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Quando ricorrere alla procura della Repubblica

5 Febbraio 2017 | Autore:
Quando ricorrere alla procura della Repubblica

Puoi rivolgerti alla procura della Repubblica per tutelare te stesso (o altri) da un reato e per salvaguardare un minore da violenze, incurie o inadempimenti.

Molti sanno che, quando sono vittime di un reato, possono (e devono) rivolgersi alla procura della Repubblica per tutelarsi, presentando un esposto o una querela (a seconda del tipo di reato denunciato); pochi, però,  lo fanno anche  per denunciare un reato commesso (davanti ai loro occhi) nei confronti di un amico (o di un estraneo).

Ebbene, questo è possibile, anche se per noi comuni cittadini (a differenza di quanto la legge impone ai pubblici ufficiali) non c’è alcun obbligo di denuncia.

Cos’è la procura della Repubblica?

La procura della Repubblica è l’ufficio giudiziario in cui lavora il procuratore della Repubblica, cioè il magistrato che tutti conosciamo come pubblico ministero.

La funzione principale della procura della Repubblica è quella di assicurare che:

  • le leggi siano rispettate da tutti i cittadini;
  • la giustizia sia amministrata in tempi rapidi e uguali per tutti.

Tra i vari compiti affidati alla procura della Repubblica vi sono:

  • le indagini penali necessarie ad accertare se un determinato fatto (denunciato da un cittadino) costituisca o meno reato e chi ne sia il responsabile (se ad esempio il vicino stia commettendo un abuso edilizio);
  • la custodia e l’aggiornamento dei dati sensibili inerenti ai precedenti giudiziari o ai carichi pendenti dei cittadini;
  • la richiesta di misure cautelari reali (come i sequestri) o personali (come il carcere o gli arresti domiciliari) nei confronti di soggetti ritenuti responsabili di gravi reati.

Oltre a tali compiti (di natura più strettamente penalistica), la procura della Repubblica (ed in particolare la procura della repubblica presso il tribunale per i minorenni) si occupa della tutela dei soggetti deboli (minori, inabili, disabili, creditori) nei procedimenti civili. Infatti, nelle procedure di sospensione o decadenza dalla responsabilità genitoriale, di adottabilità, di separazione o di divorzio tra genitori con figli minorenni, c’è sempre un pubblico ministero che rappresenta la procura della Repubblica.

Come posso rivolgermi alla procura?

Se vuoi denunciare un reato:

  • puoi farlo di persona (oralmente o per iscritto) o con l’assistenza del tuo difensore di fiducia, purché munito di procura speciale;
  • puoi recarti presso la questura, i carabinieri o presso un ufficio della procura della Repubblica presente in ogni tribunale.

Per denunciare un reato puoi presentare una denuncia o una querela.

La denuncia è l’atto con il quale chiunque abbia notizia di un reato perseguibile d’ufficio ne informa la procura della Repubblica [1].
Il cittadino non ha mai l’obbligo di denuncia tranne:

  • nei casi di delitti contro la personalità dello Stato (attentati, terrorismo, spionaggio politico-militare, stragi) [2];
  • nel caso in cui venga a conoscenza della ricezione di denaro (o altre cose) provenienti da reato [3].

La querela è la dichiarazione con la quale la persona che ha subito un reato  manifesta la propria volontà che si proceda per punire il colpevole [4]. La querela deve essere presentata:

  • entro tre mesi dal giorno in cui si ha notizia del fatto – reato;
  • entro sei mesi in caso di stalking, violenza sessuale o atti sessuali con minorenne.

Dove si trova la procura della Repubblica?

L’ufficio della procura della Repubblica si trova presso ogni organo giudicante (i tribunali ordinari, i tribunali per i minorenni, le corti di appello e di Cassazione) tranne che presso i giudici di pace.

Presso le corti di appello e la corte di cassazione si trova la procura generale.

Per ogni denuncia o querela ci si può recare all’ ufficio preposto presso il tribunale più vicino. Lì ci sarà un addetto che riceverà la denuncia orale o l’atto scritto; in quest’ultimo caso, ve ne consegnerà copia con attestazione di deposito.


note

[1] Art. 333 cod. pen.

[2] Art. 364 cod. pen.

[3] Art. 709 cod. pen.

[4] Art. 124 cod. pen.


