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Tutto ciò che non è vietato è consentito?

29 gennaio 2017


Tutto ciò che non è vietato è consentito?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 gennaio 2017



Come si colmano le lacune della legge? In tutti i moderni Stati democratici esiste una norma generale, implicita nell’ordinamento, secondo cui tutto ciò che non è vietato è permesso: è il principio di libertà.

Se non c’è una legge che vieta un determinato comportamento, questo può ritenersi consentito? In linea di principio sì: in tutti i moderni Stati democratici esiste una norma (non scritta e implicita nell’ordinamento stesso) che viene chiamata principio di libertà. In forza di tale principio, tutto ciò che non è vietato è permesso. Questo in linea con la funzione dello Stato che ha il solo compito di regolare la cornice entro cui si possono svolgere le azioni dei cittadini. Il nostro non è uno Stato totalitario, ma improntato al principio di libertà.

Non sempre però si può stabilire, con facilità, se un determinato comportamento è regolato o meno dalla legge. Difatti, è la stessa legge a prevedere che, nel caso in cui vi sia una lacuna – ossia un’ipotesi che non trova regolamentazione espressa in una norma – si può applicare un’altra legge emanata per casi identici o analoghi. È il cosiddetto ricorso al criterio dell’interpretazione estensiva e dell’interpretazione analogica. A riguardo, un articolo delle disposizioni preliminari al nostro codice civile prevede le seguenti regole [1]:

  • non si può dare a una legge un senso diverso da quello che ha: questo vuol dire che è vietato attribuire alle parole un significato diverso da quello che viene loro dato nel linguaggio comune, anche in base alle intenzioni che aveva il legislatore al momento in cui ha scritto la normativa;
  • se c’è una causa tra due o più persone e non esiste una norma che stabilisca chi delle due ha ragione, si devono utilizzare le norme che regolano casi simili (interpretazione estensiva) o materie analoghe (interpretazione analogica);
  • se ciò nonostante il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato italiano.

Sintetizzando quanto detto finora possiamo tracciare una distinzione:

  • nei rapporti tra cittadini e Stato o tra cittadini e Pubbliche Amministrazioni non si può vietare ciò che non trova, in una legge, un’espressa regolamentazione (è il cosiddetto «principio di legalità»). Il che significa che, in caso di lacune, ciò che non è vietato si ritiene consentito;
  • nei rapporti tra cittadini e cittadini, invece, posto che le controversie devono comunque trovare una soluzione, le lacune devono essere risolte ricorrendo alle norme previste per casi identici o simili. In caso contrario, bisogna regolarsi secondo i principi dello Stato. Quindi, in un modo o nell’altro il caso deve trovare una soluzione.

Il ricorso all’applicazione analogica della legge è espressamente vietato nell’ambito penale: in altre parole, se un comportamento non è espressamente vietato non lo si può considerare tale solo perché esiste una norma che vieta un comportamento simile. Questo perché, per la delicatezza che il diritto penale comporta in termini di limitazioni alla libertà personale, il cittadino deve avere la certezza che i giudici non vadano oltre il senso letterale della norma. È insomma una garanzia che un domani non si svegli un magistrato e decida, ad esempio, che la norma che sanziona con il carcere chi non paga un certo volume di tasse si applichi anche a chi, invece, evade piccole somme.

note

[1] Art. 12 disp. prel. cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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