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Come evitare la visita fiscale

21 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 aprile 2018



Visita del medico fiscale Inps: tutti i casi in cui si può essere esonerati o assenti giustificati.

Sei in malattia, ma devi assentarti spesso da casa perché devi fare le commissioni urgenti e ritirare i bambini da scuola: il che è un problema, perché potrebbe passare la visita fiscale mentre non sei in casa e potresti subire delle sanzioni disciplinari, oltre alla decurtazione dell’indennità di malattia. In questi casi è possibile essere esonerati dalla visita fiscale?

I casi di esonero dalla visita fiscale sono tassativi, anche se il medico curante può esentare dal controllo sanitario quando sono presenti particolari condizioni di salute, anche se non previste espressamente come casi di esonero.

La necessità di effettuare commissioni e accompagnamenti non rientra generalmente nei casi di esonero dalla visita fiscale: tuttavia, determinate assenze al controllo del medico dell’Inps, se considerate necessitate, possono essere giustificate e non dar luogo a sanzioni disciplinari in capo al dipendente. In altre parole, l’assenza alla visita fiscale può essere giustificata, anche se non si è stati esonerati espressamente.

Ma procediamo per ordine e vediamo come evitare la visita fiscale: quali sono i casi in cui è possibile essere esonerati dalla reperibilità ed i casi in cui l’assenza è giustificabile.

Che cos’è la visita fiscale?

La visita fiscale è un accertamento sanitario, il più delle volte domiciliare, effettuato al lavoratore in malattia da parte di un medico dell’Inps, per il quale si deve essere obbligatoriamente disponibili: non si tratta, però, di una semplice verifica della presenza del dipendente malato nella propria abitazione, ma di un vero e proprio accertamento sull’esistenza della patologia e sulla correttezza della prognosi effettuata dal medico curante.

In parole semplici, si tratta di una visita medica effettuata a casa del lavoratore, da parte di un medico fiscale dell’Inps, che serve per capire se l’interessato è realmente malato, e se la durata della malattia corrisponde alla prognosi indicata dal medico curante nel certificato.

Quando arriva la visita fiscale?

La visita fiscale può avvenire sin dal primo giorno di malattia, poiché il medico che ha in cura il lavoratore, o la struttura sanitaria, ha l’obbligo di trasmettere telematicamente il certificato all’Inps, in tempo reale.

La visita fiscale deve essere sempre inviata il primo giorno di malattia, per i dipendenti pubblici, nel caso in cui l’assenza avvenga in una giornata antecedente o successiva a un giorno festivo o non lavorativo. Questa regola sarà operativa a breve anche per i lavoratori del settore privato.

La visita fiscale può passare la domenica?

Il medico fiscale può passare anche la domenica, nei giorni festivi e nei giorni di riposo, senza eccezioni.

La visita fiscale può passare più volte?

A seguito di un recente decreto attuativo [1] della riforma Madia [2], chi si assenta per malattia a ridosso di un weekend può ricevere più visite fiscali, anche nella stessa giornata. Essere già stato sottoposto a una visita fiscale, quindi, non mette il lavoratore al riparo da un nuovo controllo del medico dell’Inps. L’Inps, difatti, può inviare controlli sanitari tutti i giorni, grazie all’istituzione del nuovo Polo unico per le visite fiscali, anche durante le giornate festive e di riposo. In questo modo, le verifiche sulle assenze per malattia sono condotte in modo sistematico e ripetitivo e non è più possibile fare affidamento sull’esenzione da ulteriori controlli dopo la prima visita fiscale.

Ad ogni modo, almeno in una prima fase, le visite a ripetizione nei weekend, durante i ponti, i festivi o i riposi non saranno inviate a tutti, ma soltanto ai dipendenti la cui situazione sarà segnalata come sospetta dal cervellone dell’Inps. In pratica, il sistema del Polo unico per le visite fiscali, basandosi sulle informazioni presenti nelle banche dati, segnalerà con un allarme le probabili assenze “strategiche”.

