Professionisti I danni alle auto causati dal parcheggio comunale

Professionisti Pubblicato il 28 gennaio 2017

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È responsabile – ex art. 2051 c.c. – il Comune per i danni arrecati a veicoli e ascrivibili alla mancata messa in sicurezza dell’area adibita a parcheggio e del sovrastante costone di sua proprietà?

Nella fattispecie, esaminata dalla giurisprudenza di merito (Trib. Larino, 20 settembre 2007), il Comune convenuto si era difeso deducendo che il crollo del costone era avvenuto a causa di un evento meteorologico di carattere eccezionale, in una zona in cui non sussisteva alcun dovere o obbligo di manutenzione in capo al   Comune.

Ciò premesso in punto di fatto, occorre rilevare che la fattispecie in questione deve essere ricondotta alla responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c. sotto la rubrica «danno da cose in custodia», norma secondo la quale ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso  fortuito.

Conforme: Cass., 22 giugno 2007, n. 14609

«In tema di responsabilità da cose in custodia, la presunzione sancita a carico del custode dall’art. 2051 c.c. è esclusa quando la produzione del danno sia stata causalmente determinata dalla sola condotta del terzo, che, in quanto evento imprevedibile ed eccezionale — non riconducibile, perciò, al dinamismo proprio della cosa — abbia le caratteristiche del caso fortuito che esclude la responsabilità del custode (nella specie, è stata rigettata la domanda di risarcimento dei danni derivanti all’abitazione dell’attore dalle acque provenienti dal fondo del convenuto, avendo la S.C., nel confermare la decisione impugnata, ravvisato il caso fortuito nella realizzazione da parte del terzo di un muro che, impedendo il naturale deflusso delle acque, aveva provocato l’accumulo, nel sovrastante fondo del convenuto, delle acque tracimate poi nel terreno  dell’attore)».

Come è noto, la responsabilità per danni cagionata da cosa in custodia ha base:

a) nell’essersi il danno verificato nell’ambito del dinamismo connaturato alla cosa o dallo sviluppo di un agente dannoso sorto nella cosa;

b) nell’esistenza di un effettivo potere fisico di un soggetto sulla cosa, al quale potere fisico inerisce il dovere di custodire la cosa stessa, cioè di vigilare su di essa e di mantenerne il controllo, in modo da impedire che produca danni a terzi (Cass. 25 novembre 1988 n. 6340).

In presenza di questi due elementi, la norma di cui all’art. 2051 c.c. pone a carico del custode una presunzione iuris tantum di colpa, che può essere vinta soltanto dalla prova che il danno è derivato da caso fortuito, inteso in senso ampio come fatto del terzo o colpa del danneggiato o, anche, per ciò che interessa nel caso in esame (sulla base delle eccezioni sollevate dal Comune convenuto e dalla Compagnia assicurativa chiamata in causa) inteso come forza maggiore.

Orbene, nel caso in esame, vanno fatte le seguenti considerazioni: che il costone crollato ricadeva quasi esclusivamente in un fondo di proprietà comunale (rilevato che la eventuale corresponsabilità di altri soggetti proprietari di limitrofe parti di terreno franate avrebbe potuto in via ipotetica, rilevare soltanto ai sensi dell’art. 2055 comma 2 c.c., ossia in vista di un regresso del Comune contro altri soggetti cui imputare l’evento dannoso); che parte attrice aveva provato i danni subiti dalla propria autovettura e la loro ascrivibilità al crollo del costone; che il Comune aveva un potere di fatto sul costone di sua proprietà e sulla strada sottostante e che da tale potere scaturivano a suo carico obblighi di manutenzione e di messa in sicurezza onde evitare agli utenti della strada e del parcheggio l’insorgenza di cause di pericolo; che anche in passato e, precisamente, negli anni precedenti ai fatti, vi erano state segnalazioni al Comune sulla situazione dell’area successivamente franata per cui — nel caso in esame — le evenienze verificatesi erano del tutto prevedibili usando la ordinaria diligenza; che — in ogni caso — il crollo del costone è avvenuto a più di dieci giorni di distanza dai fenomeni meteorici più significativi ed allarmanti, non era affatto imprevedibile: in altre parole, il fatto che già da giorni si stessero verificando fenomeni meteorologici di preoccupante e devastante intensità nella zona doveva mettere in allerta la pubblica amministrazione locale e spingerla alla tempestiva adozione di misure precauzionali volte a scongiurare pericoli per la sicurezza di persone (in primo luogo) e di beni.

Nota bene

In base all’art. 14 del codice stradale, l’ente proprietario della strada ha l’obbligo di provvedere alla manutenzione, gestione e pulizia della sede stradale e delle sue pertinenze, per assicurare la sicurezza degli utenti della strada, ma tale obbligo non si estende alle zone estranee ad esse e circostanti, mentre, ai sensi dell’art. 31 del codice della strada, grava sui proprietari delle ripe dei fondi laterali alle strade l’obbligo di mantenerle in modo da impedire e prevenire situazioni di pericolo connesse a franamenti o scoscendimenti del terreno, o la caduta dei massi o altro materiale sulla strada, dove per ripe devono intendersi le zone immediatamente sovrastanti e sottostanti la scarpata del corpo stradale. (Nella specie la S.C., confermando la sentenza di merito, ha ritenuto insussistente alcuna responsabilità del comune proprietario della strada per i danni subiti da un automezzo a causa di alcuni massi che, staccatisi dalla parete rocciosa sovrastante alla ripa che costeggiava la strada, lo avevano colpito) (Cass. 14 luglio 2004, n. 13087).

Sempre che sia esclusa la sussistenza di una causa di forza maggiore, può emettersi sentenza di condanna ex art. 2051 c.c. dell’ente proprietario-convenuto nella causazione dei danni occorsi per la mancata messa in sicurezza di un costone franato nella titolarità dello stesso ente.


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