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Lo sai che? Furto bicicletta, cosa fare

Lo sai che? Pubblicato il 31 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 gennaio 2017

Cosa si rischia in caso di furto di bicicletta, dove denunciare, come prevenire ed evitare il pericolo dei ladri.

Cosa fare se mi hanno rubato la bicicletta?

Chi ruba una bicicletta rischia la reclusione fino a tre anni con la multa da 154 a 516 euro. Pertanto, il ciclista vittima del furto può denunciare la sottrazione alla polizia o ai carabinieri. La querela si può sporgere personalmente, senza bisogno di un avvocato: le autorità si limiteranno a raccogliere le dichiarazioni del proprietario e a redigere un verbale. Se il derubato non conosce il nome dei ladri, perché il furto è avvenuto di nascosto o mentre questi non era presente sul luogo, la denuncia andrà presentata «contro ignoti». Se, viceversa, si conosce il responsabile – e si hanno le prove di ciò che si afferma – la denuncia andrà effettuata indicando il nome e il cognome o gli altri elementi identificativi del ladro (ad esempio, il vicino di casa che abita al primo piano).

La querela verrà poi trasmessa alla Procura della Repubblica. Verosimilmente, nel caso di denuncia contro ignoti, il procedimento verrà archiviato in mancanza di elementi indiziari da cui iniziare le indagini; diversamente, verranno avviate le indagini contro il colpevole.

Cosa rischia chi ruba la bicicletta?

Come detto, chi ruba una bicicletta rischia la reclusione fino a massimo 3 anni e la multa da 154 a 516 euro. È prevista l’aggravante della pena – che sale da 1 a 6 anni di reclusione e la multa da 103 a 1.032 euro – se la bicicletta è esposta alla cosiddetta «pubblica fede», ossia viene lasciata dal proprietario senza particolari protezioni (quindi senza lucchetto o altri sistemi di ancoraggio) in un luogo pubblico, facendo leva sulla consuetudine sociale. Secondo una sentenza di ieri della Cassazione [3], l’aggravante in commento non scatta a carico di chi ruba una bici lasciata incustodita per strada: non si può infatti ritenere radicata l’abitudine di lasciare le due ruote senza una minima protezione (come, ad esempio, la catena al palo della luce o alla segnaletica stradale), specie in città.

L’aggravante dell’esposizione alla fede pubblica scatta invece quando il titolare lascia la bici al di fuori di un negozio ove ha urgenza di sbrigare una veloce commissione: la piccola incombenza della vita quotidiana non richiede, di norma, l’uso di particolari protezioni perché si ritiene – a torto o ragione – che, in pochi minuti, nessuno potrà rubare l’oggetto. Ma se ciò succede ugualmente, al ladro si applica l’aumento della pena.

Come riavere la bicicletta rubata?

Il problema principale delle biciclette è l’assenza di una targa ben visibile, come per le auto, circostanza che non le rende subito riconoscibili da parte delle forze dell’ordine. La questione quindi più importante è cercare di rendere facilmente distinguibile la propria bicicletta.

La prima cosa da fare, quando si acquista una bicicletta, è una fotografia e trascrivere in un posto sicuro il numero di telaio (di cui sono dotate gran parte delle bici) in modo da comunicarlo alle forze dell’ordine nel caso di furto o smarrimento. In tal modo chi verrà trovato in possesso di una bici molto simile alla nostra potrà essere oggetto di verifica (verifica che solo la polizia o i carabinieri possono fare e non il proprietario).

Di norma il numero di telaio si trova sotto la scatola del movimento centrale (dove c’è il perno su cui sono inserite le staffe). È impresso a fuoco ed in bassorilievo sulla scatola stessa, il che lo rende non raschiabile se non a rischio di indebolire e rovinare la scatola in maniera visibile. In ogni caso, l’abrasione o la manomissione del numero di telaio costituisce reato.

Qualcuno usa registrare la propria bicicletta in alcuni registri pubblici che si trovano su internet: si tratta, però, di servizi gestiti da società private, che non hanno alcuna valenza di «pubblica fede» – come la potrebbe avere un pubblico registro gestito da pubblici ufficiali, come il Pra per le auto – né di ritrovamento del mezzo.

In alcuni casi si usa comprare un adesivo indelebile, anch’esso disponibile su internet. In realtà, anche questo espediente è facilmente raggirabile dal ladro che potrebbe, con varie tecniche, eliminare l’adesivo o coprirlo.

Alcuni ciclisti fanno punzonare la propria data di nascita su 6 cifre oppure scrivono il numero di targa, con un pennarello indelebile, sotto la scatola del movimento.

note

[1] Art. 624 cod. pen.