Quali sono le fasce di reperibilità per la visita fiscale 2018?

Le fasce orarie di reperibilità per la visita fiscale, cioè gli orari nei quali il dipendente deve rendersi disponibile, nel dettaglio, sono le seguenti:

  • dipendenti privati: dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19;
  • dipendenti pubblici: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Gli orari sono in vigore a partire dal 2015: dovrebbero essere unificati nel 2018, ma al riguardo non si hanno ancora notizie certe.

Quali sono i casi di esonero alla visita fiscale?

In certe ipotesi è possibile evitare la visita fiscale, poiché viene esclusa la sua opportunità o fattibilità: i casi di esonero, cioè i casi in cui si è esclusi dalla disponibilità nelle fasce di reperibilità per la visita fiscale, grazie al Jobs Act, sono stati recentemente ampliati ed estesi ai dipendenti del settore privato; con l’entrata in vigore del decreto Madia, però, i casi di esonero dalle fasce di reperibilità sono cambiati per i dipendenti pubblici. In alcuni casi, l’Inps può inoltre riconoscere al medico dei margini di discrezionalità per l’esonero dal controllo domiciliare.

In particolare, i casi in cui il dipendente privato è esonerato dalla visita fiscale sono:

  • malattia connessa all’esistenza di una patologia grave che richiede cure salvavita (l’ipotesi concerne, ad esempio, chi ha gravi patologie cardiache, pazienti con patologie oncologiche, dializzati…);
  • infortunio sul lavoro e malattia professionale;
  • malattia correlata a un’eventuale invalidità o menomazione del dipendente (sono i casi, in pratica, in cui il malato possiede una percentuale d’invalidità: come chiarito dall’Inps, la riduzione della capacità lavorativa deve superare il 67% [3].

Secondo le modifiche del decreto Madia, i casi in cui il dipendente pubblico ha l’esonero dalla visita fiscale, o meglio i casi in cui deve rispettare le fasce di reperibilità, sono:

  • malattia connessa a patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  • dipendente con causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo:
    • a una menomazione ascritta alle prime 3 categorie della Tabella A allegata al decreto sul riordinamento delle pensioni di guerra [4];
    • a patologie rientranti nella Tabella E dello stesso decreto;
  • malattia connessa alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%.

Malattie che esonerano dalla visita fiscale

Di seguito, l’elenco delle malattie, come esposto dall’Inps, che danno diritto all’esonero dalla visita fiscale perché connesse a patologie gravi che richiedono terapie salvavita:

  • sindromi vascolari acute con interessamento sistemico
  • emorragie severe/infarti d’organo
  • coagulazione intravascolare disseminata e condizioni di shock – stati vegetativi di qualsiasi etiologia
  • insufficienza renale acuta
  • insufficienza respiratoria acuta anche su base infettiva (polmoniti e broncopolmoniti severe, ascesso polmonare, sovrainfezioni di bronchiectasie congenite, fibrosi cistica)
  • insufficienza miocardica acuta su base elettrica (gravi aritmie acute), ischemica (infarto acuto), meccanica (defaillance acuta di pompa) e versamenti pericardici
  • cirrosi epatica nelle fasi di scompenso acuto
  • gravi infezioni sistemiche fra cui aids conclamato
  • intossicazioni acute ad interessamento sistemico anche di natura professionale o infortunistica non inail (arsenico, cianuro, acquaragia, ammoniaca, insetticidi, farmaci, monossido di carbonio, ecc.)
  • ipertensione liquorale endocranica acuta
  • malattie dismetaboliche in fase di scompenso acuto
  • malattie psichiatriche in fase di scompenso acuto e/o in tso
  • neoplasie maligne, in:
    • trattamento chirurgico e neoadiuvante
    • chemioterapico antiblastico e/o sue complicanze
    • trattamento radioterapico
  • sindrome maligna da neurolettici
  • trapianti di organi vitali
  • altre malattie acute con compromissione sistemica (a tipo pancreatite, mediastinite, encefalite, meningite, ecc.) per il solo periodo convalescenziale
  • quadri sindromici a compromissione severa sistemica secondari a terapie o trattamenti diversi (a tipo trattamento interferonico, trasfusionale).

