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Lo sai che? Pensione in totalizzazione avvocati, spetta il calcolo retributivo?

Lo sai che? Pubblicato il 17 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 febbraio 2017

Se si matura un autonomo diritto a pensione nella Cassa Forense, si può applicare il calcolo retributivo anche chiedendo la totalizzazione? 

Ho 68 anni e 33 anni di contributi versati nella Cassa Forense, più 10 anni versati nell’Inps sino al 1992: ho diritto alla totalizzazione col calcolo retributivo?

Molti avvocati, come il lettore, prima di iniziare a esercitare la professione hanno versato dei contributi all’Inps come lavoratori dipendenti: spesso questi versamenti sono utili per raggiungere la pensione, ma anche nel caso in cui, come nell’ipotesi del lettore, si abbia diritto a un autonomo trattamento nella Cassa Forense, sarebbe un peccato perderli.

Non molti sanno che, per non perdere i versamenti, non si è costretti alla ricongiunzione dei contributi (cioè al versamento dei contributi in un’unica cassa), che è onerosa, ma si può ricorrere a due istituti gratuiti, che consentono di sommare i contributi ai fini del diritto alla pensione, mentre il trattamento viene liquidato autonomamente da ciascuna cassa: il nuovo cumulo e la totalizzazione. La totalizzazione dei contributi, in particolare, viene scartata a priori perché comporta il ricalcolo contributivo della pensione, altamente penalizzante (poiché si basa sui contributi accreditati e non sui redditi migliori).

Non tutti sanno, però, che la totalizzazione dà diritto al calcolo retributivo, se si raggiunge, in una delle gestioni, un autonomo diritto alla pensione di vecchiaia. Ma procediamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza sul funzionamento della totalizzazione, per capire se conviene o no richiederla.

Totalizzazione: requisiti

I requisiti per ottenere la totalizzazione, secondo il decreto che l’ha istituita [1] e i successivi adeguamenti alla speranza di vita, sono unici per tutte le casse, quindi sia per le gestioni facenti capo all’Inps che per quelle dei liberi professionisti.

In particolare, i requisiti necessari per ottenere la pensione in totalizzazione sono:

  • per la pensione di anzianità, 40 anni di contributi, a prescindere dall’età (i 40 anni si intendono, logicamente, come somma della contribuzione presente in tutte le casse); è necessario attendere un periodo dalla maturazione dei requisiti sino alla liquidazione della pensione, detto finestra, pari a 21 mesi;
  • per la pensione di vecchiaia, sono necessari almeno 20 anni di contributi, con un’età minima di 65 anni e 7 mesi, per tutti, uomini e donne; la finestra, in questo caso, è più breve, pari a 18 mesi.

Totalizzazione: calcolo contributivo e retributivo

Come appena esposto, non bisogna sottovalutare la decurtazione della pensione che comporta la totalizzazione: la prestazione, difatti, viene ricalcolata col metodo contributivo, che è altamente penalizzante, perché si basa sui contributi effettivamente accreditati e non sulle retribuzioni migliori.

Tuttavia, chi raggiunge comunque il diritto a un’autonoma pensione di vecchiaia con la totalizzazione, subisce il ricalcolo contributivo soltanto per le casse in cui non sussiste il diritto a un autonomo trattamento.

La legge [2] dispone, difatti, che, qualora il requisito contributivo maturato nella gestione pensionistica sia uguale o superiore a quello minimo richiesto per il conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia, si applica, per il periodo contributivo relativo a tale gestione, il sistema di calcolo della pensione previsto dall’ordinamento della gestione medesima.

Calcolo retributivo nella Cassa Forense

Il lettore, nella Cassa Forense, ha maturato oltre 33 anni di contributi e il requisito di età previsto per la pensione di vecchiaia retributiva, quindi avrebbe diritto ad un’autonoma pensione: la pensione di vecchiaia retributiva nella Cassa Forense, per il triennio 2014-2016, è difatti raggiunta con un minimo di 67 anni di età più 32 anni di contribuzione (per il successivo biennio 2017-2018 ci vogliono, invece, 68 anni di età e 33 di contributi).

Otterrebbe dunque, nonostante la totalizzazione, il calcolo retributivo della prestazione, ma solo relativamente alla contribuzione presente nella Cassa Forense: è stato difatti recentemente chiarito che il mantenimento del calcolo retributivo, in caso di raggiungimento di un’autonoma pensione di vecchiaia, non è una prerogativa delle gestioni facenti capo all’Inps, come erroneamente si riteneva, ma anche delle casse private.

Il calcolo retributivo previsto dalla Cassa Forense si basa sulla media dei redditi professionali (entro la soglia massima pensionabile), escluso l’ultimo (i redditi sono rivalutati per l’indice Foi dell’Istat), moltiplicata per il coefficiente 1,40% e per il numero di anni di contribuzione alla Cassa.

