Diritto e Fisco | Articoli

Entro quanto tempo l’avvocato può chiedere la parcella?

18 Febbraio 2017
Entro quanto tempo l’avvocato può chiedere la parcella?

L’avvocato può chiedere un saldo a distanza di anni senza aver mai richiesto ufficialmente acconti e rilasciato fatture? Come contestare una parcella inviata tramite pec?

Il credito per prestazione professionale è sottoposto alla prescrizione presuntiva triennale. Vale a dire, in buona sostanza, che decorsi 3 anni, si presume che il credito vantato dal professionista sia stato liquidato. Attenzione però:

1) ci sono atti interruttivi della prescrizione (sono tali tutti quegli atti che manifestano la sussistenza del credito, ad esempio una lettera raccomandata con la quale si richiede il pagamento);

2) la presunzione di prescrizione può essere superata con il giuramento decisorio del debitore.

L’interruzione del corso della prescrizione determina che il termine triennale inizi a decorrere da capo. In buona sostanza il creditore (l’avvocato) farà corso al giuramento decisorio (potrà fare corso) solo nel caso in cui siano decorsi inutilmente i 3 anni del termine di prescrizione presuntiva senza che abbia mai in precedenza manifestato l’esistenza in vita del credito.

Se l’avvocato del lettore ritiene di aver diritto al pagamento di somme ulteriori, difficilmente lascerà decorrere i 3 anni della prescrizione perché, in tal caso, rimetterebbe la decisione sull’esistenza del credito al lettore stesso, con tutte le evidenti conseguenze del caso.

Chiarito questo primo aspetto, il giuramento decisorio riguarda, in particolare, l’estinzione del debito per prescrizione: il debitore può essere chiamato a “giurare” se il credito si sia estinto (o meno) perché è decorso il termine triennale senza che il creditore (nella specie l’avvocato) abbia contestato il mancato pagamento. Per quanto riguarda, poi, la necessità del contratto in forma scritta per l’ottenimento del parere di congruità del Consiglio dell’Ordine, a base della richiesta  di emissione di decreto ingiuntivo, è evidente che questa costituirebbe la via maestra: sarebbe, in altri termini, prova effettiva dell’esistenza del rapporto e del credito. Nella pratica quotidiana, però, tale tipo di atto/contratto difficilmente trova applicazione perché la natura stessa della prestazione dell’avvocato mal si presta ad una analitica preventiva quantificazione. Nel momento in cui l’avvocato assume l’incarico professionale, non è possibile determinare con certezza la “quantità”  del lavoro che si troverà a dover effettuare (non si può, ad esempio, determinare quante udienze si dovranno tenere per il processo). Questo determina che  il “preventivo” che il professionista consegna (è tenuto a consegnare al cliente) è comunque “di massima” e salvo ulteriori spese e competenze non quantificabili a priori. In questi casi, ovvero nei casi in cui non vi sia alcun contratto scritto tra le parti, il professionista che ritiene di vantare un credito nei confronti del cliente dovrà emettere fattura (anche solo pro-forma) e notificarla  a mezzo raccomandata (o pec) al cliente, invitandolo a provvedere al saldo dovuto entro un congruo termine (dipendente chiaramente dalla somma vantata e dalla tipologia di cliente). Se il cliente non la contesta, non contesta cioè il contenuto della intimazione/invito al pagamento,  l’avvocato potrà dimostrare di avere la “prova scritta” dell’esistenza del credito e quindi richiedere alla autorità giudiziaria, l’emissione del decreto ingiuntivo.

In buona sostanza, per concludere il lettore dovrebbe:

1) attendere che l’avvocato, eventualmente, gli notifichi la fattura con gli importi a cui ritiene di avere ancora diritto, con l’invito/intimazione a pagare;

2) contestare quella fattura e l’intimazione, appunto perché ha già provveduto a pagare le somme dovute nei modi e tempi che ha analiticamente descritto nella sua domanda.

Per quanto riguarda il precetto tale facoltà, di norma, è già inserita nel mandato difensivo e, pur se fatto a suo nome, si tratta di competenze per la “messa in esecuzione” della sentenza. È, in altri termini,  il mezzo con il quale si costringe il debitore (nel caso si specie l’Inps) ad adempiere attraverso le procedure della esecuzione forzata.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola



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1 Commento

  1. Mia filgi ga avuto un ricorso al tar che ha perso nel 2003 io personalmente sono andata a pagare l’avvocato la somma di 2.600€
    slolo che l’avvocato l’assegno l’ha fatto fare a mone mio proprio, dicendomi che non aveva il fascicolo pronto e che avrebbe provveduto ad inviarlo, questo non è successo io ho allungato i tempi un pò, per motivi di lavoro. Dopo dieci anni nel novembre del 2013 arriva a mia figlia la raccomandata, abbiamo preso l’appuntamento e al nostro arrivo allo studio si è negato ho trovato la badante dicendo che mi avrebbe contattato lui. Il suo contatto è stato a fine aprile del 2017 dopo sette annise posso avere un consiglio grazie lascio la mia e mail cmanera@gmail.com

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