Per quanto riguarda i casi in cui è esonerato dalla visita fiscale il dipendente con causa di servizio riconosciuta, che abbia dato luogo a una menomazione ascritta alle prime 3 categorie della Tabella A allegata al decreto sul riordinamento delle pensioni di guerra, o a patologie rientranti nella Tabella E dello stesso decreto, l’elenco delle malattie e menomazioni è riportato alla fine della guida.

Esonero dalla visita fiscale su richiesta del medico

Chi invia il certificato medico all’Inps, grazie a una procedura telematica di recente introduzione [5], può segnalare all’Istituto, nelle note del certificato, particolari situazioni che richiederebbero l’esonero dalla visita fiscale.

Il medico dell’Inps, a seguito delle indicazioni del medico curante, può utilizzare il codice di esclusione “E”, per esonerare il lavoratore in malattia dalle visite fiscali richieste d’ufficio.

In particolare, utilizzando il codice E, il medico dell’Inps, durante l’analisi del certificato medico, ha l’opportunità di escludere uno specifico certificato dal flusso dell’applicativo relativo all’invio della visita fiscale, se la diagnosi evidenzia una condizione di gravità tale da sconsigliare o addirittura controindicare il controllo domiciliare disposto d’ufficio.

Le patologie che dovrebbero esonerare il lavoratore dalla visita fiscale sono, ad esempio: le malattie oncologiche, gli stati terminali, le situazioni post chirurgiche di interventi demolitivi, etc…

L’Inps raccomanda, però, prima di procedere all’esenzione dalla visita fiscale, che il medico verifichi la situazione del lavoratore, con particolare riguardo al numero di giorni di malattia già fruiti e al numero di eventi collegati, per assumere decisioni consapevoli e non pregiudizievoli sia per il malato che per l’istituto.

Assenza giustificata alla visita fiscale

In alcune situazioni, a prescindere dalle condizioni di salute del lavoratore, può ricorrere un giustificato motivo di assenza alla visita fiscale [6]:

  • assenza dovuta a forza maggiore;
  • situazioni che hanno reso necessaria l’immediata presenza del lavoratore altrove;
  • visite, prestazioni e accertamenti specialistici contemporanei alla visita fiscale, se si verifica l’impossibilità di effettuarle in orario diverso dalle fasce di reperibilità [7].

In linea generale, comunque, costituisce giustificato motivo di assenza ogni seria e fondata ipotesi che renda plausibile l’allontanamento del dipendente dal proprio domicilio. Ad esempio:

  • ritiro di radiografie collegate alla malattia in atto;
  • effettuazione di un’iniezione, se il trattamento non può essere rimandato e deve essere effettuato al di fuori del proprio domicilio;
  • visita presso l’ambulatorio del medico curante, se gli orari di ricevimento sono inconciliabili con le fasce di reperibilità;
  • visita utile per constatare la guarigione e consentire la ripresa dell’attività lavorativa;
  • esigenza indifferibile di recarsi in farmacia per l’acquisto di medicinali [8];
  • cure dentistiche urgenti;
  • effettuazione di attività di volontariato non realizzabile in tempi differenti dalle fasce di reperibilità [9];
  • visita ai propri parenti stretti in ospedale, se l’orario delle visite coincide con le fasce di reperibilità.

In tutti questi casi, anche se il lavoratore ha già comunicato l’assenza al datore di lavoro o all’Inps, questi è comunque tenuto a fornire la documentazione idonea a giustificare la propria assenza alla visita domiciliare.

