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Lavoro all’estero, residenza in Italia: dove pagare le tasse?


Lavoro all’estero, residenza in Italia: dove pagare le tasse?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 febbraio 2017



Ho trovato lavoro in Romania, il mio centro di interessi resterebbe in Italia. In che paese dovrei pagare tasse? Che salario lordo dovrei negoziare per poter avere un netto di 10.800 €/mese? 

Nel caso del lettore non sembrerebbero configurarsi gli estremi della residenza effettiva all’estero, in quanto il centro degli affetti familiari (moglie e figlia a carico suo esclusivo), ed in parte anche quello degli interessi economici (immobili di proprietà che presumibilmente matureranno affitti attivi, conti correnti e quant’altro), rimarrebbero entrambi in Italia.

In questo caso, come stabilito dalla norma di legge e dalla prassi ministeriale, il soggetto che mantenga la propria residenza anagrafica, in quanto iscritto all’anagrafe della popolazione residente, domiciliato e residente in Italia, di conseguenza, sarà considerato residente fiscalmente in Italia ed il suo reddito sarà sottoposto a tassazione integralmente in Italia, con riconoscimento del credito d’imposta conseguito attraverso il pagamento delle eventuali imposte dovute all’estero sul reddito di lavoro dipendente svolto in quel Paese, a meno che fra l’Italia e l’altro Stato (Romania) non sia in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni che preveda diversamente, cioè che preveda la tassazione esclusiva del reddito di lavoro dipendente soltanto nello Stato di produzione del reddito.

In generale, nel caso che il lavoratore svolga attività di lavoro dipendente in un Paese estero, in via continuativa e come oggetto esclusivo del  rapporto, per più di 183 giorni nei dodici mesi, si può applicare in Italia, per disposizione del testo unico delle imposte sui redditi, il meccanismo di tassazione della retribuzione convenzionale, che permette di sottoporre a tassazione un importo stabilito annualmente con decreto del ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, per alcune attività specifiche, il cui ammontare potrebbe essere considerevolmente meno elevato di quello percepito effettivamente per il lavoro prestato all’estero. Ovviamente il lavoratore, mantenendo la residenza in Italia, sarà obbligato anche a rispettare gli obblighi di monitoraggio e, dunque, a segnalare, annualmente, nella propria dichiarazione dei redditi Modello Unico, tramite il Quadro RW, la detenzione di eventuali attività all’estero (conti correnti, immobili, titoli, polizze di assicurazione sulla vita, ecc…).

Pertanto la risposta al primo quesito del lettore è che il lavoratore dipendente, residente in Italia, che presta il proprio lavoro in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, all’estero, per più di 183 giorni nei dodici mesi, sarà tassato in Italia con il meccanismo della retribuzione convenzionale (qualora l’attività svolta rientrasse in quelle previste dal decreto del ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale) e, dunque, sarà assoggettato ad Irpef ad aliquota progressiva, proporzionalmente al crescere del reddito. Il lavoratore potrà altresì utilizzare in diminuzione delle imposte da pagare in Italia, l’eventuale credito per le imposte pagate nello Stato estero, proporzionalmente all’ammontare della retribuzione convenzionale dichiarata e proporzionalmente al reddito complessivo dichiarato, che comprende anche gli altri redditi eventualmente maturati in Italia o in altri Paesi esteri (redditi da fabbricati, redditi da capitale, ecc…). Occorre, in ogni caso, verificare la Convenzione contro le doppie imposizioni fra Italia e Romania, a proposito della tassazione dei redditi di lavoro dipendente, per escludere deroghe alle norme generali sopra indicate, nonché verificare se l’attività svolta rientri fra quelle previste dal decreto ministeriale che consente l’applicazione del meccanismo della retribuzione convenzionale.

Per quanto riguarda il secondo quesito, la risposta, sulla base dei dati esposti, non è possibile se non con una eccessiva approssimazione, in quanto occorrerebbe avere ulteriori informazioni a riguardo: del settore di attività nel quale si svolge l’attività lavorativa, del tipo di contratto applicato, se essa viene prestata in via continuativa (contratto di lavoro a tempo indeterminato), se essa ha come oggetto esclusivo il rapporto in essere con il datore di lavoro, se l’attività venga effettivamente svolta per più di 183 giorni nei dodici mesi. In ogni caso, solo a titolo informativo, con un calcolo grossolano, l’aliquota progressiva Irpef più elevata è, ad oggi, il 43%; ad essa occorre aggiungere le addizionali comunali e regionali Irpef, che possono essere al massimo, complessivamente, il 4,1%, per un totale del 47,1%. Di conseguenza, per ottenere l’ammontare netto desiderato occorrerebbe, quanto meno, raddoppiare all’incirca l’ammontare mensile della retribuzione indicata.

Articolo tratto da una consulenza del dott. Mauro Finiguerra

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1 Commento

  1. Ma come, ha la fortuna di trovare un lavoro i Romania, dove lavorera’ gran parte dell’anno,dove le tasse sono la meta’ dell’Italia, e si pone il problema? L’Italia che l’ha costretto ad emigrare non merita un euro di quello che guadagna. Il mio consiglio e’ di portare in Romania tutta la famiglia , e in Italia, tornare solo per le vacanze.

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