia ed il danno (Cass. 13 marzo 2013 n. 6306; Cass. 5 febbraio 2013 n. 2660). Poiché nella responsabilità ex art. 2051 c.c. è sufficiente all’attore provare che il danno lamentato deriva dalla cosa da altri custodita, senza necessità di provare altresì la condotta omissiva o commissiva del custode, produttrice del danno, salvo a questi l’onere della prova del caso fortuito.

Il giudicante di merito non può, dunque, ritenere sussistente alcun onere probatorio a carico del danneggiato, oltre a quello di dimostrare la sussistenza dell’evento dannoso ed il suo rapporto di causalità con il modo di essere della   cosa.

Peraltro l’incidenza di eventuale colpa del danneggiato nella produzione del danno implica l’accertamento di presupposti diversi, attinenti al comportamento tenuto dall’utente e all’idoneità di tale condotta a produrre di per sé l’evento, ovvero ad essere ritenuta quanto meno concausa, ai fini di un concorso di colpa (Cass. 22 aprile 1998, n. 4070).

Mette conto altresì evidenziare che, ai fini dell’accertamento della responsabilità dell’ente pubblico proprietario di una strada per i danni subiti dall’utente a causa delle condizioni di manutenzione della stessa — accertamento da compiersi non in astratto ma in concreto, tenendo conto delle circostanze di tempo e di luogo nelle quali si è verificato il  sinistro — assume rilevanza anche la condotta del danneggiato, attesa la possibilità che questi, per colpa, si sia posto in una non corretta relazione con la situazione di pericolo (nella specie, una buca), creando egli stesso le condizioni per non avvedersene o non poterla, in seguito, evitare (Cass. 24 maggio 1997, n. 4632).

Nota bene

La diligenza del comportamento dell’utente del bene demaniale, e segnatamente della strada demaniale, va valutata anche in relazione all’affidamento che era ragionevole porre nell’utilizzo ordinario di quello specifico bene demaniale, con riguardo alle specifiche condizioni di luogo e di tempo.

Per il principio dell’affidamento il fatto che una persona agisca come membro di un determinato gruppo sociale comporta l’assunzione della responsabilità di saper riconoscere ed affrontare determinati pericoli secondo lo standard di diligenza e capacità del gruppo.

Qui il problema si pone solo in relazione al comportamento colposo o meno del danneggiato, il quale è connotato dall’affidamento, secondo criteri oggettivi e non soggettivi, che egli ripone nel ritenere esigibile da parte della p.a. custode, una determinata condotta di custodia in relazione ad un determinato bene.

In applicazione di tale  principio,  la  diligenza  che  è  richiesta  al  danneggiato  nell’uso  del bene demaniale, costituito nella specie da strada, sarà diversa a seconda che si tratti di una strada campestre o del corso principale della città, pur facendo capo entrambe allo stesso demanio stradale dello stesso Comune, proprio perchè il danneggiato fa affidamento su una diversa attività di controllo-custodia (che quindi ritiene esigibile) in relazione ai due tipi di strada dello stesso demanio (Cass., 8-3-2007, n. 5308).

Si configura in astratto la responsabilità ex art. 2051 c.c., salvo sempre il dovere del giudice di verificare in concreto se la buca colma d’acqua ed il consequenziale stato di pericolo da esso derivato fosse apprezzabile da un diligente utente della strada anche ai fini dell’applicabilità dei principi del fortuito concorrente od incidente.


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