Assenza alla visita fiscale per ricovero ospedaliero

L’assenza alla visita fiscale è giustificata anche per il lavoratore ricoverato in ospedale, con degenza superiore alle 24 ore, o con certificazione di ricovero domiciliare, o in strutture sanitarie competenti, o ancora in regime di day hospital o macroattività in regime ospedaliero, o che si reca al pronto soccorso.

Visita fiscale per infortunio e malattia professionale

Il decreto Madia [1] non menziona l’infortunio o la malattia professionale come cause di esclusione dalla visita fiscale, a differenza della precedente normativa. Tuttavia l’Inps, con un recente messaggio [10], ha chiarito che l’istituto non procede ad effettuare accertamenti domiciliari medico legali per i casi di infortunio sul lavoro e malattia professionale, in quanto la competenza in merito è dell’Inail.

Assenza alla visita fiscale fuori dalle fasce di reperibilità

Il lavoratore può non essere disponibile o rifiutare, senza nessuna conseguenza, l’ingresso al medico fiscale dell’Inps al di fuori dell’orario di reperibilità.

Conseguenze per assenza alla visita fiscale

Se il lavoratore risulta assente alla visita di controllo domiciliare, il medico fiscale:

  • rilascia, possibilmente a una persona presente nell’abitazione del lavoratore, un avviso recante l’invito per quest’ultimo a presentarsi il giorno successivo (non festivo) alla visita di controllo ambulatoriale, salvo che l’interessato non riprenda l’attività lavorativa;
  • comunica l’assenza del lavoratore all’Inps che, a sua volta, avvisa il datore di lavoro.

Se il lavoratore non si reca alla visita ambulatoriale, l’Inps ne dà comunicazione al datore di lavoro ed invita il lavoratore a fornire le proprie giustificazioni entro 10 giorni.

Sanzioni per assenza alla visita fiscale

L’assenza alla visita fiscale è sanzionata con la perdita del 100% della retribuzione dei primi 10 giorni di malattia (o del numero minore di giornate, dall’inizio della malattia all’accertamento sanitario, se è successivamente effettuata una visita fiscale ambulatoriale); in caso di seconda assenza alla visita fiscale, il lavoratore perde il 50% della retribuzione delle giornate di malattia successive alla decima; in caso di terza assenza, il lavoratore perde la restante indennità.

La perdita dell’indennità di malattia è causata dalla mera assenza del lavoratore dal domicilio e non è collegata all’inesistenza della malattia lamentata. La sanzione può dunque essere applicata indipendentemente dall’esistenza di un accertato stato di malattia, e dalla presenza del lavoratore alla visita ambulatoriale disposta dal medico fiscale per il giorno successivo non festivo.

Si può essere licenziati per assenza alla visita fiscale?

L’assenza del lavoratore durante le fasce orarie di reperibilità è un’inadempienza non solo verso l’Inps, ma anche nei confronti del datore di lavoro, che ha interesse allo svolgimento dell’attività lavorativa, quindi ha il diritto di controllare che la causa che impedisce lo svolgimento della prestazione esista davvero.

Il lavoratore può essere sanzionato, in relazione alla gravità del caso, anche con il licenziamento per giusta causa, a prescindere dalla presenza o meno dello stato di malattia. In ogni caso, le sanzioni disciplinari devono essere proporzionate al comportamento tenuto complessivamente dal lavoratore nel corso dell’intero rapporto di lavoro. Inoltre, bisogna tener conto di eventuali peculiarità collegate allo stato di salute del lavoratore.

Ad esempio, il licenziamento è considerato illegittimo se il lavoratore, affetto da depressione, si reca in spiaggia. In questo caso la breve assenza non rileva, in mancanza di altri elementi che ne evidenzino l’influenza negativa sia sullo stato di salute sia sull’assetto funzionale del rapporto di lavoro ; per di più, bisogna tener conto che alcune patologie trovano giovamento dagli spazi aperti e peggiorano per la permanenza al chiuso [11].

