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Lo sai che? Ischemia per stress sul lavoro: è malattia professionale?

Lo sai che? Pubblicato il 10 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 marzo 2017

Sono stato esposto a ogni forma di attacco, verbale e fisico, da parte dei miei collaboratori; sono stato colpito da ischemia cardiaca e operato più volte. Può essere considerata malattia professionale? 

Se il lettore, in un eventuale giudizio, riesce a dimostrare che:

  • l’ischemia cardiaca che lo ha colpito sia stata anche semplicemente causata da accumulo di stress (prova raggiungibile attraverso una perizia medico-legale),
  • tale accumulo di stress sia derivato a sua volta da quelle condotte poste in essere dai colleghi di lavoro e in ambiente di lavoro (sempre che sia in grado di dimostrare anche queste condotte e dove e quando e da chi siano state poste in essere),

l’ischemia potrà essere classificata dal punto di vista legale non tanto come malattia professionale, quanto piuttosto come infortunio sul lavoro e ciò gli darebbe la possibilità di agire nei confronti dell’Inail per pretendere l’indennizzo previsto dalla legge.

La legge, infatti, qualifica come infortunio sul lavoro l’evento dannoso che si verifica per una causa violenta e in occasione di lavoro, determinando la morte del lavoratore oppure la sua inabilità permanente al lavoro (assoluta o parziale) o la sua inabilità temporanea assoluta con conseguente astensione dal lavoro per più di tre giorni [1]. E, a esempio, l’infarto è stato ritenuto causa violenta ingenerante un infortunio sul lavoro, con possibile indennizzo da richiedere all’Inail [2] (sull’infarto esiste, infatti, un precedente i cui princìpi possono essere applicati al caso del lettore anche se è evidente che l’infarto è cosa diversa rispetto ad un’ischemia).

D’altra parte, le condotte dei colleghi, discriminatorie e vessatorie nei confronti del lettore, potrebbero anche qualificarsi come “mobbing orizzontale” e originare una responsabilità risarcitoria anche in capo al datore di lavoro [3] se si dimostrasse la sua colpevole inerzia nel rimuovere il fatto lesivo che ha poi ingenerato, con nesso di causa – effetto anch’esso da dimostrarsi, l’ischemia e le relative conseguenze invalidanti [4].

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte 

note

[1] Art. 2 d.P.R. n. 1124 del 30.06.1965.

[2] Cass. sent. n. 684 del 15.01.2014.

[3] Art. 2087 cod. civ.

[4] Nel senso di una responsabilità del datore di lavoro che non abbia colposamente apprestato tutte le più idonee misure per impedire che il proprio dipendente subisse gli effetti causati dallo stress esistente nell’ambiente di lavoro si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 18093 del 25.07.2013.

Corte di Cassazione, sez. L Civile, sent. 15.01.2014, n. 684

In caso di infortunio sul lavoro, se è accertata la sussistenza di fattori patologici preesistenti non aventi origine professionale, il giudice deve fare applicare, anche di ufficio, l’art. 79, D.P.R. n. 1124/1965, secondo il quale iI grado di riduzione permanente dell’attitudine al lavoro causata da infortunio, quando risulti aggravata da inabilità preesistenti derivanti da fatti estranei al lavoro, deve essere rapportata non alla normale attitudine al lavoro ma a quella ridotta per effetto delle preesistenti inabilità e deve essere calcolata secondo la cosiddetta formula Gabrielli – espressa da una frazione avente come denominatore la ridotta attitudine preesistente e come numeratore la differenza tra quest’ultima (minuendo) e il grado di attitudine al lavoro residuato dopo l’infortunio (sottraendo) – senza che abbia rilievo la circostanza che l’inabilita preesistente e quella da infortunio incidano sullo stesso apparato anatomo-funzionale.

Corte di Cassazione, Sez. L Civile, sent. n. 18093 del 25.07.2013

Nei giudizi di impugnativa di un licenziamento, il cosiddetto “aliunde perceptum” non costituisce oggetto di eccezione in senso stretto ed è, pertanto, rilevabile d’ufficio dal giudice se le relative circostanze di fatto risultano ritualmente acquisite al processo, anche se per iniziativa del lavoratore.

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