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Lo sai che? Treno soppresso, quale rimborso chiedere?

Lo sai che? Pubblicato il 30 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 gennaio 2017

Al consumatore spetta il risarcimento del prezzo del biglietto e di tutte le altre spese sostenute, come taxi, benzina o parcheggio, per recarsi a una seconda stazione.

A chi subisce disagi per via della soppressione di un treno o della sua sostituzione con un altro, Trenitalia deve risarcire l’integrale danno subito, non solo il costo del biglietto. È quanto chiarito dal giudice di Pace di Frosinone con una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine e, per l’occasione, ricorriamo al consueto esempio.

Immaginiamo di dover prendere un treno per lavoro. Acquistiamo i biglietti con qualche giorno di anticipo, arriviamo alla stazione con la nostra auto e lì la lasciamo in un parcheggio privato, pagando il ticket per l’intera giornata in anticipo. Senonché, scopriamo che il treno è stato soppresso per via di uno sciopero. L’unico modo per raggiungere il lavoro è recarci in un’altra stazione, là vicino, e prendere un secondo treno. Così, riprendiamo la nostra auto, corriamo per prendere l’altra coincidenza ed anche lì lasciamo il mezzo in un parcheggio a pagamento.

Tutto questo trambusto ci costa una bella cifra che decidiamo di farci rimborsare: dai soldi spesi per il treno, a quelli per il doppio parcheggio e la benzina dell’auto. Ma l’addetto della compagnia ferroviaria ci dice che quei soldi non li avremo: l’unico rimborso previsto è quello del treno soppresso perché tanto è previsto nelle condizioni generali di contratto di Trenitalia che abbiamo tacitamente accettato quando abbiamo fatto il biglietto. Noi, invece, rilanciamo, sostenendo che, comunque, abbiamo subito un danno non per causa nostra e che la compagnia si comporta, in questo modo, in modo prepotente, calpestando i diritti dei consumatori. Chi ha ragione?

Secondo la sentenza in commento, le clausole che prevedono – in caso di ritardi o interruzioni del servizio ferroviario – il semplice rimborso, totale o parziale, del biglietto, sono da ritenersi «vessatorie» per il passeggero che, al momento in cui conclude il contratto di trasporto, non è in grado di prenderne concretamente visione. «Vessatorie» sono tutte quelle clausole che comportano una particolare contrazione dei diritti del consumatore come, ad esempio, quelle che comportano una limitazione delle responsabilità del venditore, come proprio quella sul risarcimento dei danni.

Ebbene, per come stabilisce il nostro codice civile, le clausole vessatorie sono valide solo se conosciute o conoscibili dal consumatore al momento della conclusione del contratto, cosa che non ricorre nel caso dell’acquisto del biglietto del treno, quando al viaggiatore viene consegnato solo il ticket di viaggio, un talloncino su cui vi sono solo i dettagli della corsa, senza fargli firmare alcunché e senza consegnargli moduli contenenti le condizioni generali di contratto.

Dunque, le clausole vessatorie con la compagnia di trasporto ferroviario sono nulle perché non conosciute, né conoscibili con l’ordinaria diligenza, al momento dell’acquisto del biglietto.

Risultato: per tale ragione, al passeggero, vittima del disservizio, vanno rimborsati tutti i costi, anche quelli del parcheggio dell’autovettura, del carburante e del pedaggio autostradale.

Quindi, se il treno è stato cancellato e sei andato incontro a diverse spese impreviste, puoi chiedere alla compagnia ferroviaria il rimborso di tutti i costi sostenuti.

note

[1] GdP Frosinone sent. n. 47/2015.


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