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Lo sai che? Stop liste di mobilità: che succede dopo il licenziamento?

Lo sai che? Pubblicato il 29 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 gennaio 2017

Dal 1 gennaio 2017 un lavoratore licenziato non può essere messo in mobilità né assunto con i vecchi incentivi. Avrà diritto solo alla Naspi.

Dal 1 gennaio 2017, le liste di mobilità sono state definitivamente archiviate, in virtù di quanto previsto dalla Riforma Fornero [1]. Significa che chi viene licenziato da quella data in poi non potrà più essere iscritto alle liste di mobilità. Che succede, dunque, a chi perde il lavoro in seguito ad una procedura di licenziamento collettivo fatto da un’azienda che rientra nell’area della cassa integrazione straordinaria? Se prima questi lavoratori venivano iscritti nelle liste di mobilità, oggi potranno godere unicamente dei benefici della Naspi, l’indennità di disoccupazione messa a punto dal Jobs Act.

Lo stop alle liste di mobilità ha delle conseguenze sia per i lavoratori sia per le aziende. Per il primi, cosa succede dopo il licenziamento? Succede che non potranno più usufruire di una forma di tutela che permetteva loro non solo di ricevere un’indennità per un periodo di tempo, ma anche di avere una sorta di “corsia preferenziale” per essere riassunti altrove. Le aziende, invece, hanno un doppio colpo: da una parte, trovano maggiori difficoltà ad affrontare gli esuberi di personale, dall’altra perdono gli incentivi che la mobilità garantiva loro quando assumevano dei lavoratori licenziati.

Stop liste di mobilità: cosa cambia

Per capire che cosa cambia dopo lo stop alle liste di mobilità e, quindi, che succede dopo il licenziamento ai lavoratori che hanno perso involontariamente il posto, bisogna fare un piccolo passo indietro, fino al 30 dicembre 2016. Entro quella data era possibile iscrivere alle liste di mobilità i lavoratori sia dopo un periodo di cassa integrazione guadagni straordinaria sia dopo un licenziamento collettivo [2]. Ma era anche possibile per le aziende godere degli incentivi di legge se assumevano lavoratori iscritti alle liste di mobilità. Agevolazioni della durata di 18 mesi  sui contratti a tempo indeterminato firmati entro il 31 dicembre 2016, quindi in atto durante il 2017.

I contratti, invece, a tempo determinato, cioè a termine, sconfinati nel 2017 non potranno essere né prorogati con i benefici né trasformati a tempo indeterminato godendo degli incentivi della mobilità dato che, come detto, è stata abrogata dal 1 gennaio 2017.

Che cosa cambia per i lavoratori licenziati dal 31 dicembre 2016? Cambia il fatto di non potere più essere iscritti alle liste di mobilità: l’iscrizione avverrebbe il 1 gennaio 2017, data in cui, come abbiamo più volte ripetuto, la mobilità è stata abrogata. Il lavoratore perde, dunque, questo incentivo e deve aggrapparsi alla sola Naspi in attesa di trovare una nuova collocazione. La restrizione vale anche per i contratti di apprendistato: dal 1 gennaio 2017 possono essere assunti con questa modalità solo coloro che usufruiscono di un trattamento di disoccupazione.

Dopo il licenziamento: dalla mobilità alla Naspi

Dunque, come abbiamo visto, con lo stop alle liste di mobilità i lavoratori licenziati in possesso dei requisiti di legge avranno diritto soltanto alla Naspi, l’indennità di disoccupazione prevista dal Jobs Act. Quali sono questi requisiti?

  • l’immediata disponibilità a svolgere o a cercare un nuovo lavoro;
  • almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
  • almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono il periodo di disoccupazione.

Questi requisiti devono essere presentati congiuntamente per avere diritto alla Naspi.

Il trattamento spetta ai lavoratori dipendenti del settore privato, agli apprendisti, ai lavoratori subordinati anche se sono soci di cooperative e ai lavoratori dipendenti con contratti a termine nella Pubblica amministrazione. Viene corrisposto ogni mese dall’Inps per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni, quindi per un massimo di 24 mesi. La Naspi si riduce mensilmente del 3% a partire dal primo giorno del quarto mese di fruizione.

Le aziende, tuttavia, non perdono tutti gli incentivi alle assunzioni dopo lo stop alle liste di mobilità: chi assume un lavoratore beneficiario della Naspi può usufruire, su ogni retribuzione corrisposta al dipendente, di un contributo mensile pari al 20% dell’indennità residua che sarebbe stata versata al lavoratore.

note

[1] Legge n. 92/2012.

[2] Legge n. 223/1991.


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4 Commenti

  1. Buongiorno,
    Peggio è per chi ancora usufruisce della mobilità percependo l’indennità mensile, ma che si ritrova ad essere in una condizione di svantaggio perché la mobilità non è più riconosciuta e si rimane esclusi dalle varie iniziative per cercare lavoro, come per esempio, l’assegno di ricollocazione che spetta solamente ai disoccupati che percepiscono la Naspi.
    Come si è riusciti a non considerare le persone che comunque sarebbero state ancora in mobilità anche dopo la sua abolizione? Ora qualcuno penserà a sistemare questa situazione ingarbugliata?

  2. siamo diventati un paese da 3 mondo……ci vuole una rivoluzione sociale…..basta chiacchere……bisogna rompergli il culo a sti stronzi

  3. Buongiorno, a dicembre terminerò di usufruire della mobilità avuta a dicembre 2015.
    di trovare lavoro non se ne parla, ho 58 anni (troppo vecchio,), cosa posso fare?
    ci sono incentivi, dopo la mobilità, in quanto mi ritroverò disoccupato e non ho altre fonti di sostegno?

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