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Lo sai che? Come diventare giudice popolare

Lo sai che? Pubblicato il 30 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 gennaio 2017

I giudici popolari prestano servizio in Corte d’assise, l’organo giudiziario che decide sui reati più gravi (ad esempio gli omicidi).

La figura del giudice popolare esiste anche in Italia e presta servizio presso la Corte di assise e la Corte di assise di appello. Si tratta di un compito molto importante, perché tali organi giudicano sui processi per i reati più gravi (come ad esempio gli omicidi). In questo modo la popolazione viene chiamata ad amministrare al giustizia insieme ai magistrati ordinari. Il collegio che giudica ed emette la sentenza è infatti composto da due giudici togati e sei giudici popolari. Per diventare giudice popolare bisogna presentare la richiesta al Sindaco del proprio comune di residenza. Viene poi avviato un complesso procedimento che porta al sorteggio finale dei nominativi.

I requisiti per fare il giudice popolare

I requisiti per essere iscritti all’elenco dei giudici popolari sono i seguenti:

  • cittadinanza italiana;
  • buona condotta morale;
  • età compresa tra 30 e 65 anni;
  • titolo di studio di scuola media di primo grado (per fare il giudice popolare in Corte d’assise) o di scuola media di secondo grado (per la Corte d’assise d’appello).

Non possono svolgere l’ufficio di giudice popolare i magistrati e i funzionari che lavorano nell’ordine giudiziario, gli appartenenti alle forze armate e alla polizia, nonché i membri di culto e i religiosi di ogni ordine e congregazione.

La richiesta al Sindaco e gli elenchi comunali

La prima cosa da fare per diventare giudice popolare è presentare la richiesta al Sindaco del comune in cui si risiede. Ogni due anni (negli anni dispari) i sindaci, con manifesti pubblici, invitano i residenti a chiedere di essere iscritti nell’elenco dei giudici popolari presso la Corte d’assise e la Corte d’assise d’appello. Una volta formati gli elenchi e controllati i requisiti di chi presenta la domanda, il Sindaco li invia al Presidente del tribunale competente per territorio.

Gli elenchi del mandamento

La pratica passa quindi ad una commissione appositamente costituita, che unifica tutti gli elenchi pervenuti dai comuni del mandamento (il mandamento è una circoscrizione amministrativa e giudiziaria, di livello intermedio tra il comune e il circondario). La stessa commissione provvede a formare due liste: la prima composto da tutte le persone del mandamento coi giusti requisiti per assumere l’incarico di giudice popolare in Corte d’assise; la seconda per la Corte d’assise d’appello. Questa liste sono poi ritrasmesse ai comuni del mandamento, che le affigono all’albo pretorio.

Gli albi definitivi e le liste generali

A questo punto, chiunque abbia interesse può presentare un reclamo per contestare eventuali omissioni, cancellazioni o iscrizioni non corrette. Tale reclamo può essere fatto entro 15 giorni dall’affissione sull’albo pretorio del comune. Dopodiché, l’elenco dei giudici popolari relativo alla Corte d’assise (più gli eventuali reclami pervenuti) viene trasmesso al Presidente del tribunale ove ha sede la Corte d’assise stessa. L’elenco relativo alla Corte d’assise d’appello, invece, viene trasmesso al Presidente del tribunale del capoluogo del distretto di corte d’Appello. Queste liste vengono ricontrollate, con l’esame dei reclami eventualmente presentati.

All’esito di tale controllo, vengono formati gli albi definitivi dei giudici popolari (uno per la Corte d’assise e uno per la Corte d’assise d’appello), unificando gli elenchi relativi ai vari mandamenti. I nomi dei giudici popolari sono inseriti con numerazione progressiva, seguendo l’ordine alfabetico. Gli albi definitivi sono approvati con decreto. Vengono quindi trasmessi ad ogni comune, che provvede a pubblicarli per la parte che lo riguarda. Se si vuole contestare l’albo definitivo, si può proporre ricorso.

Dopo 15 giorni dalla pubblicazione degli albi, il Presidente del tribunale del capoluogo del distretto di Corte d’appello compone le liste generali dei giudici popolari ordinari per le Corti d’assise d’appello. Comunica inoltre le liste ai presidenti dei tribunali ove hanno sede le Corti d’assise. Tali presidenti compongono a loro volta le liste, escludendo i giudici popolari delle Corti d’assise d’appello.

Il sorteggio e la nomina dei giudici popolari

In tribunale, in udienza pubblica, vengono sorteggiati i giudici popolari fino al raggiungimento del numero prescritto. Il sorteggio avviene pescando da un’urna, in cui sono presenti i numeri associati a ciascun giudice presente nell’elenco definitivo. I giudici popolari estratti vanno a formare la lista generale rispettivamente degli uomini e delle donne (viene formata anche una lista di supplenti). Ogni tre mesi la Corte d’assise e la Corte d’assise d’appello estraggono 50 nominativi.

Entro cinque giorni dall’estrazione, il Presidente fissa la data e l’ora in cui i giudici popolari dovranno presentarsi in udienza. In questa sede il Presidente dispensa i giudici popolari che ne fanno richiesta e che presentano un legittimo impedimento. In seguito chiama a prestare servizio tanti giudici popolari quanti ne servono per formare il collegio giudicante per un determinato processo.

La durata del servizio e il compenso

La nomina ha durata di tre mesi, a meno che il processo non duri di più. Tutti i giudici popolari iscritti alle liste devono prestare servizio nel biennio successivo, ma chi ha prestato servizio in una sessione d’assise non può esercitare nelle restanti sessioni del biennio stesso.

Una volta che ci si è iscritti alle liste, l’ufficio di giudice popolare è obbligatorio. Chi non si presenta senza giustificato motivo, infatti, va incontro ad una sanzione da 2,58 a 15,49 euro, più le altre spese per l’eventuale sospensione e rinvio del processo. Per essere esonerati dal servizio bisogna presentare un certificato medico della propria Asl, prima della comparizione in udienza oppure durante l’udienza per il giuramento.

I giudici popolari ricevono un compenso giornaliero stabilito per legge e un rimborso per le eventuali spese di trasferta (se le udienze si tengono fuori dal comune di residenza). Il rimborso è di 25,82 euro per ogni giorno di esercizio della funzione; per i lavoratori autonomi e dipendenti che non hanno diritto alla retribuzione nei giorni in cui esercitano la funzione di giudice popolare, il rimborso è di 51,65 euro per le prime 50 udienze e di 56,81 euro per le udienze successive. L’intera procedura è disponibile sul sito del Ministero della giustizia (cliccare qui).


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