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Impianti di videosorveglianza in condominio


Impianti di videosorveglianza in condominio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 febbraio 2017



 Se istallo una videocamera per riprendere il mio garage, attaccandola alla parete esterna condominiale è necessaria la preventiva approvazione dell’assemblea?

Con riferimento al quesito formulato dal lettore, la videocamera dovrà riprendere unicamente il proprio posto auto e non l’intero garage. Acclarato ciò, la problematica si fa più interessante e di non semplice soluzione quando si deve passare ad esaminare se si applica l’articolo 1122-ter del codice civile. Detto articolo, disciplina l’ipotesi di nuova installazione su parti comuni. Si tratta, in buona sostanza, di una disposizione volta ad indicare esclusivamente la maggioranza con cui tali innovazioni devono essere approvate dall’assemblea, presupponendo, pertanto, un giudizio di legittimità circa la loro installazione. La maggioranza richiesta è quella degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio [1].

Chiarito ciò, occorrerà interpretare, anche per analogia, le norme in materia che ci possano aiutare a risolvere il caso. Ebbene, nell’ipotesi in cui il sistema di videosorveglianza venga effettuato da persone fisiche per fini esclusivamente personali e privati, sicuramente è possibile affermare, senza timore di poter essere smentiti, che il Codice della Privacy  non può trovare applicazione, con tutte le ulteriori conseguenze che ciò comporta. Infatti, detto Codice non si applica qualora i dati non siano comunicati sistematicamente a terzi ovvero non siano diffusi, risultando comunque necessaria l’adozione di cautele a tutela di terzi. Rientrano in siffatte fattispecie, ad esempio, gli impianti di videosorveglianza che siano idonei ad identificare coloro che si accingono ad entrare in luoghi privati (si pensi ai videocitofoni), oltre a sistemi di videoripresa che siano collocati nei pressi di immobili privati, nonché all’interno dei condomini e delle loro pertinenze, come i succitati posti auto e box.

Per conciliare la trasparenza e la riservatezza, il Garante per la Privacy  ha anche predisposto un manuale sintetico su come comportarsi all’interno di un condominio ed ha affermato – tra l’altro – che è davvero importante garantire un giusto livello di riservatezza nei rapporti condominiali e tra vicini di casa nella vita di ogni giorno. Bisogna fare in modo, però, che la tutela della privacy non sia usata come pretesto per limitare la trasparenza nella gestione condominiale, omettendo dati che tutti i condomini devono poter conoscere. Non solo! La Suprema Corte di Cassazione penale ha ritenuto che non commette il reato di interferenze illecite nella vita privata [2] il condomino che installi, per motivi di sicurezza, allo scopo di tutelarsi dall’intrusione di soggetti estranei, alcune telecamere per visionare le aeree comuni dell’edificio (come un vialetto o l’ingresso comune dell’edificio), anche se tali riprese sono effettuate contro la volontà dei condomini specialmente nelle ipotesi, statisticamente più ricorrenti, in cui i condomini stessi siano a conoscenza dell’esistenza delle telecamere e, pertanto, siano messi nella possibilità di visionare, in ogni momento, le riprese. In queste evenienze – spiega la Suprema Corte – gli impianti di videosorveglianza non sono neppure in grado di cogliere di sorpresa gli altri condomini in momenti in cui possano credere di non essere osservati [3].

Viene spontaneo a questo punto chiedersi: se non commette reato il condomino che installa per motivi di sicurezza alcune telecamere per visionare le aree comuni, come potrà esserlo colui che le installa per visionare un bene di proprietà esclusiva? Ed ancora. Il codice civile [4] stabilisce che ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprio spese le modificazioni necessarie per il miglioramento della cosa. Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso. Fatte queste doverose precisazioni, non è richiesta una apposita delibera assembleare di autorizzazione alla installazione di una videocamera di sorveglianza, sia perché l’articolo 1122-ter del codice civile riguarda l’ipotesi di videosorveglianza sulle parti comuni e non sulle parti di proprietà esclusiva dei singoli condomini, sia perché, se il Legislatore avesse voluto regolamentare l’ipotesi di installazione da parte del privato di impianti di videosorveglianza, l’avrebbe potuto prevedere appositamente. Senza tacere lo stesso codice civile permette l’utilizzo della cosa comune da parte del singolo condomino senza alterarne la destinazione e senza impedire ad altri l’uso secondo il proprio diritto.

Rispondendo alla domanda, quindi, il lettore potrà installare la videocamera, anche senza la preventiva autorizzazione da parte dell’assemblea, purché l’impianto che sarà realizzato riprenda esclusivamente il suo posto auto o box e non l’intero garage e i dati relativi non siano comunicati sistematicamente a terzi ovvero non siano diffusi, adottando tutte le cautele a tutela di terzi. Tuttavia, pur non essendo indispensabile, sarebbe auspicabile e, al contempo, doveroso mettere al corrente il condominio della volontà di installare la videocamera sulla parete esterna condominiale, spiegando, per iscritto, le modalità di installazione e tutte le precauzioni che si intende adottare nel rispetto della legge, per evitare che altri condomini siano impediti nell’utilizzo delle parti comuni.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Nicola Angelo Rondinelli               

note

[1] Art. 1136, co. 2, cod. civ.

[2] Art. 615 bis cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 44156 del 26.11.2008.

[4] Art. 1102 cod. civ.

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