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La società di mio marito fallisce: rischio la revocatoria?

18 febbraio 2017


La società di mio marito fallisce: rischio la revocatoria?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 febbraio 2017



Mi sono separata e il tribunale mi ha assegnato il 50% della casa che era di proprietà del mio ex marito. La società di cui era socio è fallita. Rischio un’azione revocatoria da parte di qualche banca?

Il quesito in questione necessita di un’iniziale precisazione. È, infatti, di primaria importanza stabilire se sia stata dichiarata fallita soltanto la società di cui il marito è socio e/o amministratore oppure se sia stato dichiarato fallito in estensione anche quest’ultimo. Soltanto in quest’ultimo caso, infatti, potrebbe porsi un problema di revocatoria (fallimentare) avente a oggetto l’assegnazione della casa ex coniugale poiché esclusivamente in questa ipotesi il patrimonio del marito verrebbe attratto nella procedura fallimentare a tutela dei creditori e, dunque, il curatore fallimentare potrebbe, in ipotesi, ritenere di procedere a questo tipo di azione giudiziaria. La giurisprudenza [1] ha, infatti, stabilito, in linea generale, che questo tipo di assegnazione possa essere oggetto di revocatoria fallimentare ove essa sia stata compiuta nel tempo in cui il fallito esercitava un’impresa commerciale se il coniuge non prova che ignorava lo stato d’insolvenza di quest’ultimo [2]. Poiché, tuttavia, la lettrice afferma di aver saputo del fallimento della società del marito e dell’esposizione di quest’ultimo verso banche e altri creditori solo successivamente alla separazione, ove tale circostanza venisse corroborata da altri elementi atti a provare che lei era all’oscuro dello stato di insolvenza del marito, si potrebbe escludere il rischio che le venga revocata l’assegnazione dell’abitazione all’esito di tale giudizio.

Vi è da dire, poi, che più recente giurisprudenza ha altresì stabilito che laddove l’assegnazione della casa coniugale sia stata prevista non già come elemento retributivo della separazione (ad esempio, come parte dell’assegno di mantenimento dovuto dal coniuge economicamente più forte a quello più bisognoso) ma come provvedimento a tutela della prole, specialmente se di minore età, tale assegnazione non è di per sé revocabile fintantoché permangano le condizioni previste dalla legge per tale tipo di assegnazione, ossia il mantenimento della residenza nell’abitazione unitamente al figlio minore da parte del coniuge assegnatario [3]. Pertanto, laddove fosse stato dichiarato fallito anche il marito oltre alla società di quest’ultimo, il rischio di una revocatoria fallimentare sussisterebbe – a parere della giurisprudenza da ultimo citata – soltanto ove l’assegnazione della casa esuli dalla finalità sua propria (ossia la tutela della prole, specie se di minore età o comunque non economicamente autosufficiente) e sia stata invece disposta quale parte del mantenimento dovuto al coniuge economicamente più debole.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] Cass. sent. n. 8516 del 12.04.2006; Corte App. Venezia del 28.04.1999

[2] Art. 69 L.F.

[3] Cfr. Trib. Udine sent. n. 6460 del 27.06.2013.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 12.04.2006, n. 8516

L’accordo con il quale i coniugi, nel quadro della complessiva regolamentazione dei loro rapporti in sede di separazione consensuale, stabiliscano il trasferimento di beni immobili o la costituzione di diritti reali minori sui medesimi, rientra nel novero degli atti suscettibili di revocatoria fallimentare ai sensi degli artt. 67 e 69 legge fall., non trovando tale azione ostacolo né nell’avvenuta omologazione dell’accordo stesso, cui resta estranea la funzione di tutela dei terzi creditori e che, comunque, lascia inalterata la natura negoziale della pattuizione; né nella pretesa inscindibilità di tale pattuizione dal complesso delle altre condizioni della separazione; né, infine, nella circostanza che il trasferimento immobiliare o la costituzione del diritto reale minore siano stati pattuiti in funzione solutoria dell’obbligo di mantenimento del coniuge economicamente più debole o di contribuzione al mantenimento dei figli, venendo nella specie in contestazione, non già la sussistenza dell’obbligo in sé, di fonte legale, ma le concrete modalità di assolvimento del medesimo, convenzionalmente stabilite dalle parti. Tale conclusione si impone “a fortiori” allorché il trasferimento immobiliare o la costituzione del diritto reale minore non facciano parte delle originarie condizioni della separazione consensuale omologata, ma formino invece oggetto di un accordo modificativo intervenuto successivamente fra i coniugi, del quale esauriscano i contenuti. (Nella specie, con l’accordo impugnato, il coniuge poi fallito – assegnatario della casa coniugale alla stregua delle condizioni della separazione consensuale omologata -, a modifica di tali condizioni, aveva costituito a favore dell’altro coniuge, per tutta la durata della sua vita, il diritto di abitazione sulla predetta casa coniugale, ottenendo in cambio l’esonero dal versamento di una somma mensile, precedentemente pattuito a titolo di contributo alle spese per il reperimento di altro alloggio da parte del coniuge beneficiario).

Tribunale Udine, sez. II Civile, sentenza 27.06.2013, n. 6460

In materia fallimentare, l’art. 69 della L.F. prevede la revocabilità di tutti gli atti di disposizione compiuti dal fallito nel tempo in cui esercitava un’impresa commerciale e di quelli a titolo gratuito compiuti anche più di due anni prima della dichiarazione di fallimento, ma nel tempo in cui il fallito esercitava un’impresa commerciale. Per contro, a norma dell’art. 64 L.F., si considerano revocabili gli atti di disposizione patrimoniale, a titolo gratuito, compiuti dal fallito nel biennio anteriore alla dichiarazione di fallimento, esclusi i regali d’uso e gli atti compiuti a titolo di dovere morale e di pubblica utilità. In caso di separazione dei coniugi, anche gli accordi intervenuti in sede di separazione, volti a regolamentare i rapporti patrimoniali tra i coniugi ed a stabilire il trasferimento dei beni immobili ovvero la costituzione di diritti reali minori, rientrano nel novero degli atti revocabili nel caso in cui si tratti di atti a titolo gratuito o, ai sensi dell’art. 67 L.F., nel caso in cui si tratti di atti a titolo oneroso.


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