Il licenziamento è invece legittimo, se il lavoratore si assenta più volte alle visite domiciliari di controllo, perché ripete lo stesso comportamento rilevante sul piano disciplinare.

Esonero visita fiscale per malattia derivante da causa di servizio: elenco malattie

Abbiamo osservato che è esonerato dalla visita fiscale il dipendente con causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo a una menomazione ascritta alle prime 3 categorie della Tabella A allegata al decreto sul riordinamento delle pensioni di guerra, o a patologie rientranti nella Tabella E dello stesso decreto

 Tabella A Prima categoria:

  • La perdita dei quattro arti fino al limite della perdita totale delle due mani e dei due piedi insieme.
  • La perdita di tre arti fino al limite della perdita delle due mani e di un piede insieme.
  • La perdita di ambo gli arti superiori fino al limite della perdita totale delle due mani.
  • La perdita di due arti, superiore ed inferiore (disarticolazione o amputazione del braccio e della coscia).
  • La perdita totale di una mano e dei due piedi.
  • La perdita totale di una mano e di un piede.
  • La disarticolazione di un’anca; l’anchilosi completa della stessa, se unita a grave alterazione funzionale del ginocchio corrispondente.
  • La disarticolazione di un braccio o l’amputazione di esso all’altezza del collo chirurgico dell’omero.
  • L’amputazione di coscia o gamba a qualunque altezza, con moncone residuo improtesizzabile in modo assoluto e permanente.
  • La perdita di una coscia a qualunque altezza con moncone protesizzabile, ma con grave artrosi dell’anca, del ginocchio dell’arto superstite.
  • La perdita di ambo gli arti inferiori sino al limite della perdita totale dei piedi.
  • La perdita totale di tutte le dita delle mani ovvero la perdita totale dei due pollici e di altre sette o sei dita.
  • La perdita totale di un pollice e di altre otto dita delle mani, ovvero la perdita totale delle cinque dita di una mano e delle prime due dell’altra.
  • La perdita totale di sei dita delle mani compresi i pollici e gli indici o la perdita totale di otto dita delle mani compreso o non uno dei pollici.
  • Le distruzioni di ossa della faccia, specie dei mascellari e tutti gli altri esiti di lesioni grave della faccia e della bocca tali da determinare grave ostacolo alla masticazione e alla deglutizione sì da costringere a speciale alimentazione.
  • L’anchilosi temporo-mandibolare completa e permanente.
  • L’immobilità completa permanente del capo in flessione o in estensione, oppure la rigidita totale e permanente del rachide con notevole incurvamento.
  • Le alterazioni polmonari ed extra polmonari di natura tubercolare e tutte le altre infermità organiche e funzionali permanenti e gravi al punto da determinare una assoluta incapacità al lavoro proficuo.
  • Fibrosi polmonare diffusa con enfisema bolloso o stato bronchiectasico e cuore polmonare grave.
  • Cardiopatie organiche in stato di permanente scompenso o con grave e permanente insufficienza coronarica ecg. accertata.
  • Gli aneurismi dei grossi vasi arteriosi del collo e del tronco, quando, per sede, volume o grado di evoluzione determinano assoluta incapacità lavorativa.
  • Tumori maligni a rapida evoluzione.
  • La fistola gastrica, intestinale, epatica, pancreatica, splenica, rettovescica ribelle ad ogni cura e l’ano preternaturale.
  • Incontinenza delle feci grave e permanente da lesione organica.
  • Il diabete mellito ed il diabete insipido entrambi di notevole gravità.
  • Esiti di nefrectomia con grave compromissione permanente del rene superstite (iperazotemia, ipertensione e complicazioni cardiache) o tali da necessitare trattamento emodialitico protratto nel tempo.
  • Castrazione e perdita pressoché totale del pene.
  • Tutte le alterazioni delle facoltà mentali (sindrome schizofrenica, demenza paralitica, demenze traumatiche, demenza epilettica, distimie gravi, ecc.) che rendano l’individuo incapace a qualsiasi attività.
  • Le lesioni del sistema nervoso centrale; (encefalo e midollo spinale) con conseguenze gravi e permanenti di grado tale da apportare profondi e irreparabili perturbamenti alle funzioni più necessarie alla vita organica e sociale o da determinare incapacità a lavoro proficuo.
  • Sordità bilaterale organica assoluta e permanente accertata con esame audiometrico.
  • Sordità bilaterale organica assoluta e permanente quando si accompagni alla perdita o a disturbi gravi e permanenti della favella o a disturbi della sfera psichica e dell’equilibrio statico-dinamico.
  • Esiti di laringectomia totale.
  • Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo gli occhi che abbiano prodotto cecità bilaterale assoluta e permanente.
  • Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo gli occhi tali da ridurre l’acutezza visiva binoculare da 1/100 a meno di 150.
  • Le alterazioni organiche ed irreparabili di un occhio, che ne abbiano prodotto cecità assoluta e permanente con l’acutezza visiva dell’altro ridotta tra 1/50 e 3/50 della normale (vedansi avvertenze alle tabelle A e B-c).

