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Lo sai che? Locazione: possono cacciarmi dal locale se lo uso gratis?

Lo sai che? Pubblicato il 18 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 febbraio 2017

Un mio amico mi ha intimato di lasciare la stanza a me locata a titolo gratuito come riconoscimento per il lavoro gratuito che ho svolto per lui 3 anni fa. Come posso tutelarmi?

Per rispondere al quesito del lettore, occorre preliminarmente affrontare la questione della possibilità o meno di richiedere, tenuto conto del tempo trascorso, il pagamento delle sue prestazioni professionali. La norma di riferimento è quella di cui all’artcolo 2956 del codice civile, ai sensi della quale: «Si prescrive in tre anni il diritto: 1) dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese; 2) dei professionisti, per il compenso dell’opera prestata e per il rimborso delle spese correlative; 3) dei notai, per gli atti del loro ministero; 4) degli insegnanti, per la retribuzione delle lezioni impartite a tempo più lungo di un mese». Com’è evidente, l’attività professionale può essere inserita in quelle indicate, in modo volutamente generico, nelle attività professionali di cui al n. 2 dell’articolo 2956 codice civile. Si tratta di ipotesi di prescrizione cosiddetta breve nel senso che, diversamente da quella ordinaria (5 anni), il prestatore d’opera intellettuale deve far valere la sua pretesa nel più breve termine triennale.

Ma cos’è la prescrizione e da quando decorre? Secondo il codice civile, ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge. Non sono soggetti a prescrizione i diritti indisponibili e gli altri diritti indicati dalla legge. Ciò significa, in primo luogo, che oltre alla fondatezza della pretesa nel merito è necessario che, chi voglia far valere un diritto, lo faccia entro i termini indicati dalla legge trascorsi inutilmente i quali, la pretesa, a prescindere dalla sua fondatezza, non potrà trovare accoglimento. La prescrizione decorre dal giorno in cui si può far valere il diritto e termina quando si è compiuto l’ultimo giorno previsto.

Nel caso del lettore, pertanto, è agevole ritenere che ben può ancora azionare le sue richieste di pagamento dei crediti professionali non essendo decorso il termine triennale di prescrizione.

Per completezza espositiva è opportuno, ancora, evidenziare che la prescrizione disciplinata dall’articolo 2956 del codice civile è una prescrizione cosiddetta presuntiva, nel senso che si fonda  sulla presunzione di adempimento dell’obbligazione. Spieghiamoci meglio. La legge “presume” che, trascorso inutilmente il termine triennale, il credito professionale sia stato pagato. In ogni caso, comunque, si tratta, in senso tecnico-giuridico, di una presunzione “non assoluta” ma “relativa”, che cioè può essere vinta da una prova contraria.

In merito alla domanda specifica del nostro lettore, il contratto di locazione richiede la forma scritta, come si dice in gergo tecnico, ad probationem e non ad substantiam. Che significa? Significa che la locazione è validamente venuta ad esistere anche se il contratto non è trasfuso in un atto di tipo scritto essendo richiesta, la forma scritta, solo ai fini di prova dell’esistenza del rapporto locatizio e non anche per la sua valida esistenza.

Il lettore ha svolto, in favore dell’amico che gli ha locato la stanza all’interno dell’appartamento, adibito ad uso professionale, dei lavori di assistenza e consulenza tecnica per la ristrutturazione dello stesso immobile. A fronte del suo credito professionale – non pagato –  per le prestazioni eseguite in favore del locatore, l’accordo era, in sostanza,  quello di consentirgli l’uso (meglio: la locazione) della stanza che effettivamente occupa, fino al recupero delle sue competenze professionali. Di conseguenza, l’amico non può, con un preavviso così breve, metterlo fuori dallo studio né, tanto meno, impedirgli l’accesso alla struttura o violare quello spazio che, a tutti gli effetti, può essere considerato il suo domicilio. Se lo facesse, potrebbe incorrere anche in responsabilità di tipo penale oltre che, com’è ovvio, in responsabilità di tipo risarcitorio. A fronte di un canone locatizio, infatti, è possibile anche determinare, in relazione agli importi che il lettore avrebbe diritto ad avere per il lavoro svolto, la durata stessa della locazione. In altri termini, e per concludere, un così breve preavviso non è sufficiente e, soprattutto, non è consentito (non lo sarebbe) al locatore di impedirgli l’accesso alla sua stanza né, pena possibili conseguenza anche di tipo penalistico, farvi ingresso contro la sua volontà.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola


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