Professionisti Lavori in corso e incidenti da cantieri stradali: chi risarcisce?

Professionisti Pubblicato il 28 gennaio 2017

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Chi è responsabile dell’incidente avvenuto a causa  dell’esistenza di un cantiere stradale?

In linea generale mette conto evidenziare che un cantiere edile è per sua natura un’area comportante l’insorgenza di rischi specifici e maggiori rispetto ad una zona non interessata da lavori, ragion per cui il soggetto che gestisce il cantiere assume un preciso obbligo di custodia (Trib.  Chieti 25 gennaio  2008).

Con particolare riferimento poi all’ipotesi di cantiere stradale, secondo Cass. 16 maggio 2008, n. 12425,  vanno distinte due   ipotesi.

Il primo  caso è quello di danni determinati dall’esistenza di un cantiere stradale, qualora l’area di cantiere risulti completamente enucleata,  delimitata  ed  affidata  all’esclusiva custodia dell’appaltatore, con conseguente assoluto divieto su di essa del traffico veicolare e pedonale, di tali danni subiti all’interno di questa area risponde esclusivamente l’appaltatore, che ne è l’unico   custode.

Diversamente, allorquando, invece, l’area su cui vengono eseguiti i lavori e insiste il cantiere risulti ancora adibita al traffico e, quindi,  utilizzata a fini di circolazione, denotando questa situazione la conservazione della custodia da parte dell’ente titolare della strada, sia pure insieme all’appaltatore, consegue che la responsabilità ai sensi dell’art. 2051 cod. civ. sussiste sia a carico dell’appaltatore che dell’ente, salva l’eventuale azione di regresso di quest’ultimo nei confronti del primo a norma dei comuni principi sulla responsabilità solidale.

Conformi: Cass., 6 luglio 2006, n. 15383; Cass., 25 giugno 2013, n. 15882

«In tema di danni determinati dall’esistenza di un cantiere stradale, qualora l’area di cantiere risulti completamente enucleata, delimitata ed affidata all’esclusiva custodia dell’appaltatore, con conseguente assoluto divieto su di essa del traffico veicolare e pedonale, dei danni subiti all’interno di questa area risponde esclusivamente l’appaltatore, che ne è l’unico custode. Allorquando, invece, l’area su cui vengono eseguiti i lavori e quindi insiste il cantiere, risulti ancora adibita al traffico e, quindi, utilizzata a fini di circolazione, denotando questa situazione la conservazione della custodia da parte dell’ente titolare della strada, sia pure insieme all’appaltatore, consegue che la responsabilità ai sensi dell’art. 2051 cod. civ. (in concreto non escludibile a carico dell’ente per le dimensioni necessariamente ridotte dell’area adibita a cantiere) sussiste sia a carico dell’appaltatore che dell’ente, salva l’eventuale azione di regresso di quest’ultimo nei confronti del primo a norma dei comuni principi sulla responsabilità solidale di cui al secondo comma dell’art. 2055 cod. civ., sulla base anche degli obblighi di segnalazione e manutenzione imposti dalla legge per opere e depositi stradali (art. 21 del d.lgs. n. 285 del 1992), nonché di quelli eventualmente discendenti dalla convenzione di appalto».

Dunque, in caso  di  perdurante  apertura  al  pubblico  traffico  di  un’area  interessata da lavori in corso, permane l’obbligo  di  custodia  dell’ente  pubblico  proprietario del  tratto  stradale, con la conseguenza che è tale ente ad essere tenuto, in  via esclusiva, ad apporre adeguata segnaletica stradale, trattandosi di adempimento    non riconducibile agli obblighi dell’impresa appaltatrice, in assenza di prova che il comune abbia, nell’ambito del contratto di appalto, trasferito all’impresa l’obbligo di una corretta ed efficace installazione della segnaletica in questione (Cass. 20 settembre 2011, n. 19129    la quale, in un sinistro stradale mortale, nel quale una delle auto aveva imboccato un tratto di strada con divieto d’accesso non idoneamente segnalato, intercettando così l’altro mezzo coinvolto nello scontro, ha riconosciuto la responsabilità ex art. 2051 cod. civ. del Comune per non aver provveduto alla segnalazione adeguata della non percorribilità del tratto in questione).

In ogni caso è d’uopo evidenziare che, in tema di appalto privato, l’appaltatore risponde nei confronti dei terzi per i danni verificatisi a causa dei lavori di manutenzione ovvero di rifacimento di un tratto di strada qualora, a prescindere dalla (eventuale) responsabilità concorrente dell’ente proprietario della strada e committente dei lavori, non abbia effettuato nei confronti di quest’ultimo la consegna ex art. 1665 cod. civ.. L’accertamento dell’avvenuta ricezione della consegna dell’opera da parte del committente rientra nei poteri del giudice del merito, il cui esercizio è insindacabile in sede di legittimità ove congruamente e logicamente motivato (Cass., 30 novembre 2011, n. 25592).

La S.C. ha affermato che la persistenza del traffico comporta la continuità dell’obbligo di custodia da parte della P.A., il quale si risolve anche nel dovere di vigilanza finalizzato all’adozione delle cautele atte ad evitare danni a terzi e ha, pertanto, confermato la decisione della corte di merito che aveva riconosciuto la concorrente responsabilità dell’ente proprietario della strada, per violazione del dovere di vigilanza allo stesso incombente, in relazione ai danni causati dall’insufficiente segnaletica di chiusura e delle relative opere interdittive da parte dell’appaltatore.


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