Cassa Forense: calcolo retributivo col pro rata

Il lettore, poi, rientrerebbe in un calcolo ancora più favorevole, perché il calcolo delle prestazioni, considerata l’anzianità contributiva, verrebbe effettuato in base al principio del “pro-rata”, suddividendo l’anzianità contributiva in quattro classi, a seconda che siano maturate prima del 31.12.2001 (Quota  A o Proquota 1), tra  l’ 1.1.2002 e  il 31.12.2007 (Quota B o Proquota 2), dal 1.1.2008 al 31.12.2012 (Quota C o Proquota 3) e le successive all’1.1.2013 (Quota  D o Proquota 4).

È inoltre in vigore la quota modulare.

La pensione che il lettore percepirebbe al momento di porsi in quiescenza, senza il ricalcolo contributivo, sarebbe la somma di tutte le quote, modulare inclusa, come di seguito illustrate.

Cassa Forense:  determinazione della Quota A o Proquota 1

Il calcolo della prima proquota si basa sul prodotto delle anzianità sino al 31 dicembre 2001, per la media dei migliori 10 degli ultimi 15 redditi  dichiarati, rivalutati in base all’inflazione, in funzione delle aliquote di rendimento e degli scaglioni riportati di seguito:

  • reddito sino a 48300 euro: aliquota 1,75%;
  • reddito da 48301 a 72700 euro: aliquota 1,50%
  • reddito da 72701 a 84500 euro: aliquota 1,30%;
  • da 84501: aliquota 1,15%.

Cassa Forense:  determinazione della Quota B o Proquota 2

Il calcolo della seconda proquota si effettua moltiplicando le anzianità sino al 31 dicembre 2007 per la media dei migliori 20 degli ultimi 25 redditi dichiarati, rivalutati in base all’inflazione, in funzione delle medesime aliquote di rendimento e degli scaglioni esposti in precedenza per la Quota A.

Cassa Forense:  determinazione della Quota C o Proquota 3

La terza proquota si ottiene effettuando il prodotto delle anzianità sino al 31 dicembre 2012 per la media di tutti gli anni escludendo i peggiori cinque, rivalutati in base all’inflazione, in base alle aliquote di rendimento ed agli scaglioni riportati di seguito:

  • reddito sino a 72600 euro: aliquota 1,50%;
  • reddito da 72601 euro: aliquota 1,20%.

Cassa Forense : determinazione della Quota D o Proquota 4

La Quota D è pari, per ogni anno di anzianità post 2012, alla media di tutti i redditi dichiarati, rivalutati in base all’inflazione, moltiplicata per un’aliquota pari all’1,4% su tutto il massimale pensionabile. Detta aliquota, a partire dall’anno 2021, sarà modificata in funzione dell’andamento della speranza di vita.

Totalizzazione o cumulo?

Per quanto riguarda gli avvocati aventi autonomo diritto a pensione, che possiedono, come il lettore, anche dei contributi nell’Inps, è consigliabile, dato che non è possibile ottenere una pensione supplementare dall’Inps, per non perdere quegli anni di contribuzione e non subire il ricalcolo contributivo della prestazione Inps, ricorrere al cumulo gratuito dei contributi, esteso, da quest’anno, anche alle casse professionali.

Col cumulo sarebbe possibile, per il lettore, ottenere la pensione di vecchiaia (non è ancora chiaro se sarà possibile ottenere la pensione di anzianità, in base a quanto reso noto sinora soltanto la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi complessivi).

Dato che la Legge di bilancio che ha esteso il cumulo alle casse professionali richiama la legge che ha istituito il cumulo stesso per diversi aspetti (cioè la Legge di stabilità 2013 [3]), la pensione di vecchiaia col cumulo dovrebbe essere ottenuta raggiungendo i più severi tra i requisiti esistenti nelle gestioni che si vanno a sommare.

Considerando dunque che:

  • la pensione di vecchiaia Inps si ottiene, attualmente, con 66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi (ovviamente i contributi sono considerati come somma della contribuzione presente nelle diverse casse);
  • la pensione di vecchiaia retributiva nella Cassa Forense, per il triennio 2014-2016, come abbiamo già detto è raggiunta con un minimo di 67 anni di età più 32 anni di contribuzione (per il successivo biennio 2017-2018 ci vogliono, invece, 68 anni di età e 33 di contributi).

L’avvocato, soddisfando tutti i requisiti, avrebbe dunque pieno diritto, col cumulo gratuito, alla pensione di vecchiaia, col calcolo retributivo per entrambe le gestioni (nell’Inps avrebbe diritto alla quota A di calcolo retributivo, dato che non possiede contributi successivi al 1992).

Le quote, col cumulo, sono liquidate e calcolate separatamente: resta da chiarire l’applicazione delle rivalutazioni della contribuzione in caso di cumulo (siamo in attesa del dpcm e  delle circolari operative in materia) ed il diritto a eventuali arretrati.

note

[1] D.lgs 42/2006

[2] Art.4, Co.5, D.lgs 42/2006.

[3] L. 228/2012.


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