[2] Art. 625 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 4200/17 del 30.01.2017.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 20 ottobre 2016 – 30 gennaio 2017, n. 4200
Presidente Romis – Relatore Bellini

Ritenuto in fatto

1. La Corte di Appello di Trento con la sentenza impugnata confermava la decisione del Tribunale di Rovereto che aveva riconosciuto R.L. colpevole del reato di furto di bicicletta, aggravato dalla esposizione del bene a pubblica fede e con il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e della circostanza dell’avere interamente risarcito il danno, prevalenti sulla contestata aggravante, lo condannava alla pena di mesi due giorni 20 di reclusione e Euro 200 di multa.
2. In relazione alla riconosciuta circostanza aggravante, riportava arresto giurisprudenziale del S.C., al quale riteneva di conformarsi, che riteneva integrata la esposizione a pubblica fede, nel caso di bicicletta lasciata sulla pubblica via, non già in virtù di un comportamento consuetudinario ed usuale, bensì in una condotta necessaria, giustificata dalla temporanea esigenza di accedere presso un pubblico esercizio per svolgere incombenze usuali.
2. Avverso la suddetta sentenza interponeva impugnazione la difesa del R. contestando la interpretazione fornita dal giudice di appello in ordine alla ricorrenza della suddetta circostanza aggravante. Da un lato rappresentava la giurisprudenza antecedente all’arresto giurisprudenziale richiamato dal giudice di appello, evidenziando che non poteva ritenersi conforme a consuetudine il comportamento del ciclista che lascia una bicicletta incustodita lungo la pubblica via senza dotarla di dispostivi di sicurezza, e dall’altra evidenziava come il giudice di appello avesse riportato un arresto giurisprudenziale senza calare il principio con esso affermato nella situazione concreta, atteso che un successivo intervento del S.C. aveva ritenuto non pertinente il richiamo alla necessità, in presenza di una sosta momentanea, qualora il proprietario avesse mantenuto il potere di vigilanza sul bene esposto all’esterno così da poterne controllare lo stato. Situazione questa del tutto assimilabile al caso in specie in cui il proprietario del mezzo si era fermato presso una tabaccheria uscendone dopo pochi minuti. Deduceva pertanto assoluta carenza motivazionale in punto a verifica dei risultati probatori emersi in primo grado e applicazione dei principi di diritto a questi relativi.

Considerato in diritto

1. Il ricorso deve essere rigettato.
2. Deve prendersi atto del fatto che la sentenza impugnata non presenta alcuno dei vizi dedotti dal ricorrente, atteso che l’articolata valutazione da parte dei giudici di merito degli elementi di fatto acquisiti al giudizio ha del tutto coerentemente condotto a valutare le circostanze del reato di furto in maniera del tutto aderente alle acquisizioni probatorie, sul presupposto che la persona offesa aveva lasciato la bicicletta incustodita per alcuni minuti e del fatto che la stessa venne rinvenuta soltanto a seguito dell’allarme dato dal proprietario una volta che la stessa era stata sottratta.
3. Sulla base degli elementi forniti dall’istruttoria deve escludersi poi che risulti controversa la circostanza di una sosta del velocipede talmente breve ovvero talmente prossima all’esercizio commerciale in cui la persona offesa si era introdotta, da escludere ab origine la esposizione a pubblica fede, residuando una possibilità di controllo da parte del proprietario.
4. Rimane quindi da affrontare la questione di diritto in ordine al fondamento della esposizione a pubblica fede della bicicletta e cioè se possa rilevare un profilo consuetudinario atto a giustificare l’abbandono del bene a pubblica fede, ovvero se riconoscere la vigenza della circostanza sul diverso profilo della necessità, intesa come esigenza di parcheggio del velocipede per una sosta momentanea.
5. Certamente deve escludersi che, sulla base di una valutazione della consuetudine nel lungo periodo, possa ritenersi una radicata abitudine del ciclista, quella di abbandonare, soprattutto nel perimetro cittadino, una bicicletta incustodita, per essere successivamente recuperata, ma semmai costituisce buona norma assicurarla con strumenti antifurto, in particolare vincolando la bicicletta a presidi inamovibili ovvero impedendo con lucchetti e catene il movimento dello sterzo o delle ruote (sez. IV, 22.9.2010, Catone, Rv. 248836).
6. Peraltro risulta al pari convincente e fondato il nuovo indirizzo giurisprudenziale (introdotto con sentenza sez. V, 28.9.2012, D Santis, Rv. 254381) il quale riconosce la sussistenza della circostanza aggravante al caso che ci occupa non già sulla base di una esposizione a pubblica fede fondata sulla consuetudine, quanto giustificata dalla necessità di una sosta momentanea per il disbrigo di incombenti consuetudinari, non accompagnata dalla possibilità ovvero dalla comune ragionevolezza di condurre con sé il mezzo in luogo protetto.
6.1 Invero nel caso in specie assume rilievo un significato di necessità che non si traduce in impellenza o soddisfacimento di un obbligo, quanto nella concreta esigenza di realizzare un interesse contingente con maggiore comodità o minore aggravio, sempre ché la sosta del bene, impiegato a servizio di tale esigenza, sia temporanea e commisurata alla durata della contingenza.
6.2 In conclusione deve riconoscersi la esposizione della bicicletta a pubblica fede quando, come nel caso in specie, il proprietario la collochi temporaneamente lungo la strada e si allontani per svolgere gli incombenti programmati o usuali per poi riprendere il possesso del mezzo di trasporto.
7. Il ricorso deve pertanto essere rigettato e il ricorrente deve essere condannato al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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