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Che succede se l’Agenzia delle Entrate perde la causa?

29 Gen 2017


Che succede se l’Agenzia delle Entrate perde la causa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Gen 2017



Nel caso in cui sia soccombente al termine della causa di primo grado, il fisco deve restituire quanto richiesto al contribuente, anche se c’è appello.

Diventano operative anche nel processo tributario le regole previste per i giudizi civili: così ora le sentenze di primo grado sono obbligatorie per entrambe le parti, benché non ancora divenute definitive. Questo significa che, se perde la causa, il fisco deve restituire quanto pagato dal contribuente in precedenza. In caso contrario scatta una procedura amministrativa che consente il rimborso “forzato” entro 90 giorni.

Viene così corretta un’asimmetria di trattamento: in precedenza, infatti, nelle controversie tra cittadini e amministrazione finanziaria, la sentenza non ancora definitiva era obbligatoria solo per i contribuenti. Bisognava attendere il passaggio in giudicato affinché il fisco fosse tenuto a conformarsi alla decisione dei giudici. Oggi invece non è più così.

Ma procediamo con ordine e vediamo cosa cambia e che succede se l’Agenzia delle Entrate perde la causa.

La sentenza di primo grado diventa subito esecutiva

La sentenza di primo, emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale, diventa, anche per il contribuente immediatamente esecutiva anche se non ancora definitiva perché non è scaduto il termine per fare appello o perché l’appello è già stato proposto. È quanto previsto dalla riforma del contenzioso tributario, approvata l’anno scorso [1] e ora attuata con la pubblicazione del decreto del Mef che stabilisce le modalità di rimborso delle somme riscosse.

In forza di ciò, l’Agenzia delle Entrate o qualsiasi altra amministrazione finanziaria, nel caso in cui perda il primo grado dovrà restituire subito quanto dovuto al cittadino.

In quali casi l’Agenzia delle Entrate deve rimborsare il contribuente?

Con la riforma, ormai divenuta operativa a seguito del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, qualora il contribuente vinca la causa di primo grado ha diritto al rimborso delle somme dovutegli dal fisco. Ciò riguarda:

  • richieste di rimborsi di imposta;
  • spese di lite a carico del fisco;
  • aggiornamento atti catastali.

Per rimborsi superiori a 10mila euro, il giudice può subordinare il rimborso delle somme ad una garanzia offerta dal contribuente (onde evitare che, nelle more dei successivi gradi di giudizio, occulti i soldi ricevuti dall’erario e si renda impignorabile).

Come ottenere il rimborso dall’Agenzia delle Entrate

Il contribuente che vince la causa contro l’amministrazione finanziaria deve innanzitutto notificare la sentenza di primo grado alla controparte. Il Fisco sarà tenuto a versare i rimborsi entro massimo 90 giorni dalla suddetta notificazione o dalla presentazione della garanzia se imposta dal giudice (per rimborsi superiori a 10mila euro).

Se l’Agenzia delle Entrate – o qualsiasi altra amministrazione finanziaria – non paga spontaneamente nel termine dei 90 giorni, il contribuente può promuovere un procedimento amministrativo detto «ottemperanza». La richiesta si presenza al Presidente Commissione tributaria provinciale oppure, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla commissione tributaria regionale. Nel ricorso bisognerà indicare:

  • la sommaria esposizione dei fatti
  • l’indicazione della sentenza di cui si chiede l’ottemperanza, che deve essere prodotta in copia.

Uno dei due originali del ricorso è comunicato a cura della segreteria della Commissione alla parte obbligata a provvedere che, entro venti giorni, può trasmettere osservazioni, allegando la documentazione dell’eventuale adempimento.

Il presidente della Commissione, scaduti i 20 giorni, assegna il ricorso alla sezione che ha pronunciato la sentenza la quale fissa il giorno per la trattazione del ricorso in camera di consiglio non oltre novanta giorni dal deposito del ricorso. Il collegio, sentite le parti, adotta con sentenza i provvedimenti indispensabili per l’ottemperanza al posto dell’ufficio.

Il collegio può delegare un proprio componente o nominare un commissario al quale fissa un termine congruo per i necessari provvedimenti attuativi e determina il compenso a lui spettante.

note

[1] Dlgs 156/2015.


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