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Come funziona il procedimento di composizione della crisi?

18 febbraio 2017


Come funziona il procedimento di composizione della crisi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 febbraio 2017



Ho incaricato una srl per installare un impianto fotovoltaico che è risultato mal funzionante. La vicenda giudiziaria è complessa. Come posso difendermi? Vorrei chiudere i processi.

Nel caso di specie, è concreto il rischio di incorrere in una condanna, il che implicherebbe, logicamente, un consistente aggravio di spese. Per questo motivo, vista l’intenzione della lettrice di chiudere in maniera transattiva le pendenze, si suggerisce di avvalersi dell’aiuto di un consulente di parte, che sappia inquadrare la faccenda dal punto di vista tecnico e procedere ad una specifica quantificazione e, logicamente di un avvocato che, dialogando con la controparte, potrà trovare un punto di incontro accettabile per entrambi. La sottoscrizione di una transazione tra le parti, in corso di causa, implica l’estinzione dei procedimenti civili attivati: pertanto, qualora la lettrice non si fosse ancora costituita nel secondo dei due processi, non sarebbe più necessario in quanto la transazione fa venire meno il motivo del contendere tra le parti. La giurisprudenza conferma quanto, statuendo che nella transazione intervenuta in corso di causa si individua un fatto idoneo a determinare la cessazione della materia del contendere.

In particolare, si distingue la transazione novativa dalla transazione semplice. Nella prima si verifica l’estinzione del rapporto preesistente e la sostituzione di esso con altro oggettivamente diverso per contenuto e fonte costitutiva; nella seconda rimangono fermi il precedente rapporto e la relativa fonte, ma si introducono mutamenti dell’assetto sostanziale dei diritti e degli obblighi che sul piano processuale si configurano come fatti modificativi, impeditivi o estintivi del diritto azionato. L’una e l’altra forma di transazione eliminano la posizione di contrasto fra le parti e fanno venire meno l’interesse delle stesse ad una pronuncia sulla domanda come proposta o come evolutasi in corso di causa, correlativamente determinando l’inutilità della pronuncia medesima.

Con specifico riferimento alla posizione debitoria della lettrice, da lei evidenziata come abbastanza gravosa, con l’aiuto del proprio avvocato e/o commercialista, si suggerisce di considerare il ricorso all’istituto del procedimento di composizione della crisi [1], rivolto espressamente al consumatore o al piccolo imprenditore, per la risoluzione della sua problematica. Si tratta di un procedimento, conseguente al sovraindebitamento della persona fisica, che mira a un accordo, tra debitore e creditore, in modo da cancellare i debiti e soddisfare i crediti. La nuova normativa in materia di composizione della crisi da sovraindebitamento, offre al debitore, tra gli strumenti per liberarsi dai propri debiti, l’accordo di ristrutturazione. Tale accordo viene predisposto con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi e prevede un piano di rientro mediante il quale il debitore si impegna a pagare regolarmente quanto dovuto. È bene precisare che il sovraindebitato ricorre a questa soluzione solo quando ottiene il consenso di almeno il 60% dei creditori. La ristrutturazione dei debiti e la, conseguente, soddisfazione dei crediti, possono avvenire attraverso qualsiasi forma: viene attribuita dunque al debitore un’ampia discrezionalità. Nel momento in cui però il patrimonio del sovraindebitato risulti insufficiente a garantire la fattibilità del piano, è possibile l’intervento del terzo sia come aiuto concreto, mediante il conferimento di denaro o beni a copertura dei debiti, che come garante dell’adempimento dell’accordo da parte dell’obbligato. Come ulteriore garanzia di adempimento possono essere adottate delle misure di limitazione nei confronti del debitore che riguardano l’utilizzo delle carte di credito, la sottoscrizione di contratti di strumenti di finanziamento e l’accesso del mercato del credito al consumo. Affinché la proposta di accordo abbia una validità tra le parti, deve essere depositata, dal debitore, presso il tribunale del luogo in cui ha la residenza. Il giudice investito della questione, oltre a prendere visione della proposta e della documentazione allegata dal richiedente, esamina la relazione dell’organismo di composizione della crisi, riguardante la situazione del sovraindebitato ed eventuali contestazioni mosse dai creditori. Se la proposta soddisfa i requisiti di legge, il giudice fissa immediatamente l’udienza e dispone la pubblicità dell’accordo. In sede di udienza, dunque, qualora non si ravvisino atti in frode ai creditori, viene stabilito un termine non superiore ai centoventi giorni in cui non possono essere attivate azioni esecutive né sequestri né diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato proposta di accordo, da parte dei creditori. Pertanto, con l’accordo di ristrutturazione anche la persona letteralmente sommersa dai debiti riesce dunque ad avere un po’ di respiro per sanare la propria situazione e, nella maggioranza dei casi, tornare a vivere serenamente.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta 

note

[1] L. n. 3 del 27.01.2012, modificata dal d.l. n. 179 del 18.10.2012.

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