Tabella A Seconda categoria

  • Le distruzioni di ossa della faccia, specie dei mascellari e tutti gli altri esiti di lesione grave della faccia stessa e della bocca tali da menomare notevolmente la masticazione, la deglutizione o la favella oppure da apportare evidenti deformità, nonostante la protesi.
  • L’anchilosi temporo-mandibolare incompleta, ma grave e permanente con notevole riduzione della funzione masticatoria.
  • L’artrite cronica che, per la molteplicità e l’importanza delle articolazioni colpite, abbia menomato gravemente la funzione di due o più arti.
  • La perdita di un braccio o avambraccio sopra il terzo inferiore.
  • La perdita totale delle cinque dita di una mano e di due delle ultime quattro dita dell’altra.
  • La perdita di una coscia a qualunque altezza.

L’amputazione medio tarsica o la sotto astragalica dei due piedi.

  • Anchilosi completa dell’anca o quella in flessione del ginocchio.
  • Le affezioni polmonari ed extra polmonari di natura tubercolare che per la loro gravità non siano tali da ascrivere alla prima categoria.
  • Le lesioni gravi e permanenti dell’apparato respiratorio o di altri apparati organici determinate dall’azione di gas nocivi.
  • Bronchite cronica diffusa con bronchiestasie ed enfisema di notevole grado.
  • Tutte le altre lesioni od affezioni organiche della laringe, della trachea che arrechino grave e permanente dissesto alla funzione respiratoria.
  • Cardiopatie con sintomi di scompenso di entità tali da non essere ascrivibili alla prima categoria.
  • Gli aneurismi dei grossi vasi arteriosi del tronco e del collo, quando per la loro gravità non debbano ascriversi alla prima categoria.
  • Le affezioni gastro-enteriche e delle ghiandole annesse con grave e permanente deperimento organico.
  • Stenosi esofagee di alto grado, con deperimento organico.
  • La perdita della lingua.
  • Le lesioni o affezioni gravi e permanenti dell’apparato urinario salvo, che per la loro entità, non siano ascrivibili alla categoria superiore.
  • Le affezioni gravi e permanenti degli organi emopoietici.
  • Ipoacusia bilaterale superiore al 90% con voce di conversazione gridata ad concham senza affezioni purulente dell’orecchio medio.
  • Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo gli occhi tali da ridurre l’acutezza visiva binoculare tra i 1/50 e 3/50 della normale.
  • Castrazione o perdita pressoché totale del pene.
  • Le paralisi permanenti sia di origine centrale che periferica interessanti i muscoli o gruppi muscolari che presiedono a funzioni essenziali della vita e che, per i caratteri e la durata, si giudichino inguaribili.

