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Lo sai che? Che cos’è una contestazione disciplinare?

Lo sai che? Pubblicato il 18 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 febbraio 2017

Mi è stato proposto verbalmente di sostituire al lavoro la mia responsabile che è in maternità. Mi hanno consegnato una lettera perché lei sta rientrando. Che significa?

La lettera ricevuta dal lettore, sebbene possa sembrare, a prima vista, una contestazione disciplinare, nella quale si precisano le mancanze riscontrate dall’azienda nell’attività svolta, tuttavia, manca degli elementi fondamentali che la dovrebbero caratterizzare come tale e legittimare [1]. Caratteri indispensabili della contestazione disciplinare sono, infatti, la specificità e la tempestività. Per “specificità” si intende che la contestazione deve indicare precisamente le mancanze del lavoratore, con riferimento soprattutto alle norme del contratto collettivo applicato e del regolamento disciplinare aziendale violate; è, invece, “tempestiva” la contestazione mossa immediatamente dopo la commissione della violazione o la scoperta di essa. La contestazione deve, infine, indicare un termine entro il quale il lavoratore ha il diritto di presentare le proprie giustificazioni, al fine di consentirgli di difendersi esponendo anche il proprio punto di vista. Solo dopo aver garantito al lavoratore di presentare proprie osservazioni, l’azienda potrà applicare le conseguenti sanzioni disciplinari.

Nel caso di specie manca un preciso richiamo alle norme contrattualcollettive ritenute violate, manca l’indicazione della data, o almeno del periodo, in cui la supposta mancanza si ritiene sia stata commessa. Non viene, infine, data alcuna possibilità di presentare osservazioni a propria difesa, con immediata revoca dell’incarico assegnato. Pertanto, la comunicazione ricevuta non può considerarsi una contestazione disciplinare o, quantomeno, una contestazione d’addebito legittima. Potrebbe, allora, trattarsi di una comunicazione con la quale l’azienda si cautela per prevenire qualsivoglia futura pretesa del lavoratore circa l’avvenuto svolgimento di mansioni superiori – di responsabile anziché di “semplice” addetto al controllo qualità, come da lettera di assunzione – facendo presente che, comunque, l’attività assegnata non è stata correttamente svolta, tanto da rendersi necessaria la revoca del relativo incarico. Non dovrebbe conseguire alla lettera in parola alcuna ripercussione. Sicuramente, il lettore, sollevato dall’incarico di responsabile ad interim, verrà adibito nuovamente alle mansioni per le quali è stato assunto o a mansioni equivalenti, come nel periodo precedente la sostituzione del/la collega in maternità. Il lettore non è obbligato a rispondere a tale missiva, tuttavia è assolutamente libero di presentare proprie osservazioni scritte ed eventuali giustificazioni al proprio operato. Ciò soprattutto al fine di spiegare al datore di lavoro come, in ogni caso, egli si sia adoperato al meglio nell’adempimento dell’incarico di responsabilità assegnato, nel pieno rispetto del dovere di diligenza.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini 

note

[1] Art. 7, l. n. 300 del 20.05.1970 (Statuto dei Lavoratori).


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