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Disoccupazione Naspi, spetta per l’esodo?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 febbraio 2017



Diritto all’indennità di disoccupazione in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con incentivi all’esodo. 

Ho appena firmato la risoluzione consensuale del mio rapporto di lavoro con l’azienda, che mi ha dato una cospicua somma come incentivo all’esodo (oltre 30 anni di anzianità di servizio): l’Inps, però, mi ha respinto la Naspi!

La Naspi, cioè la nuova indennità di disoccupazione, spetta solo nel caso in cui l’impiego sia stato perso involontariamente. Quindi, di regola, la Naspi spetta in tutti i casi di licenziamento, anche disciplinare e per giusta causa (perché comunque la cessazione non avviene per volontà del lavoratore), ma non in caso di dimissioni: fanno eccezione le sole dimissioni per giusta causa e le dimissioni durante il periodo tutelato di maternità.

Naspi e risoluzione consensuale

Ci si domanda, allora, se, in caso di risoluzione consensuale, il rapporto di lavoro debba considerarsi cessato volontariamente o meno e se, di conseguenza, si abbia diritto alla Naspi. La risposta non è unica, ma dipende dal tipo di risoluzione consensuale.

In particolare, la Naspi, in caso di risoluzione consensuale, spetta solo se:

  • la risoluzione consensuale è avvenuta nell’ambito del tentativo obbligatorio di conciliazione che consegue al licenziamento per giustificato motivo oggettivo, se l’azienda ha almeno 15 dipendenti: in questi casi, l’azienda è obbligata a dare una preventiva comunicazione alla Dtl (Direzione territoriale del lavoro, ora Ispettorato ) ed al lavoratore che si intende licenziare, con indicazione delle ragioni del licenziamento; ricevuta la comunicazione, la Dtl deve convocare le parti e tentare una conciliazione della questione: se la procedura si conclude con una conciliazione tra le parti che prevede la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, il prestatore avrà diritto, anche se non disoccupato involontariamente, alla Naspi [1];
  • la risoluzione consensuale è intervenuta in seguito al rifiuto da parte del lavoratore al proprio trasferimento ad altra sede della stessa azienda, distante oltre 50 km, o raggiungibile in 80 minuti o oltre con i mezzi pubblici [2];
  • il lavoratore accetta l’offerta di conciliazione prevista dal Jobs Act [3], a seguito del licenziamento col contratto a tutele crescenti.

Al di fuori di questi casi, con la risoluzione consensuale non si ha diritto alla Naspi.

Naspi e incentivo all’esodo

Quando la risoluzione consensuale avviene nell’ambito di una procedura di esodo volontario, questa è assimilabile alle dimissioni – anche se incentivate – e non al licenziamento.

Quindi, nell’ipotesi del lettore, incentivato all’esodo volontario e non preventivamente licenziato, è corretto che l’Inps abbia respinto la domanda di disoccupazione: la Naspi in questi casi non spetta, perché il suo scopo è tutelare il lavoratore in caso di perdita involontaria dell’impiego. È vero che, nelle procedure di esodo, l’uscita è, di fatto, involontaria in quanto “forzata”, ma giuridicamente è trattata come una cessazione volontaria, perché la risoluzione non è conseguente a un licenziamento.

Senza una preventiva lettera di licenziamento, dunque, la procedura di risoluzione consensuale non dà diritto alla Naspi.

note

[1] Mlps, nota 15/02/2016.

[2] Inps Circ. n.142/2015.

[3] Art.6 D.lgs 23/2015.

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