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False accuse di stalking: cosa rischio?

2 febbraio 2017


False accuse di stalking: cosa rischio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 febbraio 2017



Più colleghi dichiarano di avermi visto molestare sessualmente una collega che conferma tutto. Le loro testimonianze che conseguenze possono produrre?

Il punto toccato dal lettore è quello relativo alle sanzioni disciplinari che un qualsiasi datore di lavoro ha il diritto di infliggere ai propri dipendenti, qualora questi commettano infrazioni o facciano qualcosa che può arrecare danno all’azienda.

In primis bisogna puntualizzare cosa siano le infrazioni e quando queste siano rilevanti nell’ottica di un procedimento disciplinare. Le infrazioni che possono portare ad una sanzione sono solo quelle predeterminate o dal Ccnl applicabile o da un eventuale contratto collettivo aziendale, o (raro) anche dal contratto individuale di lavoro. Ad esempio, uno screzio o un battibecco tra colleghi sicuramente non è una infrazione rilevante a meno che la litigata in qualche modo possa oggettivamente compromettere il lavoro. E qui si tocca il punto più importante e, cioè, l’oggettività del fatto contestato come addebito disciplinare. In altre parole, l’infrazione deve sempre consistere in un fatto preciso e non può mai essere un’opinione, un punto di vista, un giudizio, un’interpretazione e così via. Affinché il procedimento disciplinare sia legittimo, il fatto oggetto della contestazione deve essere individuato con la massima precisione e debitamente circostanziato sia in termini di tempo che di luogo. Se non c’è nulla di concreto, giocoforza anche le testimonianze non potranno essere precise come impone la legge. È estremamente difficile per chiunque essere accurato e circostanziato quando si descrive qualcosa di inventato o di non completamente vero.

Il lettore parla della possibilità che dei colleghi lo accisino di molestie sessuali (stalking). Il discorso, sebbene stia toccando un punto molto delicato e oggigiorno molto “sensibile” non cambia. Il datore di lavoro non può accusarlo di nulla senza prove oggettive e, in questo caso, solo un video potrebbe essere un elemento decisivo. La mancanza di questo video o, quantomeno, di eventuali registrazioni dovrebbe dissuadere l’azienda dal procedere nei suoi confronti. Qualora, viceversa, l’azienda dovesse comunque procedere e far pervenire al lettore una lettera di contestazione, egli dovrà senz’altro opporsi e contestare a sua volta gli addebiti, adducendo, se del caso, testimoni a proprio favore. Ma, ancora una volta, senza “prove schiaccianti” e solo per delle voci di qualche collega, un qualsiasi datore di lavoro non può prendersi la responsabilità di contestare fatti di questa portata. Solo se la collega dovesse denunciare il lettore presso la Polizia o i Carabinieri la cosa assumerebbe una rilevanza spiacevole e del tutto diversa. Solo la donna interessata avrebbe interesse a denunciarlo (per stalking), non eventuali terzi come i colleghi, senza la partecipazione della medesima. A questo punto, peraltro, il problema non sarebbe più limitato all’ambito lavorativo ma diventerebbe di carattere penale, con tutti gli annessi e connessi che questo potrebbe comportare. Quindi, per concludere la nostra breve disamina, se il lettore non ha fatto nulla di grave, non deve preoccuparsi eccessivamente. Il numero degli eventuali testimoni contro di lui non è rilevante. Nessun datore di lavoro e nessuna azienda prenderà mai in considerazione delle voci di corridoio, perché solo di quelle si tratta. Infatti, se ci fosse qualcosa di serio non dovrebbe preoccuparsi del suo datore di lavoro ma piuttosto, come detto, della denuncia penale che potrebbe piovergli addosso.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Ettore Pietro Silva

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