Tabella A Terza categoria

  • La perdita totale di una mano o delle sue cinque dita, ovvero la perdita totale di cinque dita tra le mani compresi i due pollici.
  • La perdita totale del pollice e dell’indice delle due mani.
  • La perdita totale di ambo gli indici e di altre cinque dita fra le mani che non siano i pollici.
  • La perdita totale di un pollice insieme con quella di un indice e di altre quattro dita fra le mani con integrità dell’altro pollice.
  • La perdita di una gamba sopra il terzo inferiore.
  • L’amputazione tarso-metatarsica dei due piedi.
  • L’anchilosi totale di una spalla in posizione viziata e non parallela all’asse del corpo.
  • Labirintiti e labirintosi con stato vertiginoso grave e permanente.
  • La perdita o i disturbi gravi della favella.
  • L’epilessia con manifestazioni frequenti.
  • Le alterazioni organiche e irreparabili di un occhio, che abbiano prodotto cecità assoluta e permanente, con l’acutezza visiva dell’altro ridotta tra 4/50 e 1/10 della normale.

Tabella E

A)

1) Alterazioni organiche e irreparabili di ambo gli occhi che abbiano prodotto cecità bilaterale assoluta e permanente.

2) Perdita anatomica o funzionale di quattro arti fino al limite della perdita totale delle due mani e dei piedi insieme.

3) Lesioni del sistema nervoso centrale (encefalo e midollo spinale) che abbiano prodotto paralisi totale dei due arti inferiori e paralisi della vescica e del retto (paraplegici rettovescicali).

4) Alterazioni delle facoltà mentali tali da richiedere trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza nelle strutture ospedaliere pubbliche o convenzionate.

A-bis)

1) La perdita di ambo gli arti superiori fino al limite della perdita delle due mani.

2) La disarticolazione di ambo le cosce o l’amputazione di esse con la impossibilità assoluta e permanente dell’applicazione di apparecchio di protesi.

B)

1) Lesioni del sistema nervoso centrale (encefalo e midollo spinale), con conseguenze gravi e permanenti di grado tale da apportare, isolatamente o nel loro complesso, profondi ed irreparabili perturbamenti alla vita organica e sociale.

2) Tubercolosi o altre infermità gravi al punto da determinare una assoluta e permanente incapacità a qualsiasi attività fisica e da rendere necessaria la continua o quasi continua degenza a letto.

C)

1) Perdita di un arto superiore e di un arto inferiore dello stesso lato sopra il terzo inferiore rispettivamente del braccio e della coscia con impossibilità dell’applicazione dell’apparecchio di protesi.

D)

1) Amputazione di ambo le cosce a qualsiasi altezza.

E)

1) Alterazioni organiche ed irreparabili di ambo gli occhi tali da ridurre l’acutezza visiva binoculare da 1/100 a meno di 1/50 della normale.

2) Perdita di un arto super. e di uno infer. sopra il terzo infer. rispettivamente del braccio e della coscia.

3) Perdita di dieci oppure di nove dita delle mani compresi i pollici.

4) Perdita di ambo gli arti inferiori di cui uno sopra il terzo inferiore della coscia e l’altro sopra il terzo inferiore della gamba.

5) Alterazioni delle facoltà mentali che richiedono trattamenti sanitari obbligatori non in condizioni di degenza nelle strutture ospedaliere pubbliche o convenzionate o che abbiano richiesto trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera, cessati ai sensi della legge n. 180 del 13 maggio 1978, sempreché tali alterazioni apportino profondi perturbamenti alla vita organica e sociale.

F)

1) Perdita totale di una mano e dei due piedi insieme.

