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Assegnazione della casa coniugale alla moglie anche se intestata al marito

13 Settembre 2012
Assegnazione della casa coniugale alla moglie anche se intestata al marito

Casa coniugale assegnata alla moglie anche se intestata al marito ma pagata anche con i soldi di lei.

Anche se acquistati durante il matrimonio, è possibile non far ricadere gli immobili nella comunione; tuttavia, la casa intestata al marito, ma pagata anche coi soldi della moglie, entra ugualmente nella comunione legale e, pertanto, allo scioglimento del matrimonio, può essere assegnata alla donna.

In un recente caso, il tribunale di Roma [1] ha riconosciuto la natura simulatoria dell’atto con cui il marito, durante il matrimonio, aveva acquistato e intestato a sé una casa.

Forse ciò era avvenuto solo per un’utilità fiscale della coppia: in questo modo, infatti, un ulteriore immobile eventualmente acquistato dalla donna avrebbe usufruito delle agevolazioni “prima casa”.

La donna, tuttavia, aveva saputo cautelarsi e aveva fatto firmare all’ex marito, all’atto dell’acquisto, una controdichiarazione nella quale quest’ultimo ammetteva che l’immobile era stato pagato anche coi soldi della moglie.

Fatto sta che, durante il giudizio di separazione tra i due, la donna ha prodotto tale controdichiarazione: essa, di fatto, dimostrava chiaramente l’intento simulatorio dell’atto pubblico di acquisto della casa.  Pertanto il giudice ha ritenuto che detto appartamento dovesse rientrare nella comunione e, come tale lo ha assegnato alla donna (come molto spesso succede).

Se l’uomo avesse voluto rivendicare la proprietà dell’immobile doveva dimostrare che esso non rientrava nella comunione.

Ricordiamo quali sono i casi in cui i beni non rientrano nella comunione e quindi sono da considerarsi beni personali [2]:

a) i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento (per es. servitù di passaggio);

b) i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nell’atto di donazione o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione;

c) i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori;

d) i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge, tranne quelli destinati alla conduzione di una azienda facente parte della comunione;

e) i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;

f) i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o col loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto.

È possibile infine escludere dalla comunione gli immobili (per es.: case o terreni) o i mobili registrati (per es.: barche e automobili), anche se acquistati dopo il matrimonio, purché ricorrano tali condizioni:

– quando tale esclusione risulti dall’atto di acquisto

– nell’atto d’acquisto deve comunque partecipare anche l’altro coniuge.

– purché ricorrano le condizioni sopra elencate alle lettere c), d) ed f).

Per esempio, sarà possibile acquistare un ufficio, per uso professionale, e non farlo rientrare nella comunione, purché nell’atto di acquisto si specifichi ciò e nell’atto partecipi anche l’altro coniuge.

 

 


note

[1] Trib. Roma sent. 12867/2012.

[2] Art. 179 cod. civ.


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