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5 Commenti

  1. Sono di nazionalità rumena residente in Italia dal 2014. Abito in Italia da 11 ani ho sempre lavorato senza chiedere niente dallo stato italiano. Sono pensionata di invalidità civile dal 2016 per un artrite reumatoide in fase molto cronica. Mi hanno dato un percentuale di 75%. Il mio problema è che mi sono scaduti il 30dicembre 2016 il libretto del medico curante ,la tessera sanitaria più l’esenzione delle medicine. Sono andata dopo il 1 gennaio per rifare tutti questi documenti. Nessuno non mi vuole fare il rinnovo perché dice che non sono cittadino italiano. Come posso risolvere questo problema. Mi dice che devo portare un contratto di lavoto. Io non sono in imposibibita di lavorare perché sto camminando anche con il bastone. Nessuno non vuole assumere una persona malata. Per favore datemi voi una risposta a chi devo rivolgere per ottenere il mio diritto. Non posso comprare le medicine e non posso controllare la mia malattia perché non ho diritto a un medico curante . Questo mi dicono dal INAM. Vi ringrazio in anticipo per il vostro aiuto.

    1. Cara la mia residente di nazionalita’ rumena. Hai lavorato in Italia? Hai guadagnato i soldi che avrai mandato in romania? Sei cittadina Italiana? No! E allora di quale diritto all’assistenza stai parlando? L’assistemza non la danno nemmeno ai cittadini Italiani, che ne hanno il diritto, e tu vuoi l’assistenza? Mio consiglio: ritornatene in dacia e chiedi assistenza al tuo paese. Avevo una coppia di rumeni con figli ai quali ho affittato casa ad un modico prezzo…sono scappati di notte per tornare in quel covo di ladri che e’ la romania non avendo pagato 6 mesi di pigione, avendo danneggiato l’appartamento e avendo lasciato quintali di immondizia. Tutto questo dopo che hanno pregato in ginocchio di affittargli la casa!
      RITORNATENE IN DACIA E NON AZZARDARTI A CHIEDERE ASSISTENZA AL GOVERNO ITALIANO, CHE STRONZI E DI SINISTRA COME SONO, MAGARI TE LO DANNO PURE!

  2. OLOLTRE UN ANNO FA O SPORTO FORMALE ATTO DI DENUNCIA AL DIRETTORE E’ COLLABORATORI DELL’UFFICIO POSTALE DI CAGNANO VARANO (FG),PER APPROPRIAZIONE DEGLI ARRETRATI RELATIVI ALLA MAGGIORAZIONE SOCIALE DEL MIO ASSEGNO SOCIALE,NONOSTANTE SIA TRASCORSO OLTRE UN ANNO,ANCORA LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI FOGGIA NON SI PRONUNCIA IN MERITO;INOLTRE E’ NON DA MENO,DA OLTRE QUATTRO MESI L’INPS,SENZA UN VERO MOTIVO NON MI EROGA L’ASSEGNO SOCIALE;PER CUI PRIVANDOMI ANCHE DEL MINIMO VITALE,(TRA L’ALTRO L’A.S.NON RAGGIUNGE NEANCHE IL MINIMO VITALE). SONO UNA CIRCA 73nne, PER TALE IMBROGLIO E’ CRUDELTA’ SONO COSTRETTA PEREGRINARE E’ ELEMOSINARE.
    PER CORTESIA AIUTATEMI A RISOLVERE CELERMENTE E’ BRILLANTEMENTE USCIRE DALL’ATTUALE GINEPRAIO CREATO DA GENTAGLIA.
    RINGRAZIO. IN FEDE STUDENTE DETECTIVE CECILAI LOLIVA PINTO

  3. In data 30.04.2020 ho più volte telefonato al comune di Lacco Ameno sull’isola d’Ischia per avere alcuni chiarimenti sui contributi versati riguardo il mio lavoro dal 1982 al 1995 quale Vigile Urbano prestato presso il detto ente pubblico. Ebbene mi è stato attaccato il telefono in faccia più volte da 2 dipendenti del detto ente che secondo lo scrivente si credono di essere l’ombelico del mondo essendo molto ignoranti.
    Costituendo il fatto di cui sopra reato di cui all’Art. 331 c.p.
    ( Interruzione d’un servizio pubblico o di pubblica necessità ) questi 2 impiagati pardon volevo dire impiegati pubblici andrebbero processati e condannati cpn pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

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