2) Perdita di due arti, uno superiore e l’altro inferiore, amputati rispettivamente al terzo inferiore del braccio e al terzo inferiore della gamba.

3) Perdita di due arti, uno superiore e l’altro inferiore, amputati rispettivamente al terzo inferiore dell’avambraccio e al terzo inferiore della coscia.

4) Perdita di ambo gli arti inferiori di cui uno sopra al terzo inferiore della coscia e l’altro al terzo inferiore della gamba.

5) Perdita di ambo gli arti inferiori di cui uno al terzo inferiore della coscia e l’altro fino al terzo inferiore della gamba.

6) Perdita delle due gambe a qualsiasi altezza.

7) Alterazioni delle facoltà mentali che apportino profondi perturbamenti alla vita organica e sociale.

8) Tubercolosi o altre infermità gravi al punto da determinare una assoluta e permanente incapacità a qualsiasi attività fisica, ma non tale da richiedere la continua o quasi continua degenza a letto.

G)

1) Perdita dei due piedi o di un piede e di una mano insieme.

2) La disarticolazione di un’anca.

3) Tutte le alterazioni delle facoltà mentali (schizofrenia e sindromi schizofreniche, demenza paralitica, demenze traumatiche, demenza epilettica, distimie gravi, ecc.) che rendano l’individuo incapace a qualsiasi attività.

4) Tubercolosi grave al punto da determinare una assoluta incapacità a proficuo lavoro.

H)

1) Castrazione e perdita pressoché totale del pene.

2) La fistola gastrica, intestinale, epatica, pancreatica, splenica, retto vescicale ribelle ad ogni cura e l’ano preternaturale.

3) Sordità bilaterale organica assoluta e permanente quando si accompagni alla perdita o a disturbi gravi e permanenti della favella o a disturbi della sfera psichica e dell’equilibrio statico-dinamico.

4) Cardiopatie organiche in stato di permanente scompenso con grave e permanente insufficienza coronarica ecg accertata o gravi al punto da richiedere l’applicazione di pace-maker o il trattamento con by-pass o la sostituzione valvolare.

5) Anchilosi completa di un’anca se unita a grave alterazione funzionale del ginocchio corrispondente

note

Note

 [1] Dpcm 206/2017.

[2] D.lgs. 75/2017

[3] Inps circ.95/2016.

[4] Dpr. N.834/1981.

[5] Inps Mess. n.4752/2015.

[6] Inps Circ. n. 183/1984.

[7] Cass. sent. n. 3921 del 20.02.2007.

[8] Inps Circ. n. 183/1984.

[9] Cass. sent. n. 3921 del 20.02.2007.

[10] Inps Mess. n.3265/2017.

[11] Cass. 21 ottobre 2010 n. 21621.

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4 Commenti

  1. La legge non è uguale per tutti carabinieri forze dell’ordine guardie carcerarie poliziotti ecc non riesco a capire il motivo conosco tante di queste persone che stando in malattia svolgono altre attività. L Italia non crescerà mai …ci rimettono sempre gli onesti lavoratori

  2. Mio marito è in malattia dalla fine di agosto xché si è tagliato in modo abbastanza serio (circa 60 punti di sutura) le dita della mano destra, non è una malattia che lo obliga a restare a letto quindi ho chiesto al medico se poteva usufruire dell’esenzione E…la risposta è stata semplicemente che non sapeva nemmeno cos’era e non sapeva dove metterla nel modulo telematico che deve trasmettere all’Inps. A questo punto mi domando ma chi ha l’obbligo di informare su queste “mormative” (che x altro cambiano come io mi cambio i calzini) se nemmeno chi é del mestiere non ne sa niente?

  3. Secondo me i dipendenti pubbici sono additati come se fossero gli unici imbroglioni del Paese. Piuttosto andrebbero curate e punite altre forme di furbetti, per esempio la presenza a lavoro non sempre significa sempre fare il proprio dovere e lí dove sono i controlli?

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