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È necessario citare una legge o una sentenza?

29 Gennaio 2017
È necessario citare una legge o una sentenza?

Non citare una legge o una sentenza o citare quella sbagliata non pregiudica l’applicazione del diritto e la difesa degli interessi del cittadino.

 

Spesso, nello scrivere una lettera per contestare un comportamento di un’altra persona o esporre la propria difesa all’azienda, alla scuola o alla pubblica amministrazione, o per segnalare un fatto alla polizia, ai carabinieri e alle altre autorità pubbliche, ci preoccupiamo di citare la legge o le sentenze che confermano quanto abbiamo sostenuto nell’atto. Ma è davvero necessario?

È opportuno, ma non indispensabile, avvalorare la propria posizione con un riferimento normativo o giurisprudenziale. Ma, in verità, non ve n’è alcun bisogno. Per rendere legale un documento, non è obbligatorio citare una legge o una sentenza. Il diritto non sorge per effetto della sua menzione o del richiamo alla sua fonte (la norma che lo prevede), ma per il semplice fatto che – a monte di tutto ciò – l’ordinamento ha ritenuto di tutelare una determinata posizione. La stessa lettera di diffida, a volte, è solo un atto che serve a sottolineare e sollecitare un comportamento per il quale, in verità, non vi sarebbe neanche bisogno di istanze o richieste specifiche.

Sappiamo tutti che la legge non ammette ignoranza e ciò vale per tutti i cittadini, non solo per i tecnici. Così, se una persona ci danneggia l’auto o il balcone dell’appartamento con l’acqua di scolo delle piante non siamo tenuti a citare la normativa che vieta tale comportamento per avere ragione: è la nostra controparte tenuta a conoscere la legge e ad astenersi da comportamenti molesti. L’eventuale ignoranza del diritto, da parte sua, non costituisce una scusante neanche se, nella nostra contestazione, non ci siamo preoccupati di indicargli le norme da questi violate.

Per cui, se nel rivendicare un diritto o nel contestare il comportamento altrui, ci dimentichiamo di riportare gli articoli e le norme che avvalorano la nostra posizione, o magari non lo facciamo perché ne non conosciamo gli estremi, non c’è da temere: il documento avrà ugualmente valore, con l’effetto di diffidare o difendere un nostro interesse.

Questo principio vale, a maggior ragione, quando si è in tribunale e si ha a che fare con un magistrato. Nel campo processuale vige un principio secondo cui non è la qualificazione del diritto a far scattare la tutela. È il giudice che – in quanto tale – deve conoscere il diritto. Iura novit curia, dicevano i latini: la curia deve conoscere la legge e, pertanto, anche se il cittadino cita un articolo sbagliato o una normativa differente da quella applicabile nel suo caso, ciò non può comportare il rigetto della sua domanda (in verità, i tecnici sanno che anche questo principio conosce delle eccezioni, frutto di un’impostazione ancora formalistica da parte della nostra giurisprudenza).

Citare una legge o una sentenza che ci dà ragione può essere però opportuno e dirimente nel caso in cui entrambe le parti non siano tecnici del diritto e, quindi, tra di esse vi sia incertezza su quello che prevede la legge. Così, chi si fa scudo delle stesse parole adottate dal legislatore può sicuramente apparire più credibile di chi, invece, difende un proprio diritto senza però indicare la fonte normativa.


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Autore immagine: 123rf com


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