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Lo sai che? Si può costituire un fondo cassa condominiale?

Lo sai che? Pubblicato il 18 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 febbraio 2017

Il divieto di istituire un fondo condominiale per sopperire alle morosità (salvo unanimità) vale anche se nei confronti dei condomini inadempienti sia iniziata procedura fallimentare?

Per rispondere al quesito della lettrice è necessario ricordare la finalità perseguita mediante la costituzione del fondo cassa per supplire ai mancati pagamenti dei condomini morosi.

La vita condominiale è spesso costellata da numerose difficoltà legate alle diverse incombenze inerenti alla gestione del condominio. Al fine di procedere alla corretta gestione e manutenzione dei beni comuni, il legislatore stabilisce chiari criteri di ripartizione delle spese distinguendo a seconda che si tratti di manutenzione ordinaria o di manutenzione straordinaria e prevedendo, a seconda dei casi, quorum di votazione differenti. Il principio affermato dalla legge di riforma del condominio in materia di spese condominiali è volto a introdurre maggiori garanzie e cautele in favore dei condomini in regola con i pagamenti necessari per far fronte alle spese condominiali.

Il codice civile, nelle disposizioni di attuazione, infatti, prevede che i creditori non possono agire nei confronti dei condomini in regola con i pagamenti se non dopo l’escussione dei condomini morosi. Tuttavia, il problema della morosità di alcuni condomini non si risolve soltanto nelle conseguenze inerenti il recupero del credito ma può dar luogo a conseguenze ben più gravi. Si pensi, ad esempio, al caso in cui il creditore, fornitore di un servizio, a fronte della morosità di taluni condomini, decida di interrompere la fornitura così cagionandosi un danno anche per i condomini puntuali nei pagamenti. Al fine di ovviare a simili inconvenienti, è consentito ai condomini la costituzione di un fondo cassa che sopperisca alla morosità di taluni di loro purché la costituzione del fondo sia stata approvata all’unanimità. La regola dell’unanimità è finalizzata a garantire un’adeguata tutela ai condomini in regola con i pagamenti i quali non possono essere gravati degli oneri dei condomini morosi se non per volontà espressa e risultante dalla delibera condominiale.

Il principio appena richiamato non muta qualora taluno dei condomini sia soggetto a procedura fallimentare. Più nel dettaglio, qualora un condomino venga dichiarato fallito, la legge prevede che le attività del fallito non siano più gestite dall’interessato, bensì da altro soggetto espressamente nominato dal giudice e che prende in nome di curatore fallimentare. Il curatore fallimentare subentra nella posizione giuridica del fallito adottando tutte le decisioni spettanti a quest’ultimo al fine di ricostituire la massa patrimoniale e ripianare i debiti. In tal senso, nel caso di fallimento di uno dei condomini, l’amministratore non potrà più rapportarsi al condomino ma dovrà relazionarsi – nell’adozione delle decisioni condominiali – al curatore fallimentare.

Tanto premesso quanto alla nozione ed alla finalità del fondo cassa per la morosità dei condomini ed alle conseguenze della dichiarazione di fallimento, è ora possibile rispondere al quesito posto. Il fallimento di uno dei condomini non altera il principio secondo cui la costituzione di un fondo cassa per ovviare alla morosità dei condomini debba avvenire mediante delibera adottata all’unanimità. La ragione di questa affermazione è data dal fatto che la conseguenza primaria della dichiarazione di fallimento è la sostituzione della persona del fallito con quella del curatore fallimentare (il quale prenderà le decisioni per conto del fallito) senza incidere in alcun modo sul principio che regola la costituzione del fondo cassa esaminato.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo


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